 |
HOME
NOVITA' DALLA LETTERATURA Elenco
dei lavori disponibili
MDMA e dopamina: una inaspettata ritrattazione
Marco Borghesan e Luana Oddi
Scuola di Specializzazione in Tossicologia Medica
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Università di Roma "La Sapienza"
La 3,4-metilendiossimetamfetamina (MDMA; ecstasy) è
un derivato della metamfetamina ed è strutturalmente correlato
all’allucinogeno mescalina. È oggi universalmente accettato
che la sostanza agisca, a livello del sistema nervoso centrale, determinando
il rilascio di serotonina (5-HT) e, quindi, causando deplezione delle
vescicole contenenti il neurotrasmettitore(1).
Per somministrazione cronica, l’azione depletiva dell’MDMA
si trasforma in una lesione morfologicamente accertabile delle terminazioni
serotoninergiche la cui reversibilità è attualmente oggetto
di dibattito. Parimenti oggetto di dibattito è la possibilità
che alcuni deficit psico-comportamentali osservati negli abusatori cronici
di MDMA siano conseguenti a tali lesioni (http://www.droga.it/sistematica/nencini/index.htm).
Studi di microdialisi in vivo e studi in vitro che utilizzavano sezioni
di tessuto cerebrale hanno dimostrato che l’MDMA è in grado
di determinare un incremento nel rilascio anche di dopamina (DA) a livello
dei nuclei caudato e accumbens(2-4).
Gli studi effettuati su animali (topi e ratti) hanno confermato che
la somministrazione di MDMA produce un iniziale incremento di DA seguito
a distanza di poche ore dal decremento del neurotrasmettitore e dei
sui metaboliti acido omovanillico (HVA) e acido 3,4-diidrossifenilacetico
(DOPAC)(5).
Nessuno era però stato in grado di osservare lesioni delle terminazioni
dopaminergiche in primati non umani. Come riportato precedentemente
in questo sito (http://www.droga.it/letteratura/2003073101/index.htm)
grande interesse, pertanto, si è sviluppato intorno ad uno studio
pubblicato su Science nel 2002 in cui George Ricaurte e collaboratori(6)
affermavano di aver osservato in due differenti specie di scimmie tramite
somministrazione di MDMA alla dose di 2 mg/kg in tre somministrazioni
ripetute ad intervalli di tre ore, una neurotossicità di tipo
dopaminergico clinicamente evidente e confermata da studi biochimici
(riduzione del DOPAC e del carrier della dopamina) ed autoradiografici
(riduzione delle terminazioni assonali dopaminergiche e reazione proliferative
della glia adiacente).
La seguente ritrattazione(7), nel 2003,
ha acceso ulteriormente il dibattito: Ricaurte e collaboratori hanno
ammesso di aver commesso un errore nell’etichettatura della boccetta
contenente la sostanza. Convinti di somministrare MDMA, essi avevano
invece utilizzato metamfetamina (speed) la cui neurotossicità
dopamino-mediata è da tempo comprovata. Gli autori, pur ammettendo
che i successivi tentativi di riprodurre i dati sperimentali dello studio
originale si erano rivelati infruttuosi, sostenevano l’ipotesi
che tale neurotossicità si sarebbe potuta evidenziare a dosaggi
differenti da quelli da loro testati.
La principale critica che è stata mossa a coloro che sostengono
la possibile neurotossicità dopamino-mediata dell’MDMA
è che se questa fosse reale ci dovremmo trovare di fronte a migliaia
di casi di morbo di Parkinson tra i giovani utilizzatori(8)
mentre al contrario la letteratura internazionale riporta solo pochi
casi di Parkinson insorti in abusatori della sostanza(9-11).
In realtà, sebbene i casi di Parkinson conclamato risultino effettivamente
rari, il gruppo di Parrot e collaboratori(12)
afferma che la frequenza di tremori e scosse è osservabile nel
14% dei neofiti (1-9 assunzioni nel corso della vita), nel 20% tra i
consumatori moderati (10-99 assunzioni) e nel 38% dei consumatori abituali
(più di 100 assunzioni). La scarsità dei casi conclamati
sarebbe legata al fatto che la malattia si manifesterebbe solo quando
il processo di depauperamento della riserva dopaminergica raggiunge
il 70-90% (6). A sostegno di tale ipotesi,
il gruppo di ricercatori(12) cita il caso
della potente neurotossina dopaminergica MPTP (1-metil-4-fenil-1,2,3,6-tetraidropiridina,
contaminante nella sintesi dell’oppiaceo meperidina) che era stata
assunta per via endovenosa da circa 400 persone in California. Di queste
solo sette effettivamente svilupparono parkinsonismo, ma in altri quattro
dei soggetti esposti in cui fu possibile effettuare la tomografia ad
emissione di positroni, fu riscontrato un marcato depauperamento di
dopamina. Inoltre, uno studio(13) condotto
su 329 abusatori di MDMA ha osservato nel 46% dei casi tremori e scosse.
In un altro studio(14) condotto su 30 utilizzatori
di MDMA, i markers serotoninergici risultavano ridotti sia negli uomini
che nelle donne mentre gli indici della funzione dopaminergica (acido
omovanillico nel liquor cerebrospinale) erano statisticamente
ridotti nelle donne ma non negli uomini. Il gruppo di Summall e collaboratori
fa però notare come gli studi effettuati siano stati eseguiti
senza un gruppo di controllo costituito da soggetti poliabusatori senza
una storia di abuso di ecstasy (15).
Gli autori inoltre aggiungono che ad oggi due studi sul liquor
e due basati su tecniche di imaging in abusatori di ectsasy, non hanno
evidenziato segni di neurotossicità dopaminergica (16-19).
In definitiva sebbene qualche connessione tra uso di MDMA e disturbi
motori parkinson-simili sia stata evidenziata, la scarsità delle
osservazioni e la loro contraddittorietà ci deve far concludere
che allo stato delle conoscenze non è possibile avallare alcuna
ipotesi di correlazione tra l’uso della sostanza e la malattia.
Bibliografia
- Kalant H. The pharmacology and toxicology of “ecstasy”
(MDMA) and related drugs. CMAJ. 2001;165 (7): 917-927.
- Colado MI, O'Shea E, Green AR, et al. Studies on
the role of dopamine in the degeneration of 5-HT nerve endings in
the brain of Dark Agouti rats following 3,4-methylenedioxymethamphetamine
(MDMA or "ecstasy") administration. Br J Pharmacol. 1999;126:
911-924.
- Crespi D, Mennini T, and Gobbi M. Carrier-dependent
and Ca2+-dependent 5-HT and dopamine release induced by (+)-amphetamine,
3,4-methyl-enedioxymethamphetamine, p-chloroamphetamine and (+)-fenfluramine.
Br J Pharmacol. 1997;121: 1735-1743.
- Nixdorf WI, Burrows KB, Gudelsky GA, and Yamamoto
BK. Enhancement of 3,4-methylenedioxymethamphetamine neurotoxicity
by the energy inhibitor malonate. J Neurochem. 2001;77: 647-654.
- Green AR, Mechan AO, Colado MI, et al. The pharmacology
and clinical pharmacology of 3,4-methylenedioxymethamphetamine (MDMA,
“ecstasy”). Pharmacol Rev. 2003;55: 463-508.
- Ricaurte GA, Yuan J, McCann UD, et al. Severe dopaminer
neurotoxicity in primates after a common recreational dose regimen
of MDMA (“ecstasy). Science. 2002;297 (5590): 2260-2263.
- Ricaurte GA, Yuan J, McCann UD, et al. Retraction.
Science. 2003;301: 1479.
- Holden C. Paper on toxic party drug is pulled over
vial mix-up. Science. 2003; 301: 1454.
- Gerra G, Zaimovic A, Del Signore R, et. al. Effects
of (±) 3,4-methylene–dioxymethamphetamine (ecstasy) on
dopamine system function in humans. Behav Brain Res. 2002;134: 403-410.
- Mintzer S, Hickenbottom, Gilman S. Parkinsonism
after taking ecstasy. N Engl J Med. 1999;340: 1443.
- Kuniyoshi SM, Jankovic J. MDMA and parkinsonism.
N Engl J Med. 2003; 349:96.
- Parrott AC, Buchanan T, Rodgers J, et al. Parkinson’s
disorder, psychomotor problems and dopaminergic neurotoxicity in recreational
ecstasy/MDMA users. Psychopharmacology. 2003;167: 449-450.
- Topp L, Haldo J, Solowij N, et al. Ecstasy use
in Australia: patterns of use and associated harm. Drug Alcohol Depend.1999;
55: 105-115.
- McCann UD, Ridenour A, Shaham Y, Ricaurte GA.
Serotonin neurotoxicity after 3,4-methylenedioxymethamphetamine (MDMA,
“ecstasy”): a controlled study in humans. Neuropsychopharmacology.
10: 129-138.
- Sumnall HR, Jerome L, Doblin R and Mithoefer MC.
Response to: Parrott AC, Buchanan T, Heffernan TM, Scholey A, Ling
J, Rodgers J (2003) Parkinson’s disorder, psychomotor problems
and dopaminergic neurotoxicity in recreational ecstasy/MDMA users.
Psychopharmacology 167(4): 449-450. Psychopharmacology. 2003; 169.
- Ricaurte GA, DeLanney LE, Irwin I, Langstone JW.
Aminergic metabolites in cerebrospinal fluid of humans previously
exposed to MDMA: Preliminary observations. Ann N Y Sci. 1990: 699-710.
- McCann UD, Mertl M, Eligulashvili V, Ricaurte
GA. Cognitive performance in (+/-) 3,4-methylenedioxymethamphetamine
(MDMA, “ecstasy”) users: a controlled study. Psychopharmacology.
1999; 143: 417-425.
- Kish SJ, Furukama Y, Kalasinsky KS, et al. Striatal
serotonin is depleted in brain of human MDMA (ecstasy) user. Neurology.
2000; 55: 294-296.
- Reneman L, Booij J, van Den Brink W, et al. Use
of amphetamine by recreational users of ecstasy (MDMA) is associated
with reduced striatal dopamine transporter densities: a [123I] beta
–CIT SPECT study-preliminary report. Psychopharmacology. 2002;
159: 335-340.
|
 |