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DIAGNOSTICA Elenco
dei lavori disponibili
Ricerca della cocaetilene nei fluidi biologici: come e perchè
Letizia Antonilli e Paolo Nencini
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia e Servizio Speciale
Antidroga
Università di Roma "La Sapienza" e Policlinico Umberto
I
Introduzione
L'assunzione combinata di alcol e cocaina, comportamento di poliabuso
di sostanze psicoattive tra i più diffusi(1,2),
determina nell'organismo la formazione di un metabolita farmacologicamente
attivo detto cocaetilene (estere etilico della benzoilecgonina: Fig
1). Gli studi condotti sull'uomo, volti a riprodurre, attraverso
somministrazioni ripetute di cocaina ed alcol, l'usuale pattern d'abuso
di queste due sostanze, hanno contribuito a comprendere sul piano
farmacologico, gli elementi motivazionali che sono alla base di tale
poliabuso e il ruolo che la cocaetilene assume nel rinforzare tale
comportamento(3).
L'assunzione di etanolo in associazione con la cocaina non solo ne
prolunga e ne potenzia l'effetto euforizzante (high), ma produce anche
un'amplificata percezione di benessere psicofisico ("feel good")(4).
Inoltre l'etanolo attenua lo stato disforico (crash) generalmente
correlato con l'astinenza acuta da cocaina(5).
Mentre parte di questi effetti sono ascrivibili alle specifiche proprietà
farmacologiche dell'etanolo e alla loro interazione con quelle della
cocaina, recenti evidenze sperimentali indicano che la cocaetilene
contribuisce direttamente con la sua attività farmacologica
agli effetti precedentemente descritti(6,7).
Il meccanismo farmacologico della cocaetilene è qualitativamente
assimilabile a quello della cocaina nel bloccare il trasportatore
della dopamina determinando quindi un'aumento delle concentrazioni
extracellulari del mediatore in aree cerebrali di innervazione dopaminergica
ritenute importanti per l'espressione del comportamento d'abuso (nucleus
accumbens, ad esempio)(8,9).
La cocaetilene è invece molto meno attiva della cocaina sul
trasportatore della serotonina(10). Pertanto,
mancando i meccanismi serotoninergici inibitori, la cocaetilene potrebbe
indurre un maggior grado di euforia(11).
La cocaetilene ha una letalità maggiore della cocaina e gli
effetti cardiotossici sono superiori a quelli della cocaina stessa(12,13,14).
Una più ampia comprensione del ruolo farmacologico della cocaetilene
è derivato dalle acquisizioni concernenti la biotrasformazione
della cocaina in presenza di etanolo.

Fig.1 Trasformazione metabolica della cocaina
Effetti dell'etanolo sul metabolismo della cocaina
· formazione di cocaetilene
La rapida clearance della cocaina è in larga parte mediata
dall'idrolisi del gruppo metilestere con formazione della benzoilecgonina,
metabolita privo dell'attività psicoattiva posseduta dalla
molecola precursore. Questa reazione è catalizzata da una carbossilesterasi
aspecifica, con attività metilesterasica, identificata inizialmente
nel tessuto epatico umano(15) e successivamente
purificata e caratterizzata dal punto di vista biochimico(16).
Studi in vitro realizzati utilizzando l'enzima purificato da fegato
umano, hanno dimostrato che tale reazione, che avviene nella frazione
microsomiale, è saturabile ad opera della cocaina e dell'etanolo(17)
e che quest'ultimo inibisce l'attività metilesterasica dell'enzima,
diminuendo quindi l'idrolisi della cocaina a benzoilecgonina(18).
Inoltre in presenza di etanolo, la stessa carbossilesterasi catalizza
la etiltransesterificazione della cocaina a cocaetilene.
Studi in vivo sull'uomo realizzati mediante somministrazione combinata
di cocaina ed etanolo hanno portato alla definizione dei parametri
farmacocinetici della cocaetilene. I risultati di tali osservazioni
sperimentali relativi a elevati valori delle AUC e alla precoce comparsa
di picchi di concentrazione del metabolita in specifiche sedi tissutali,
quale quella epatica, renale e polmonare indicano che la formazione
della cocaetilene avviene prevalentemente in questi organi con successiva
distribuzione negli altri compartimenti tissutali(19).
In particolare, l'osservazione di una lenta eliminazione della cocaetilene
dal tessuto cerebrale(20) spiegherebbe
la prolungata azione euforizzante osservata in soggetti che abbiano
assunto alcool e cocaina.
La formazione e l'accumulo della cocaetilene nel fegato, invece, è
di potenziale interesse tossicologico. La cocaetilene, infatti, si
trasforma, attraverso un processo di N-demetilazione, in norcocaetilene,
molecola con elevata attività citotossica, come riportano osservazioni
sperimentali condotte su colture di epatociti di ratto e umani(21,22).
Concentrazioni plasmatiche di cocaetilene sono determinabili dopo
circa 90 minuti dalla assunzione di cocaina ed etanolo, la sua emivita
plasmatica è di circa 148 minuti, superiore quindi a quella
della cocaina che è di 83 minuti(5).
L'ipotesi che la formazione e l'accumulo di cocaetilene nell'organismo
determini sia una alterazione delle risposte soggettive alla cocaina,
sia una amplificazione dei suoi effetti tossici quando la droga viene
assunta in combinazione con l'alcool, è indirettamente confermata
dal fatto che la cocaetilene è stata identificata nelle urine,
nel sangue, nel tessuto cerebrale e nel fegato di individui deceduti
dopo esposizione acuta ad alcool e cocaina simultaneamente(23,24,25).
Inoltre la cocaetilene è stata riscontrata in campioni ematici
di pazienti in stato di intossicazione acuta in seguito a ingestione
di cocaina ed alcool(4,8,25).
Determinazione della cocaetilene nei liquidi biologici
· considerazioni sulle tecniche analitiche adottate
In considerazione del crescente interesse rivolto alla cocaetilene
per il suo potenziale contributo agli effetti tossici della cocaina,
appare evidente l'importanza di poter disporre di tecniche analitiche
dotate di un elevato grado di sensibilità, specificità
e riproducibilità per la determinazione di tale molecola nei
liquidi biologici.
A tal fine recentemente è stata messa a punto presso il nostro
Laboratorio una tecnica cromatografica su strato sottile ad alta risoluzione
(HPTLC) per la determinazione della cocaetilene nelle urine di pazienti
tossicodipendenti(26). La procedura analitica
è stata validata in termini di sensibilità, specificità,
riproducubilità e linearità di risposta attraverso il
confronto dei risultati ottenuti in HPTLC con quelli parallelamente
forniti dalla cromatografia liquida ad alta risoluzione ( HPLC).
Per apprezzare il contributo dell'HPTLC nell'ambito della determinazione
di farmaci e sostanze d'abuso e loro metaboliti nei liquidi biologici,
è utile rilevare il tipo di informazioni analitiche che tale
tecnica è in grado di fornire nonché la sua semplicità
operativa, l'ampia automazione e i ridotti costi di gestione che ne
permettono una utilizzazione routinaria nelle indagini tossicologiche.
Rispetto alla tradizionale cromatografia su strato sottile comunemente
conosciuta come TLC, la sua forma più attuale, l'HPTLC (high
performance thin layer chromatography) appunto, utilizza fasi
stazionarie caratterizzate da una granulometria estremamente ridotta
e da geometria delle particelle molto omogenea.
Queste caratteristiche innovative hanno privilegiato l'obiettivo primario
della separazione cromatografica, ovvero ottenere una risoluzione
completa di composti strettamente correlati (selettività) con
perdita minima della sensibilità dovuta a diffusione (efficienza).
Nel caso della tradizionale TLC la non omogeneità e le maggiori
dimensioni delle particelle costituenti la fase stazionaria determinano
ampie zone di diffusione sia nel punto di deposizione del campione
che nella zona di migrazione dell'analita separato. Tutto ciò
non può che influire negativamente sulla determinazione del
fattore di ritenzione (Rf) che in cromatografia su strato rappresenta
il parametro analitico di identificazione di una sostanza in riferimento
ad un suo standard.
Questi vantaggi, prodotti dalle caratteristiche intrinseche della
fase stazionaria, sono ancor più amplificati dalla possibilità
di poter depositare i campioni in bande di dimensioni ridotte e regolari
mediante un sistema automatico. La lastra viene quindi fatta sviluppare
in camera orizzontale e al termine della corsa cromatografica le sostanze
sono separate e concentrate in zone molto ridotte (bande). Il calcolo
dell'Rf in tal modo risulta essere estremamente accurato e riproducibile.
Inoltre la possibilità di collegare via software il sistema
cromatografico con un densitometro in grado di operare, in un ampio
intervallo di lunghezze d'onda, una scansione spettrofotometrica delle
sostanze separate, rende possibile la loro identificazione attraverso
un indice di correlazione tra lo spettro di assorbimento della sostanza
e quello del suo standard di riferimento, garantendo quindi un risultato
analitico altamente attendibile.
L'HPTLC, come del resto tutte le tecniche cromatografiche, richiede
una serie di operazioni preliminari volte ad isolare il composto (o
i composti) di interesse da altri componenti della matrice biologica.
Tali procedure estrattive devono garantire il massimo recupero e la
stabilità delle molecole da determinare.
Il problema della stabilità della cocaina e dei suoi metaboliti
nei fluidi biologici rappresenta un fattore preanalitico di rilevante
importanza legato alla possibilità che molecole con strutture
di esteri degli acidi carbossilici, come appunto la cocaina e la cocaetilene,
possano subire una idrolisi di tipo non enzimatico(27,28,29).
In ogni caso la concentrazione di cocaina in campioni ematici o urinari
può essere stabilizzata se gli stessi sono preventivamente
acidificati e trattati con gli inibitori delle pseudocolinesterasi,
come i composti organofosforici, o più semplicemente con fluoruro
di sodio (NaF) in ragione del 2%.
Per l'estrazione di tali molecole dalla matrice biologica attualmente
vengono utilizzati i sistemi in fase solida (SPE) che hanno in larga
misura sostituito la più tradizionale estrazione liquido-liquido
per una serie di molteplici ragioni. Intervengono qui considerazioni
riguardanti la diversa natura lipofila dei tre composti e la loro
diversa costante di dissociazione (pKa). La benzoilecgonina è
il composto che manifesta un maggiore carattere idrofilo, per la presenza
della funzione carbossilica, rispetto alla cocaina e alla cocaetilene
che sono chimicamente due esteri. I rispettivi pKa, infatti, risultano
essere: per la cocaina 8.60; per la cocaetilene 8.23 e per la benzoilecgonina
5.48. A causa della natura idrofilica della benzoilecgonina, l'estrazione
liquido-liquido richiederebbe per questa molecola l'impiego di alcol
al fine di aumentare l'efficienza estrattiva.
Tuttavia, se l'alcol da una parte migliora il recupero della benzoilecgonina,
dall'altra comporta la coestrazione di metaboliti endogeni tipicamente
presenti nelle urine. Questo si tradurrebbe in un aumento del chemical
backgroud noise che genera, in fase cromatografica, una serie
di segnali interferenti con notevole riduzione della sensibilità,
della riproducibilità e della risoluzione analitica(30).
Inoltre un altro aspetto sfavorevole e non meno importante dell'uso
di solventi alcolici è rappresentato dal fatto che tale uso
non porterebbe ad una elevata percentuale di estrazione delle altre
due molecole, cocaina e cocaetilene, che possiedono un carattere di
maggiore liposolubilità.
L'estrazione in fase solida, pertanto, rappresenta una valida alternativa
alla estrazione liquido-liquido in quanto l'estrazione degli analiti
avviene non solo sulla base della loro diversa solubilità in
un dato solvente estraente, ma anche sulla base di una selettiva interazione
con una fase stazionaria.
Il sistema in fase solida adottato, con soddisfacenti risultati, nel
presente studio utilizza una fase stazionaria definita mixed-phase,
costituita da materiale non polare (octadecilsilice C18)
coniugato con uno scambiatore cationico forte. Gli analiti, pertanto,
vengono fortemente trattenuti dal sorbente per una combinazione di
interazioni coulombiane e idrofobiche; segue, quindi, una serie di
procedure di lavaggio con solventi acquosi ed inorganici. In particolare,
il campione biologico, portato a pH 6, è applicato alla colonna,
precedentemente condizionata. La fase stazionaria, come già
detto, contiene sia gruppi funzionali idrofobici (C18)
che gruppi a scambio cationico. In simili condizioni, composti con
caratteristiche di acidi e basi deboli sono trattenuti dalle funzioni
idrofobiche, mentre le basi protonate interagiscono con i gruppi a
scambio cationico. Dopo il lavaggio con acqua e acidificazione con
acidi diluiti (acido cloridrico, acido acetico, ecc.), l'eluizione
differenziale degli analiti può essere realizzata con miscele
di solventi organici, quali acetone:cloroformio (1:1) per la frazione
acido-neutra, seguita da etilacetato, addizionato con ammoniaca, per
la frazione basica. L'estrazione in fase solida con sorbenti mixed-phase
ha portato ad un notevole miglioramento del clean-up del campione
prima dell'analisi cromatografica ed inoltre le condizioni di moderato
pH utilizzato hanno ridotto notevolmente il processo di idrolisi chimica
della cocaina.
Obiettivo dello studio
Alla luce di quanto detto ci siamo posti l'obiettivo di introdurre
nel protocollo delle indagini tossicologiche svolte dal nostro Laboratorio
di Analisi, un metodo analitico versatile, specifico e sensibile,
mirato alla identificazione della cocaetilene nei campioni urinari
già risultati positivi al preliminare test immunochimico della
cocaina. A tal fine sono stati valutati e confrontati i parametri
analitici di base quali sensibilità, specificità, riproducibilità,
linearità di risposta e accuratezza, relativamente a due tecniche
di tipo cromatografico: la cromatografia su strato sottile ad alta
risoluzione (HPTLC) e la cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC).
Quindi, sono stati confrontati i risultati relativi ai valori di concentrazione
urinaria di cocaina, cocaetilene e benzoilecgonina ottenuti mediante
le due diverse applicazioni cromatografiche. Inoltre è stata
calcolata l'efficienza, in termini di recupero quantitativo, del sistema
di estrazione degli analiti dalla matrice biologica. Le varie fasi
della validazione delle due procedure analitiche sono descritte in
dettaglio nella successiva parte sperimentale.
Parte sperimentale
- Raccolta dei campioni
I campioni urinari di sedici pazienti tossicodipendenti ricoverati
presso il Policlinico Umberto I sono stati sottoposti ad un preliminare
screening analitico mediante metodo imunoenzimaico (EMIT d.a.u.
Syva, San Josè, CA, USA) per valutare la presenza di morfinici,
metadone, cocaina, amfetamine, benzodiazepine e barbiturici. I campioni
risultati positivi per la presenza dei metaboliti della cocaina
sono stati quindi addizionati con NaF al 2% e conservati a - 20
°C sino alla successiva analisi in HPTLC e HPLC.
- Estrazione
I campioni biologici sono stati sottoposti ad estrazione in fase
solida utilizzando colonne LiChrolut TSC (Merck, Darmstad, Germany)
secondo la procedura descritta da Clauwaert (30). Le colonne sono
state inizialmente condizionate con metanolo (2x1 ml) e successivamente
con tampone fosfato di potassio 0.1 M a pH 6.0. Quindi si è
applicato il campione e si è proceduto al lavaggio, applicando
in successione acqua, acido cloridrico 0.1 M, metanolo e acetonitrile
al fine di allontanare gli interferenti della matrice. Infine gli
analiti sono stati eluiti con una miscela di diclorometano:2-propanolo:ammoniaca
al 25% nelle proporzioni rispettive di 80:20:2. L'eluato è
stato evaporato sotto corrente di azoto a 37°C. Il residuo dell'evaporazione
è stato ripreso in metanolo e sottoposto ad analisi in HPTLC
ed HPLC come successivamente descritto.
- Cromatografia su strato sottile ad alta risoluzione (HPTLC)
I campioni sono stati seminati su lastre di HPTLC 10x10 cm di gel
di Silice 60F254 (Merck) mediante depositore automatico Linomat
IV (CAMAG). Lo schema di semina normalmente adottato ha previsto
la deposizione sulla lastra cromatografica di una miscela di tre
standard: cocaina, benzoilecgonina, cocaetilene, in un intervallo
di concentrazione compreso tra 10-500 ng al fine di realizzare una
curva di calibrazione per ciascun composto.
La separazione cromatografica è stata realizzata in una camera
orizzontale, previa saturazione della stessa, utilizzando come fase
mobile (31) una miscela di esano:toluene:dietilammina (65: 20: 5).
Il cromatogramma è stato quindi sottoposto a scansione densitometrica
in assorbanza- riflettanza a 234 nm. La valutazione quantitativa
è stata realizzata attraverso una retta di regressione costruita
correlando le altezze o le aree dei picchi degli standard con le
loro concentrazioni.
L'identificazione delle sostanze separate è stata realizzata
sia attraverso il calcolo del fattore di ritenzione (Rf) che mediante
l'analisi dello spettro di assorbimento, nell'intervallo di lunghezze
d'onda compreso tra 180 e 400 nm, e il confronto dello stesso con
quello degli standard di cocaina, cocaetilene e benzoilecgonina.
L'indice di correlazione spettrale calcolato ha fornito il grado
di identità attribuibile a ciascuna sostanza separata. I
dati soso stati processati e memorizzati mediante un appropriato
software di gestione analitica (Cats3, versione 3.20 Camag).
- Cromatografia liquida ad alta risoluzione ( HPLC )
L'analisi HPLC è stata condotta con un sistema analitico
Merck-Hitachi. La separazione di cocaina, benzoilecgonina e cocaetilene
è stata realizzata su colonna LiChrospher 100 RP-18 (5mm)
Merck in condizioni di gradiente lineare(30).
La fase mobile, rappresentata dagli eluenti A e B costituiti rispettivamente
da acqua:metanolo:acetonotrile (80:10:10) e da metanolo:acetonitrile:acqua
(40:40:20), è stata applicata alla colonna ad un flusso di
1 ml/min.
L'eluato è stato monitorato a 235 nm mediante un detector
UV-diode array e gli spettri sono stati raccolti nell'ambito di
lunghezza d'onda compreso tra 220 e 400 nm. L'identità di
ciascun composto è stato stabilito per confronto dei tempi
di ritenzione (RT) e degli spettri di assorbimento dei campioni
con quelli ottenuti dopo iniezione degli standards, compresi in
un intervallo di concentrazione tra 25 e 5000 ng/ml. La valutazione
quantitativa è stata realizzata attraverso una retta di regressione
costruita correlando le altezze o le aree dei picchi degli standard
con le loro concentrazioni.
Risultati
Lo screening immunoenzimatico ha indicato la presenza di metaboliti
della cocaina in 16 campioni urinari. La identificazione e la determinazione
quantitativa della benzoilecgonina, cocaina e cocaetilene in tali
campioni è stata effettuata parallelamente mediante HPTLC e
HPLC. I risultati analitici ottenuti sono stati confrontati per quanto
riguarda sensibilità, linearità, precisione e accuratezza.
- HPTLC
L'analisi cromatografica su strato sottile ad alta risoluzione,
condotta secondo le condizioni precedentemente descritte, ha portato
ad una efficiente separazione della cocaina, benzoilecgonina e cocaetilene
con valori di Rf rispettivamente pari a 0.02, 0.36, e 0.44. Il limite
di sensibilità è risultato essere pari a 0.5 e 1.0
µg/ml per ciascun composto. Le curve di calibrazione sono
apparse lineari nell'intervallo compreso tra 10 e 500 ng con un
cofficiente di correlazione pari a 0.9995. L'analisi spettrale delle
sostanze separate e dei relativi standard di riferimento ha fornito
un coefficiente di correlazione pari a 0,9998 a conferma della assoluta
identità di ciascun analita. La purezza dei profili spettrali,
inoltre, indica il soddisfacente clean up del campione ottenuto
con il sistema di estrazione precedentemente descritto.
- HPLC
L'analisi effettuata mediante cromatografia liquida ha condotto
ad una efficiente separazione della cocaina, della benzoilecgonina
e della cocaetilene con valori di RT rispettivamente pari a 8.48,
14.8 e 17.01 minuti. Le curve di calibrazione dei tre composti sono
risultati essere nell'intervallo di concentrazione compreso tra
25 e 5000 ng/ml. Il limite di sensibilità corrispondeva a
0.1 µg/ml.
- Confronto tra HPTLC e HPLC
Le concentrazioni urinarie della cocaina, cocaetilene e benzoilecgonina
ottenute mediante le due metodiche cromatografiche sono riportate
in tabella 1. L'analisi della regressione lineare
di tali risultati indica un'eccellente correlazione tra le due tecniche
analitiche con valori di r (coefficiente di correlazione) pari a
0.99, 0.92 e 0.99, per benzoilecgonina, cocaetilene e cocaina, rispettivamente.
Conclusioni
I risultati ottenuti dalle nostre osservazioni hanno evidenziato la
possibilità di poter introdurre nell'abituale "screening"
di indagine tossicologica eseguito dal nostro Servizio un test analitico
di tipo cromatografico per l'identificazione e la determinazione della
cocaetilene nei campioni biologici.
Sia la cromatografia su strato sottile ad alta risoluzione (HPTLC)
sia la cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC) soddisfano pienamente
i criteri di semplicità operativa, riproducibilità,
sensibilità e specificità richiesti per le determinazioni
analitiche di interesse clinico-tossicologico.
Le differenze nei limiti di sensibilità delle due metodiche,
corrispondenti a 1.0 µg/ml per l'HPTLC e 0.1µg/ml per
l'HPLC, suggeriscono l'opportunità di riservare all'HPLC una
scelta elettiva in tutti i casi in cui l'indagine analitica riguardi
la determinazione di basse concentrazioni di cocaetilene, ad esempio
in studi farmacocinetici dove può interessare l'andamento delle
concentrazioni plasmatiche di cocaetilene anche durante la fase di
eliminazione della sostanza o quando si ricerchino tracce della stessa.
Nei casi in cui la cocaetilene è presente a concentrazioni
maggiori, come ad esempio nei campioni urinari, l'HPTLC può
essere vantaggiosamente utilizzato, offrendo il vantaggio di una riduzione
dei tempi di analisi. Ciò è dovuto al fatto che nel
caso dell'HPTLC non sono previste le fasi di rigenerazione e condizionamento
della colonna analitica e nel contempo vengono assicurate le condizioni
di specificità, caratteristica intrinseca del sistema di rivelazione
UV-diode array.
Questa evenienza è particolarmente vantaggiosa quando l'indagine
tossicologica è finalizzata, come nel caso della determinazione
della cocaetilene, alla ricerca di metaboliti delle "droghe d'abuso"
che altrimenti non potrebbero essere identificati con le usuali tecniche
immunochimiche a causa del limite di cross-reactivity di queste ultime.
L'introduzione della determinazione della cocaetilene nel protocollo
analitico di un laboratorio chimico-tossicologico ha un evidente interesse
sul piano clinico. Infatti, la presenza nei campioni biologici del
suddetto metabolita rappresenta un "marker" analitico-diagnostico
estremamente utile nell'evidenziare, in soggetti che assumono cocaina,
la concomitante assunzione di alcool, comportamento questo assai diffuso
di "poliabuso" di sostanze psicoattive.
Un ulteriore ragione d'interesse nello sviluppo di metodiche semplici
ed efficienti di determinazione della cocaetilene deriva dalla proposta
di utilizzare la cocaetilene come farmaco anticraving nel cocainismo(3,32)
In tal caso l'accertamento della compliance al trattamento terapeutico
richiede una metodica che permetta la discriminazione tra cocaina
e cocaetilene, obiettivo non conseguito dalle metodiche di screening
attualmente in uso.
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Tabella 1: Concentrazioni di benzoilecgonina,
cocaina e cocaetilene in campioni urinari risultati positivi allo
screening immunoenzimatico.
|
Concentrazioni (µg ml-1)
|
|
N° pazienti.
|
BE
|
CO
|
CE
|
|
|
HPTLC
|
HPLC
|
HPTLC
|
HPLC
|
HPTLC
|
HPLC
|
|
1
|
7.03
|
6.68
|
1.53
|
1.46
|
1.72
|
1.58
|
|
2
|
7.15
|
6.94
|
8.7
|
8.42
|
10.89
|
10.54
|
|
3
|
4.15
|
3.97
|
< 1.0
|
0.04
|
< 1.0
|
< 0.1
|
|
4
|
1.87
|
1.93
|
< 1.0
|
< 0.2
|
< 1.0
|
< 0.1
|
|
5
|
1.91
|
1.72
|
1.59
|
1.47
|
1.62
|
1.56
|
|
6
|
1.68
|
1.75
|
< 1.0
|
< 0.2
|
1.51
|
1.44
|
|
7
|
1.79
|
1.95
|
1.32
|
1.25
|
< 1.0
|
< 0.1
|
|
8
|
2.58
|
2.35
|
1.18
|
1.26
|
< 1.0
|
< 0.1
|
|
9
|
3.48
|
3.56
|
1.87
|
1.85
|
1.95
|
1.87
|
|
10
|
2.54
|
2.36
|
1.05
|
0.92
|
< 1.0
|
0.32
|
|
11
|
5.92
|
5.74
|
1.29
|
1.21
|
3.85
|
3.71
|
|
12
|
2.85
|
3.28
|
2.3
|
1.25
|
< 1.0
|
< 0.1
|
|
13
|
9.32
|
8.58
|
< 1.0
|
0.52
|
< 1.0
|
< 0.1
|
|
14
|
11.45
|
12.38
|
4.25
|
4.36
|
5.14
|
6.25
|
|
15
|
4.12
|
4.36
|
< 1.0
|
0.89
|
2.68
|
2.85
|
|
16
|
7.89
|
8.56
|
1.15
|
1.02
|
< 1.0
|
< 0.1
|
|
Media±
|
4.73
|
4.75
|
2.36
|
1.85
|
3.67
|
3.31
|
|
SD
|
± 3.03
|
± 3.12
|
± 2.29
|
± 2.12
|
± 3.18
|
± 3.23
|
|
r
|
0.99
|
0.92
|
0.99
|
Abbreviazioni usate: Be = benzoilecgonina, CO =
cocaina, CE = cocaetilene
r = coefficiente di correlazione
|
 |