Effetti cardiotossici della cocaina
Il prestigioso New England Journal of Medicine torna sull'annoso problema
della cardiotossicità della cocaina con un articolo di rassegna
(Lange RA and Hillis LD. Cardiovascular Complications of Cocaine Use.
N Engl J Med 2001; 345:351-358). I motivi per questa rivisitazione sono
più che giustificati. A parte il continuo incremento di nuovi
casi di consumo dello psicostimolante (un aumento dell'82% dal 1994
al 1998), l'interesse risiede nel fatto che negli ospedali urbani statunitensi
la positività urinaria per metaboliti della cocaina riguarda
il 14 e il 25% dei casi che pervengono all'osservazione dei dipartimenti
di emergenza per dolore toracico non traumatico. Di qui il reiterato
appello a considerare l'assunzione di cocaina come possibile agente
eziologico in tutti quei casi di infarto del miocardio in soggetti giovani
con fattori di rischio limitati o assenti.
Gli autori dell'articolo ci ricordano tuttavia che la diagnosi di
infarto del miocardio può essere tutt'altro che semplice nel
soggetto consumatore di cocaina. Se l'elettrocardiogramma risulta alterato
nel 56-84% dei casi di dolore toracico connesso con l'assunzione di
cocaina, è bene tenere a mente che il 43% dei pazienti sotto
effetto della cocaina soddisfano i criteri elettrocardiografici per
iniziare una terapia di riperfusione (slivellamento del tratto ST di
almeno 0.1 mV in due o più complessi successivi) pur in assenza
di infarto del miocardio! In aggiunta, non ci si può affidare
alla concentrazione ematica di creatinchinasi, che nel cocainomane è
comunque aumentata per il processo rabdomiolitico attivato dalla cocaina.
Di qui la necessità di dosare i livelli sierici di troponina,
indicatore più affidabile di avvenuto infarto miocardico.
Ulteriore possibile elemento di incertezza è la mancanza di
relazione tra evento miocardico e quantità di farmaco ingerito.
Ininfluenti appaiono anche la via di introduzione e la frequenza d'uso.
Inoltre l'infarto può comparire anche a distanza di parecchie
ore dall'ingestione della cocaina, fatto che ha indotto a chiamare in
causa anche i suoi metaboliti, quali la benzoilecgonina e la ecgonina
metilestere.
La patogenesi dell'infarto miocardico indotto da cocaina comincia
ad essere chiarita in molti dei suoi aspetti. Essa comprende tre principali
meccanismi:
- Aumentato consumo di ossigeno da:
- aumentata frequenza cardiaca;
- aumentata contrattilità ventricolare sinistra;
- aumentata pressione arteriosa sistemica.
- Vasocostrizione delle arterie coronariche epicardiche da:
- ipertono alfa-adrenergico;
- aumentata produzione di endotelina;
- diminuita produzione di ossido nitrico.
- Trombosi da:
-aumentata aggregabilità piastrinica;
-aumentata produzione dell'inibitore dell'attivatore del plasminogeno;
-accelerato processo aterosclerotico.
Fumare tabacco mentre si consuma cocaina aumenta la probabilità
di sviluppare un infarto del miocardio. I meccanismi sono noti: il fumo
del tabacco concorre sia alla vasocostrizione coronarica, in particolare
dei segmenti aterosclerotici, sia all'aumentata richiesta di ossigeno
indotte dalla cocaina. Anche bere aumenta la tossicità cardiovascolare
della cocaina, probabilmente anche attraverso l'azione farmacologica
della cocaetilene. Comunque sia, l'uso simultaneo di alcol e cocaina
aumenta di venti volte la probabilità di morte improvvisa in
soggetti affetti da malattia coronarica.
I dati riportati dalla rassegna depongono tuttavia per una evoluzione
generalmente favorevole dell'infarto miocardico indotto da cocaina.
Aritmie ventricolari compaiono nel 4-17% dei casi, mentre l'incidenza
della insufficienza cardiaca congestizia è del 5-7%. Un esito
fatale occorre nel 2% dei casi. Il trattamento dell'infarto del miocardio
indotto da cocaina resta quello già riportato in altri articoli
di questo sito: aspirina, nitroglicerina e benzodiazepine sono i farmaci
di prima linea, mentreassolutamente controindicato è il propranololo.
L'infarto del miocardio non è tuttavia l'unica espressione
della cardiotossicità della cocaina. Di particolare rilievo è
l'ipertrofia ventricolare sinistra osservata nei consumatori di lunga
durata. Essa può condurre ad una cardiomiopatia del tutto simile
a quella associata al feocromocitoma, di cui il cocainismo del resto
riproduce l'intensa ripetitiva stimolazione adrenergica.
La cocaina può infine indurre un ampio ventaglio di disturbi
del ritmo cardiaco attraverso differenti meccanismi. Le aritmie possono
essere infatti conseguenza dell'infarto o dell'ipertrofia ventricolare,
ma anche conseguenza diretta dell'attivita farmacologica della cocaina.
In quanto simpatomimetico e vagolitico, la cocaina può infatti
abbassare la soglia di fibrillazione ventricolare; in quanto bloccante
dei canali rapidi del sodio, può inibire sia la formazione che
la conduzione dei potenziali d'azione; in quanto rilasciante del calcio
intracellulare, può facilitare i potenziali eccitatori postumi.
Lidocaina e bicarbonato di sodio appaiono i trattamenti di scelta delle
aritmie da cocaina. Stante la proprietà di bloccante dei canali
del sodio posseduta dalla cocaina, è evidente che gli antiaritmici
di classe IA (i cosiddetti chinidino-simili) sono da evitarsi.