 |
HOME
SISTEMATICA Elenco
dei lavori disponibili
Doping e tossicodipendenza
Paolo Nencini
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università di Roma "La Sapienza" e Policlinico "Umberto
I
Indice
- Introduzione
- Esercizio fisico e gratificazione
- Esercizio fisico e autosomministrazione di droghe
d'abuso
- Steroidi androgeni anabolizzanti e droghe d'abuso
- Conclusioni e nuove prospettive
- Bibliografia
Negli ultimi anni la segnalazione, certamente non
sporadica, di casi in cui l’uso di farmaci per incrementare la
prestazione sportiva (altrimenti detto doping) è associato
ad un uso edonico di sostanze psicoattive in grado di causare uno stato
di dipendenza farmacologica, ha sollevato il problema di un eventuale
nesso causale tra i due comportamenti d’asssunzione. Come spesso
accade in medicina delle tossicodipendenze, l'uso di un lessico semanticamente
assai vago non aiuta certo ad affrontare il problema. Così, se
è ormai saldamente stabilito cosa si debba intendere con dipendenza,
non altrettanto si può dire per quanto riguarda il termine doping.
Come noto, doping è il participio presente del verbo inglese
to dope, ma anche quando sia stato sfrondato dai significati non tossicologici,
questo verbo conserva una sostanziale ambiguità semantica. Per
il Webster esso può infatti significare “to give a
stupefying or an exhilarating drug” e può essere quindi
tradotto con narcotizzare. Questa accezione ben si adatta alla allocuzione
infant doping, adoperata per indicare la pratica ottocentesca
di somministrare preparati a base di oppio ai piccoli bambini per sedarli.
Pratica che, per il suo reale o supposto contributo all'alto tasso di
mortalità infantile che affliggeva l’Inghilterra vittoriana,
sarà centrale nel dibattito politico che condurrà l’Inghilterra
stessa ad essere il primo paese ad introdurre una rigida regolamentazione
dell'uso dei narcotici (Berridge e Edwards, 1987, pag.
97). E' chiaro che, nell'ambito semantico di questa accezione, il
nesso tra doping e dipendenza è di natura causale: l'eventuale
ripetuta pratica di narcotizzare un soggetto condurrà il soggetto
stesso ad uno stato di dipendenza, che sarà quanto meno di natura
fisica.
Il secondo significato che il Webster attribuisce al verbo to dope
è più gergale: “to administer a drug to (a horse)
to increase or decrease speed in a race”. Questo significato
può essere considerato equivalente all'italiano drogare, nel
senso che gli si attribuisce nel mondo delle corse dei cavalli, dove
i farmaci possono essere somministrati sia per aumentare (farmaci ergogeni)
che per diminuire (farmaci ergolitici) la prestazione dell'animale.
L'estensione dell’uso gergale del termine doping all'intero
mondo dello sport non può evidentemente che riguardare i farmaci
ergogeni e la sua definizione circoscritta a questo significato può
essere quindi la seguente: "… qualsiasi trattamento inteso
a elevare artificiosamente le prestazioni dell'atleta in gara onde favorirlo
nella competizione. Poiché mira ad alterare i termini della competizione
stessa attraverso elementi estranei alla normale capacità dell'atleta,
quali derivano dalla costituzione, dal temperamento, dall'allenamento,
dall'igiene di vita e dall'educazione sportiva, il doping riveste carattere
di pratica moralmente riprovevole e, …, sconsigliabile sul piano
medico" (Paroli & Nencini, 1987).
Sembrerebbe ovvio che in questo caso il doping non sia da considerarsi
necessariamente connesso in maniera causale con uno stato di dipendenza.
Inoltre, non è detto che farmaci noti per indurre uno stato di
dipendenza siano utili strumenti di doping sportivo. Eppure la
concretezza delle tabelle che includono le sostanze la cui assunzione
costituisce illecito sportivo, mostra che il termine doping non
si è completamente liberato del significato di induzione di uno
stato di narcosi. In tali liste sono infatti presenti sostanze che sicuramente
narcotizzano, ma che difficilmente aiutano nell'esecuzione della prestazione
sportiva (vedi tabella uno rielaborata da: "Nuovo
elenco di riferimento di classi di sostanze farmacologiche vietate e
di metodi di doping vietati". Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana, n.116 del 20/5/1999). Prendiamo ad esempio gli oppiacei. Se
esistessero le corse dei topi, sicuramente la morfina potrebbe essere
usata per manipolare i risultati delle gare, poiché in questa
specie il farmaco, soprattutto se ripetutamente somministrato, stimola
l'attività locomotoria (Babbini & Davis, 1972).
Nell'uomo, come è noto, l'effetto è del tutto diverso.
A tal proposito vale la pena di riportare l'episodio di tale Weston,
podista americano, che in una serie di gare a Londra (si era nel 1876)
usa le foglie di coca con risultati deludenti: invece degli effetti
sperati, la coca sembra, secondo lui, agire come un oppiaceo (Berridge
e Edwards, 1987, pag. 217). Parimenti difficile ammettere che un
"di più" psicofisico possa pervenire dall'assunzione
di cannabis, soprattutto negli sport di destrezza.
Comunque sia, è un fatto che le sostanze che inducono dipendenza
(le cosiddette droghe d'abuso) sono considerate fonte di illecito sportivo,
qualunque sia la loro reale capacità di migliorare la prestazione
dell'atleta. L'equivoco, insito nel termine doping, tra i significati
di drogare e narcotizzare è evidentemente strumentale
in questo processo di omologazione, ma la sua persistenza risponde ad
esigenze sociali e dettami culturali ben precisi e sintetizzabili nel
principio che la salute del cittadino è un diritto primario da
preservare: "Il diritto alla salute è garantibile attraverso
una serie di controlli legali ed amministrativi, di regole e procedure,
di codici di autoregolamentazione, indirizzati a tutelare la salute
del singolo e della comunità. Sotto questa accezione la produzione,
distribuzione e l'uso di sostanze illecite viene ad essere percepito
come un vero e proprio attentato alla salute dello sportivo, sia questo
un atleta professionista che un dilettante" (Pisetzky
& Nencini, 2000). La forza di questo principio è ulteriormente
sottolineata dal fatto che anche l’uso sistemico di antidolorifici
e di antinfiammatori (vedi, ad esempio, anestetici locali e cortisonici)
è sottoposto a controllo dalle normative sul doping sportivo
(tabella 1).
Tuttavia l'analisi empirica farmaco-tossicologica ci mostra chiaramente
che le due categorie, quella dei farmaci usati per perpetrare un illecito
sportivo e l'altra delle droghe d'abuso, non sono omologabili a priori.
Se infatti oppiacei e cannabis sono incapaci di migliorare la prestazione
sportiva, l'eritropoietina e i beta-bloccanti sembrano, allo stato dei
fatti, del tutto privi di effetti gratificanti. Dovremmo pertanto concludere
che la coesistente capacità di indurre doping e dipendenza,
propria degli psicostimolanti, sia una mera coincidenza. Inoltre è
bene precisare che, anche nel caso degli psicostimolanti, non necessariamente
il loro uso nel doping genererà dipendenza e comunque
laddove ciò avvenga, è probabile che segua il modello
generale di sviluppo della dipendenza alle sostanze psicotrope: l'assunzione
del farmaco (in questo caso per utilizzarne la capacità di migliorare
la prestazione psicofisica) permette di sperimentarne anche le proprietà
gratificanti laddove esse esistano; ne consegue che il comportamento
di assunzione persiste anche in assenza della originaria motivazione,
quella di migliorare la prestazione psicofisica. L'applicazione di un
tale modello ai farmaci di doping sembra molto plausibile e a
ulteriore suo sostegno si potrebbe anche invocare l'analogia con la
dipendenza iatrogena da analgesici centrali. Quest'ultima è tuttavia
un'araba fenice, essendo, se non proprio inesistente, almeno rara (Porter
& Jick, 1980; Perry & Heidrich, 1982; Moulin
et al., 1996) e potremmo quindi presumere che anche nel caso delle
sostanze di doping, il loro uso in contesti meramente sportivi
generi raramente dipendenza. Gli studi epidemiologici condotti soprattutto
tra gli adolescenti, non sono tuttavia così rassicuranti (Nilsson
et al., 2001; Bahrke et al., 1998).
Il limite principale di un modello di nesso per così dire passivo
tra dipendenza e doping (nel senso che la dipendenza è
il mero frutto dell'esposizione al farmaco dovuta alla pratica del doping)
consiste nel fatto che esso non prende in considerazione la possibilità
che si instaurino una serie di relazioni in qualche modo riverberanti
tra i fattori in gioco. Bisogna infatti chiedersi se, ad esempio, un
elevato livello di esercizio fisico non modifichi la risposta psicocomportamentale
al farmaco, inclusa la sua capacità di indurre dipendenza; ovvero
se non vi siano elementi che accomunano l'elevato livello di esercizio
fisico ai comportamenti di assunzione che sfociano nella dipendenza.
Esercizio fisico e gratificazione
La possibilità di fornire risposte sperimentalmente verificabili
a domande di questo genere dipende evidentemente dall'adozione di adeguati
modelli teorici di riferimento. Nel campo dei comportamenti motivati,
tale possibilità è scaturita dall'adozione dell'ipotesi
dopaminergica del rinforzo positivo, inizialmente formulata da Roy Wise
(vedi, ad es.: Wise & Rompre, 1989). E' evidente
che i comportamenti motivati caratterizzati da una componente consumatoria
chiaramente identificabile sono stati i primi ad essere esaminati in
tale cornice teorica. E' stata così verificata l'esistenza di
convergenze e addirittura omologie tra comportamenti precedentemente
ritenuti assai lontani, come quelli di assunzione alimentare e di autosomministrazione
delle droghe d'abuso, nei quali, oggi è chiaro, medesimi circuiti
dopaminergici mesolimbici sono coinvolti nell'esplicarsi delle proprietà
di rinforzo positivo sia del cibo sia della droga (Kelley
& Berridge, 2002).
A sostegno di una tale comunanza di substrati neuropsicobiologici sono
state infatti fornite una serie di importanti evidenze sperimentali.
Di particolare rilievo è l’osservazione che la dopamina
è liberata nel nucleo accumbens sia dalla presentazione di cibo
sia dalla somministrazione di droghe d'abuso (Di Chiara
& Imperato, 1988; Hernandez & Hoebel, 1988)
e che le droghe d'abuso, come la morfina e la d-anfetamina, somministrate
in differenti nuclei dei circuiti dopaminergici mesolimbici, attivano
l'ingestione di cibo (Evans & Vaccarino, 1986, 1990;
Mucha & Iversen, 1986; Nencini &
Stewart, 1990). Bene si accorda con queste osservazioni la dimostrazione
che l'esposizione cronica a psicostimolanti facilita l'azione profagica
degli oppiacei mediata dai circuiti dopaminergici mesolimbici (Nencini,
1988; Nencini et al., 1988; Nencini
& Stewart, 1990) e che protratti periodi di ristrettezza alimentare
facilitano l'acquisizione dell'autosomministrazione di droghe d'abuso
(Carr, 2002; Cabeza de Vaca & Carr,
1998). La consapevolezza di un comune substrato psicobiologico tra
comportamento alimentare e comportamento d'abuso ha a sua volta permesso
di porsi la domanda di possibili comunanze fisiopatologiche tra disturbi
dell'alimentazione e tossicodipendenza. Senza tale consapevolezza sarebbe
stato infatti del tutto arbitrario formulare l'ipotesi, comunque assai
ardita, che "a chronic eating disorder is a 'autoaddiction'
to the body's secretion of endogenous opiates" (Marrazzi
& Luby, 1986; Davis & Woodside, 2002).
L'esercizio fisico ovviamente differisce dal comportamento di alimentazione
e da quello di autosomministrazione in quanto non presenta un atto consumatorio.
Ciò non toglie che la motivazione che spinge all'esercizio fisico
fine a se stesso possa essa ricercata nel suo eventuale valore di rinforzo
positivo. Questa ipotesi può in fondo essere formulata da tutti
coloro che hanno allevato un criceto in casa, considerato che quest'animale
passa molto del suo tempo correndo sulla ruota di cui è solitamente
dotata la gabbia. In effetti, il valore di rinforzo positivo dell'esercizio
fisico è stato dimostrato in una serie di studi condotti proprio
utilizzando il correre su una ruota (il cosiddetto wheel running),
soprattutto nel ratto. Una prima importante acquisizione è che
questo comportamento, a differenza dell'attività locomotoria
esplorativa, non va incontro ad abituazione, ma al contrario aumenta
in funzione dell'esercizio (Eayrs, 1954). Che il comportamento
sia mantenuto dalle proprietà gratificanti dell'esercizio fisico
è poi dimostrato dal fatto che l'animale è disposto a
premere una leva per ottenere un breve periodo di wheel running
(Iversen, 1993; Belke, 2000) e che
rimane più a lungo in un ambiente nel quale ha esercitato il
wheel running (conditioned place preference: CPP)
(Lett et al, 2001 & 2002). Ora,
è ben noto che in entrambe queste procedure il comportamento
è mantenuto sia da rinforzi naturali (cibo) sia da droghe d'abuso.
Insomma, l'esercizio fisico è morfologicamente omologo a stimoli
incontrovertibilmente definiti come di rinforzo positivo.
E' poi importante osservare come siano stati rilevati punti di contatto
psicobiologico tra esercizio fisico e comportamento alimentare. In primo
luogo, nel ratto il wheel running è aumentato in condizione
di ridotto accesso al cibo (Jones et al, 1990). Ciò
richiama alla mente quanto accade nell'uomo, dove l'associazione tra
anoressia nervosa ed attività fisica strenua è di frequente
riscontro (Davis et al., 1997 and 1999).
Le alterazioni endocrine connesse con questa condizione mostrano, tra
l'altro, una sovraespressione del sistema endorfinico (Glamsta
et al., 1993; Wildman et al., 1986) riproducibile
anche sperimentalmente (Aravich et al., 1993; Pierce
et al., 1986). La corrente interpretazione di questa sovraespressione
è che essa sia conseguenza della stimolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene
che anoressia nervosa e attività fisica strenua, al pari di ogni
altro stressore psicologico e fisico, inducono (Burden
et al., 1993). Le conseguenze motivazionali di questa stimolazione
sarebbero da ricondurre alla attivazione del sistema dopaminergico mesolimbico
provocata dall'aumentato rilascio di beta-endorfina (Spanagel
et al., 1992). Risultati questi che ben si accordano con l'evidenza
sperimentale che nel ratto la CPP indotta dal wheel running
è ridotta dalla somministrazione di naloxone (Lett
et al., 2001) e che il wheel running stesso induce tolleranza
agli effetti gratificanti della morfina (Lett et al.,
2002). In questa prospettiva è di notevole interesse lo studio
che ha misurato la "sensibilità alla gratificazione"
in individui sofferenti di disturbi dell'alimentazione associati o meno
all'esercizio fisico strenuo (Davis & Woodside, 2002).
I risultati di questo studio mostrano che i soggetti con anoressia nervosa
sono più anedonici di quelli con bulimia nervosa; inoltre gli
anoressici che praticano l'esercizio fisico tendevano ad essere ancor
più anedonici rispetto a quelli sedentari. L'interpretazione
degli autori merita di essere riportata per esteso: "… chronic
overexercising, like chronic starvation, tends to induce an anhedonic
state. More likely is that both influences occur. Strenuous exercise,
which is a DA-stimulating behavior via activation of the HPA axis and
the endogenous opioid system, may initially serve a compensatory or
mood-regulating function, but - in the manner of any chronic stressor
- it can also induce an anhedonic state with the resultant need for
more of the activity to serve the same function." (pag. 192).
Esercizio fisico e autosomministrazione
di droghe d'abuso
Le analogie psicobiologiche delle conseguenze dell'esercizio fisico
strenuo con il comportamento alimentare hanno aperto la strada agli
studi indirizzati ad individuare le stesse analogie con il comportamento
d'assunzione delle sostanze d'abuso. Il razionale di queste investigazioni
è stato espresso in maniera molto esplicita da Werme et al. (2000):
"Physical activities such as long-distance running can be habit
forming and associated with a sense of well-being to a degree that justifies
comparison with drug-induced addictive behaviours." Una prima
evidenza della solidità di questo razionale sta nella individuazione
di un ceppo di ratti (ratti Lewis) che, rispetto ad altri ceppi, è
maggiormente disponibile sia ad autosomministrarsi droghe d'abuso sia
a sviluppare un eccessivo wheel running (Werme
et al., 1999). Un ulteriore studio ha dimostrato che in questo ceppo
di ratti l'esposizione ripetuta al wheel running provoca la
stessa sovraespressione della sintesi di dinorfina nel caudato-putamen
mediale causata dalla somministrazione cronica di cocaina (Werme
et al., 2000). Il ruolo del sistema oppioide è stato ulteriormente
enfatizzato dal fatto che la somministrazione di naloxone blocca l'incremento
di RNAm per la dinorfina indotto dal wheel running.
Una delle conseguenze delle omologie tra stimoli di rinforzo positivo
consiste nel fatto che la presentazione contestuale di stimoli di differente
natura li pone in competizione tra loro. E' stato, ad esempio, dimostrato
che l'accesso operante (premere una leva) ad un cibo altamente appetibile
riduce l'autosomministrazione di cocaina nella scimmia (Woolverton
et al., 1997). Potremmo pertanto ipotizzare che la stessa inibizione
sia indotta dall'esercizio fisico. In effetti nel ratto il wheel
running riduce l'assunzione orale di soluzioni di anfetamina (Kanarek
et al., 1995). Più recentemente questo effetto inibitorio
è stato osservato anche a carico dell'autosomministrazione operante
di cocaina, ma solo nella femmina (Cosgrove et al., 2002).
Questa selettività è stata interpretata con una maggiore
sensibilità della femmina stessa alle manipolazioni miranti a
ridurre il comportamento di autosomministrazione di droghe d'abuso (vedi
anche: Campbell et al., 2002 e Carroll et al. 2001).
Steroidi androgeni anabolizzanti e droghe
d'abuso
Le interazioni tra esercizio fisico e autosomministrazione di droghe
d'abuso appena esposte pongono la questione dell'eventuale ruolo, in
questa interazione, delle procedure farmacologiche atte a potenziare
il rendimento dell'esercizio fisico. A tal proposito, un particolare
interesse è stato rivolto all’assunzione di dosi massicce
di steroidi androgeni anabolizzanti, poiché è stato osservato
che esse provocano ben definiti effetti centrali nell'uomo. In particolare,
a dosi suprafisiologiche, il testosterone provoca comportamento aggressivo,
sintomi maniacali ed euforia (Pope & Katz 1994;
Pope et al., 2000; vedi anche: Lukas,
1996; vedi inoltre in questo sito: S.
Rufini, Farmacodipendenza da steroidi anabolizzanti).
Gli studi sinora condotti mostrano che la somministrazione di testosterone
induce CPP nel ratto (De Beun et al., 1992; Schroeder
& Packard, 2000) e nel topo (Arnedo et al., 2000).
Questo effetto è riprodotto dalla microiniezione del farmaco
nel nucleo accumbens, effetto che è bloccato dalla somministrazione
di antagonisti dei recettori dopaminergici D1 e D2 (Packard
et al., 1997 e 1998; Schroeder and
Packard, 2000). L'autosomministrazione orale di testosterone è
stata inoltre ottenuta nel criceto (Johnson & Wood,
2001; Wood, 2002), ma, differentemente dalle droghe
d'abuso maggiori, non vi era relazione tra volume di soluzione assunta
e concentrazione di testosterone nella soluzione stessa. Al massimo,
gli steroidi androgeni anabolizzanti potrebbero quindi possedere la
stessa, per altro modesta, efficacia di rinforzo positivo della caffeina
o delle benzodiazepine, ma certamente non quella della cocaina e dall'eroina.
Gli effetti degli steroidi androgeni anabolizzanti sul sistema di gratificazione
sono stati studiati anche utilizzando il modello dell'autostimolazione
elettrica dell'ipotalamo laterale nel ratto (Clark et
al., 1996). La somministrazione di un "cocktail" di steroidi
androgeni anabolizzanti per quindici giorni non modificava la soglia
di autostimolazione, ma potenziava l'abbassamento di tale soglia indotto
dall'anfetamina. Questi effetti sono stati interpretati come il risultato
di un processo di sensibilizzazione da parte degli steroidi androgeni
anabolizzanti dei sistemi cerebrali di gratificazione all'azione dell'anfetamina.
Contrariamente a quanto osservato nel ratto dove, utilizzando un modello
di avversione al sapore, il testosterone acquisisce il controllo dello
stimolo discriminativo (De Beun et al., 1992), nell'uomo
studi di farmacodiscriminazione non hanno messo in evidenza proprietà
di stimolo degli steroidi anabolizzanti (in altre parole, i soggetti
non erano in grado di identificare la sostanza ricevuta). Questi risultati
sono stati sostanzialmente confermati da un ulteriore studio nel quale
erano confrontati gli effetti soggettivi e fisiologici di differenti
dosi di testosterone, di placebo e di morfina. Differentemente da quanto
avveniva con la morfina, l'assunzione di testosterone non causava effetti
soggettivi apprezzabili (Fingerhood et al., 1997). Appaiono quindi giustificati
i seri dubbi sollevati circa la capacità di queste sostanze di
indurre euforia: più probabile che tali asseriti effetti siano
il risultato del piacere che i soggetti ricavavano dall'intenso esercizio
fisico associato all'assunzione dell'anabolizzante stesso (Lukas,
1996). Nel loro insieme questi dati sembrerebbero escludere la possibilità
di sviluppo di dipendenza o abuso verso gli steroidi anabolizzanti.
Apparentemente, ciò contrasta con quanto osservato in un campione
di 100 body-builders australiani che facevano uso illecito di questi
farmaci: per 23 di essi era possibile fare diagnosi di dipendenza secondo
i criteri del DSM IV, mentre in altri 25 erano soddisfatti i criteri
per una diagnosi di abuso (Copeland et al., 2000).
E' importante tuttavia osservare che tutti i soggetti con diagnosi di
dipendenza presentavano uno stato di dipendenza fisica, ma raramente
il farmaco era assunto da questi soggetti per alleviare i sintomi astinenziali.
Questo aspetto differenzia notevolmente gli steroidi dalle droghe maggiori
che inducono dipendenza fisica, quali alcol ed eroina, dove l'assunzione
della sostanza ha anche il fine di prevenire l'astinenza o di mettervi
fine, e li differenziano ancor più dagli psicostimolanti, dove
invece la dipendenza fisica è marginalissima, per non dire assente.
Sebbene privi di efficacia di rinforzo positivo, gli steroidi anabolizzanti
potrebbero tuttavia facilitare la gratificazione indotta da altri stimoli
naturali o farmacologici. In tal senso sembrerebbe deporre il dato epidemiologico
di una notevole frequenza di concomitante abuso di steroidi, alcol,
cannabis e cocaina (Lukas, 1996). Contro questa ipotesi
si pongono tuttavia i risultati di uno studio nel quale gli effetti
psicologici della cocaina sono stati misurati in body-builders
che assumevano alte dosi di nandrolone, uno degli steroidi androgeni
anabolizzanti più studiati per il suo impiego nel doping
sportivo. Questi soggetti dichiaravano un minor grado di "high"
e meno frequenti episodi sia di euforia sia di disforia; inoltre gli
effetti della cocaina comparivano più tardivamente e duravano
per meno tempo (vedi: Lukas, 1996). Una spiegazione,
che riconcilierebbe questi dati con quelli epidemiologici, potrebbe
consistere nella necessità di un maggior uso di cocaina da parte
degli assuntori di steroidi androgeni anabolizzanti per ottenere gli
effetti desiderati (Lukas, 1996).
Malgrado questi risultati contraddittori, il nandrolone sembra potenziare
le modificazioni molecolari prodotte a livello centrale dalla cocaina.
Nel ratto la ripetuta somministrazione dei due farmaci in combinazione
produce infatti una marcata riduzione nell'espressione del sottotipo
recettoriale glutammatergico NR1 per l'NMDA nel nucleo accumbens e nel
grigio periacqueduttale (Le Grevès et al., 2002).
A parere degli autori, l'azione dello steroide a livello dell'accumbens
sosterrebbe la nozione di un suo effetto sensibilizzante sui meccanismi
di gratificazione, mentre quella a carico del grigio periacqueduttale
giustificherebbe il rilascio di comportamenti aggressivi. Un precedente
studio (Kindlundh et al., 2001) aveva già mostrato
che, con lo stesso schema di trattamento, il nandrolone causava una
riduzione nella densità di recettori D1 nel caudato-putamen e
nel nucleo accumbens, mentre la densità di recettori D2 era aumentata
nel caudato-putamen, nell'area del tegmento ventrale, nel cosiddetto
core del nucleo accumbens, mentre era ridotta nella cosiddetta
shell dello stesso nucleo. Queste modificazione nella densità
recettoriale all'interno del sistema dopaminergico mesolimbico costituirebbero
una risposta adattativa all'intensa attivazione dopaminergica indotta
dalla esposizione cronica a dosi di nandrolone 40-50 volte superiori
a quelle terapeutiche. E' probabile che l'attivazione dopaminergica
sia almeno in parte indiretta, e più precisamente mediata dal
sistema proopiomelanocortinico, poichè il nandrolone, somministrato
cronicamente ad alte dosi nel ratto, produce un incremento dei livelli
di beta-endorfina nell'area del tegmento ventrale (Johansson
et al., 1997). E' importante ricordare che la somministrazione di
agonisti mu-oppioidi in quest'area induce la liberazione di dopamina
nell'accumbens, per un meccanismo di inibizione degli interneuroni GABAergici
che svolgono attività inibitoria a carico del firing
di neuroni dopaminergici proiettanti nell'accumbens (Johnson
& North, 1992; Leone et al., 1991). L'attivazione
del sistema oppioide endogeno per esposizione cronica ad alte dosi di
nandrolone è infine testimoniata dagli aumentati livelli di immunoreattività
per la met-encefalina e per la dinorfina-B nell'ipotalamo, nello striato
e nel grigio periacqueduttale (Johansson et al., 2000).
Questi effetti del nandrolone sul sistema oppioide hanno suscitato notevole
interesse in relazione alle segnalazioni di abuso di farmaci oppiacei
in soggetti che assumono steroidi al fine di doping sportivo
(McBride et al., 1996; Arvary & Pope,
2000). Un recente studio condotto nella scimmia mostra tuttavia
che la somministrazione cronica di alte dosi di testosterone non modificano
significativamente la risposta analgesica alla morfina, né la
somministrazione di naloxone in questi animali così esposti al
testosterone precipita una sindrome di astinenza da oppiacei (Negus
et al., 2001).
Conclusioni e nuove prospettive
Lo stato della ricerca in questo campo permette di porre su basi del
tutto nuove le relazioni tra esercizio fisico, uso di sostanze dopanti
e sviluppo di abuso/dipendenza di droghe. Di particolare rilievo è
la dimostrazione che l'attività fisica, in quanto rinforzo naturale,
ha notevoli punti di contatto psicobiologico con il comportamento di
assunzione di cibo e di droghe (tabella 2). Ciò
permette di esplorare l'eventuale ruolo dell'esercizio fisico, in particolare
quello strenuo, nello sviluppo della tossicodipendenza. Un punto di
notevole interesse in tale sviluppo è costituito dal cosiddetto
processo di sensibilizzazione comportamentale che aumenta progressivamente
le proprietà incentivanti della droga d'abuso (Stewart
& Badiani, 1993; Robinson & Berridge, 1993)
e che sembra esprimersi nell'espressione di quelle recidive di assunzione
che possono comparire anche dopo lunghi periodi di astinenza (Leri
& Stewart, 2001). E' stato già ampiamente dimostrato
che fattori non farmacologici, come la novità ambientale (Badiani
et al., 1998 & 2000) e la restrizione alimentare
(Carr, 2002; Cabeza de Vaca & Carr,
1998) facilitano lo sviluppo di questa sensibilizzazione. Nonostante
l'evidenza che la contestuale possibilità di wheel running
riduce l'autosomministrazione di cocaina, gli stessi autori di questo
studio si chiedono: "… whould prior exposure to wheel-running
sensitize rats to the subsequent reiforcing effects of cocaine?"
(Cosgrove et al., 2002). In campo umano, questa eventuale
azione dell'esercizio fisico strenuo potrebbe ulteriormente incrementare
l'effetto sensibilizzante a carico degli effetti della cocaina già
sperimentalmente dimostrato per somministrazione di dosi massive di
steroidi androgeni anabolizzanti. I modelli teorici e le metodologie
sperimentali attualmente disponibili permettono di verificare queste
ipotesi e nel prossimo futuro possiamo quindi attenderci notevoli progressi
in questo campo.
Bibliografia
- Aravich, P.F., Rieg, T.S., Lauterio, T.J. and Doerries,
L.E. ß-Endorphin and dynorphin abnormalities in rats subjected
to exercise and restricted feeding: relationship to anorexia nervosa?
Brain Res. 1993; 622: 1-8.
- Arnedo MT, Salvador A, Martinez-Sanchis S, Gonzalez-Bono
E. Rewarding properties of testosterone in intact male mice: a pilot
study. Pharmacol Biochem Behav. 2000; 65: 327-32.
- Arvary D, Pope HG Jr. Anabolic-androgenic steroids
as a gateway to opioid dependence. N Engl J Med. 2000; 342: 1532.
- Babbini M, Davis WM. Time-dose relationships for
locomotor activity effects of morphine after acute or repeated treatment.
Br J Pharmacol. 1972;46: 213-24.
- Badiani A, Oates MM, Day HE, Watson SJ, Akil H,
Robinson TE. Amphetamine-induced behavior, dopamine release, and c-fos
mRNA expression: modulation by environmental novelty. J Neurosci.
1998; 18: 10579-93.
- Badiani A, Oates MM, Robinson TE. Modulation of
morphine sensitization in the rat by contextual stimuli. Psychopharmacology
(Berl). 2000; 151: 273-82.
- Bahrke MS, Yesalis CE, Brower KJ. Anabolic-androgenic
steroid abuse and performance-enhancing drugs among adolescents. Child
Adolesc Psychiatr Clin N Am. 1998; 7: 821-38.
- Belke TW. Studies of wheel-running reinforcement:
parameters of Herrnstein's (1970) response-strength equation vary
with schedule order. J Exp Anal Behav. 2000; 73: 319-31.
- Berridge V & Edwards G. Opium and the People:
Opiate Use in Nineteenth Century England. Yale Univ Press, New Haven
and London 1987
- Burden VR, White BD, Dean RG, Martin RJ. Activity
of the hypothalamic-pituitary-adrenal axis is elevated in rats with
activity-based anorexia. J Nutr. 1993; 123: 1217-25.
- Cabeza de Vaca S, Carr KD. Food restriction enhances
the central rewarding effect of abused drugs. J Neurosci. 1998;18:
7502-10.
- Carr KD. Augmentation of drug reward by chronic
food restriction. Behavioral evidence and underlying mechanisms. Physiol
Behav. 2002; 76: 353-64.
- Clark AS, Lindenfeld RC, Gibbons CH. Anabolic-androgenic
steroids and brain reward. Pharmacol Biochem Behav. 1996; 53: 741-5.
- Copeland J, Peters R, Dillon P. Anabolic-androgenic
steroid use disorders among a sample of Australian competitive and
recreational users. Drug Alcohol Depend. 2000; 60: 91-6.
- Cosgrove KP, Hunter RG, Carroll ME. Wheel-running
attenuates intravenous cocaine self-administration in rats. Sex differences.
Pharmacol Biochem Behav. 2002; 73: 663-71.
- Davis C, Woodside DB. Sensitivity to the rewarding
effects of food and exercise in the eating disorders. Compr Psychiatry.
2002; 43: 189-94.
- Davis C, Katzman DK, Kirsh C. Compulsive physical
activity in adolescents with anorexia nervosa: a psychobehavioral
spiral of pathology. J Nerv Ment Dis. 1999; 187: 336-42.
- Davis C, Katzman DK, Kaptein S, Kirsh C, Brewer
H, Kalmbach K, Olmsted MP, Woodside DB, Kaplan AS. The prevalence
of high-level exercise in the eating disorders: etiological implications.
Compr Psychiatry. 1997; 38: 321-6.
- de Beun R, Jansen E, Slangen JL, Van de Poll NE.
Testosterone as appetitive and discriminative stimulus in rats: sex-
and dose-dependent effects. Physiol Behav. 1992; 52: 629-34.
- Di Chiara, G. and Imperato, A. Drugs abused by
humans preferentially increase synaptic dopamine concentrations in
the mesolimbic system of freely moving rats. Proc. Natl. Acad. Sci.
1988; 85: 5274-5278.
- Eayrs JT. Spontaneous activity in the rat. Br J
Anim Behav 1954; 2: 25-30.
- Evans, K.R. and Vaccarino, F.J. Intra-nucleus accumbens
amphetamine: dose-dependent effects on food intake. Pharmacol. Biochem.
Behav. 1986; 25: 1149-1151.
- Evans, K.R. and Vaccarino, F.J. Amphetamine- and
morphine-induced feeding: evidence for involvement of reward mechanisms.
Neurosci. Biobehav. Rev. 1990; 14: 9-22.
- Glamsta EL, Morkrid L, Lantz I, Nyberg F. Concomitant
increase in blood plasma levels of immunoreactive hemorphin-7 and
beta-endorphin following long distance running. Regul Pept. 1993;
49: 9-18.
- Hernandez L, Hoebel BG. Food reward and cocaine
increase extracellular dopamine in the nucleus accumbens as measured
by microdialysis. Life Sci. 1988;42: 1705-12.
- Iversen IH. Techniques for establishing schedules
with wheel running as reinforcement in rats. J Exp Anal Behav. 1993;
60: 219-38.
- Johansson P, Ray A, Zhou Q, Huang W, Karlsson K,
Nyberg F. Anabolic androgenic steroids increase beta-endorphin levels
in the ventral tegmental area in the male rat brain. Neurosci Res.
1997; 27: 185-9.
- Johansson P, Hallberg M, Kindlundh A, Nyberg F.
The effect on opioid peptides in the rat brain, after chronic treatment
with the anabolic androgenic steroid, nandrolone decanoate. Brain
Res Bull. 2000; 51: 413-8.
- Johnson LR, Wood RI. Oral testosterone self-administration
in male hamsters. Neuroendocrinology. 2001; 73: 285-92.
Johnson , S.W. and North, R.A. Opioids excite dopamine
neurons by hyperpolarization of local interneurons. J. Neurosci. 1992;
12: 483-488.
- Jones LC, Bellingham WP, Ward LC. Sex differences
in voluntary locomotor activity of food-restricted and ad libitum-fed
rats. Implications for the maintenance of a body weight set-point.
Comp Biochem Physiol A. 1990; 96: 287-90.
- Kanarek RB, Marks-Kaufman R, D'Anci KE, Przypek
J. Exercise attenuates oral intake of amphetamine in rats. Pharmacol
Biochem Behav. 1995; 51: 725-9.
- Kelley AE, Berridge KC. The neuroscience of natural
rewards: relevance to addictive drugs. J Neurosci. 2002; 22: 3306-11.
- Kindlundh AM, Lindblom J, Bergstrom L, Wikberg
JE, Nyberg F. The anabolic-androgenic steroid nandrolone decanoate
affects the density of dopamine receptors in the male rat brain. Eur
J Neurosci. 2001; 13: 291-6.
- Le Greves P, Zhou Q, Huang W, Nyberg F. Effect
of combined treatment with nandrolone and cocaine on the NMDA receptor
gene expression in the rat nucleus accumbens and periaqueductal gray.
Acta Psychiatr Scand Suppl. 2002; 412: 129-32.
- Leone, P., Pocock, D. and Wise, R.A. Morphine-dopamine
interaction: ventral tegmental morphine increases nucleus accumbens
dopamine release. Pharmacol. Biochem. Behav. 1991; 39: 469-472.
- Leri F, Stewart J. Drug-induced reinstatement to
heroin and cocaine seeking: a rodent model of relapse in polydrug
use. Exp Clin Psychopharmacol. 2001; 9: 297-306.
- Lett BT, Grant VL, Koh MT, Flynn G. Prior experience
with wheel running produces cross-tolerance to the rewarding effect
of morphine. Pharmacol Biochem Behav. 2002; 72: 101-5.
- Lett BT, Grant VL, Koh MT. Naloxone attenuates
the conditioned place preference induced by wheel running in rats.
Physiol Behav. 2001; 72: 355-8.
- Lukas SE. CNS effects and abuse liability of anabolic-androgenic
steroids. Annu Rev Pharmacol Toxicol. 1996; 36: 333-57.
- Marrazzi MA, Luby ED. An auto-addiction opioid
model of chronic anorexia nervosa. Int J Eat Disord 1986; 5: 191-208.
- McBride AJ, Williamson K, Petersen T. Three cases
of nalbuphine hydrochloride dependence associated with anabolic steroid
use. Br J Sports Med. 1996; 30: 69-70.
- Moulin DE, Iezzi A, Amireh R, Sharpe WK, Boyd D,
Merskey H. Randomised trial of oral morphine for chronic non-cancer
pain. Lancet. 1996; 347: 143-7.
- Mucha, R.F. and Iversen, S.D. Increased food intake
after opioid microinjections into nucleus accumbens and ventral tegmental
area of rat. Brain Res 1986; 397: 214-224.
- Negus SS, Pope HG Jr, Kanayama G, Wines JD Jr,
Fischer BD. Lack of evidence for opioid tolerance or dependence in
rhesus monkeys following high-dose anabolic-androgenic steroid administration.
Psychoneuroendocrinology. 2001; 26: 789-96.
- Nencini, P. The role of opiate mechanisms in the
development of tolerance to the anorectic effects of amphetamine.
Pharmacol. Biochem. Behav. 1985; 30: 755-764.
- Nencini, P., Johanson, C.E. and Schuster, C.R.
Sensitization to kappa opioid mechanisms associated with tolerance
to the anorectic effect of cathinone. J. Pharmacol. Exp. Ther. 1988;
245: 147-154.
- Nencini, P. and Stewart, J. Chronic systemic administration
of amphetamine increases food intake to morphine, but not to U-50,488H,
microinjected into the ventral tegmental area in rats. Brain Res.
1990; 527: 254-258.
- Nilsson S, Baigi A, Marklund B, Fridlund B. The
prevalence of the use of androgenic anabolic steroids by adolescents
in a county of Sweden. Eur J Public Health. 2001; 11: 195-7.
- Packard MG, Schroeder JP, Alexander GM. Expression
of testosterone conditioned place preference is blocked by peripheral
or intra-accumbens injection of alpha-flupenthixol. Horm Behav. 1998;
34: 39-47.
- Packard MG, Cornell AH, Alexander GM. Rewarding
affective properties of intra-nucleus accumbens injections of testosterone.
Behav Neurosci. 1997; 111: 219-24.
- Paroli E. e Nencini P., Sport Medicina dello. doping.
In: Enciclopedia Medica Italiana.14, 882-883, 1987.
- Perry S, Heidrich G. Management of pain during
debridement: a survey of U.S. burn units. Pain. 1982; 13: 267-80.
- Pierce WD, Epling WF, Boer DP. Deprivation and
satiation: the interrelations between food and wheel running. J Exp
Anal Behav 1986; 46: 199-200.
- Pisetzky F. e Nencini P. Sport Medicina dello.
doping. In: Enciclopedia Medica Italiana. Aggiornamento II***,
2000, 5599.
- Pope HG Jr, Katz DL. Psychiatric and medical effects
of anabolic-androgenic steroid use. Arch Gen Psychiatry. 1994; 51:
375-382.
- Pope HG Jr, Kouri EM, Hudson JI. Effects of supraphysiologic
doses of testosterone on mood and aggression in normal men: a randomized
controlled trial. Arch Gen Psychiatry. 2000; 57: 133-40
- Porter J, Jick H. Addiction rare in patients treated
with narcotics. N Engl J Med. 1980; 302: 123.
- Robinson TE, Berridge KC. The neural basis of drug
craving: an incentive-sensitization theory of addiction. Brain Res
Rev. 1993; 18: 247-91.
- Schroeder JP, Packard MG. Role of dopamine receptor
subtypes in the acquisition of a testosterone conditioned place preference
in rats. Neurosci Lett. 2000; 282: 17-20.
- Spanagel R, Herz A, Shippenberg TS. Opposing tonically
active endogenous opioid systems modulate the mesolimbic dopaminergic
pathway. Proc Natl Acad Sci U S A. 1992; 89: 2046-50.
- Stewart J, Badiani A. Tolerance and sensitization
to the behavioral effects of drugs. Behav Pharmacol. 1993; 4: 289-312.
- Werme M, Thoren P, Olson L, Brene S. Addiction-prone
Lewis but not Fischer rats develop compulsive running that coincides
with downregulation of nerve growth factor inducible-B and neuron-derived
orphan receptor 1. J Neurosci. 1999; 19: 6169-74.
- Werme M, Thoren P, Olson L, Brene S. Running and
cocaine both upregulate dynorphin mRNA in medial caudate putamen.
Eur J Neurosci. 2000; 12: 2967-74.
- Wildmann J, Kruger A, Schmole M, Niemann J, Matthaei
H. Increase of circulating beta-endorphin-like immunoreactivity correlates
with the change in feeling of pleasantness after running. Life Sci.
1986; 38: 997-1003.
- Wise RA, Rompre PP. Brain dopamine and reward.
Annu Rev Psychol. 1989;40:191-225.
- Wood RI. Oral testosterone self-administration
in male hamsters: dose-response, voluntary exercise, and individual
differences. Horm Behav. 2002; 41: 247-58.
- Woolverton WL, English JA, Weed MR. Choice between
cocaine and food in a discrete-trials procedure in monkeys: a unit
price analysis. Psychopharmacology (Berl). 1997; 133: 269-74.
Tabella 1
FARMACI INCLUSI TRA LE SOSTANZE DI DOPING |
| ANABOLIZZANTI
Steroidi Anabolizzanti
Beta 2 Agonisti
ORMONI PEPTIDICI E GLICOPROTEICI
Corticotropina (Acth)
Eritropoietina (Epo)
Fattore di Crescita Insulino-simile (Igf-1)
Gonadotropina Corionica Umana (Hcg)
Insulina
Ormone della Crescita (Gh)
STIMOLANTI
Amfetamine
Caffeina
Cocaina e Anestetici Locali
Efedrina e Altri Stimolanti
Guarana’
SOSTANZE CHE INNALZANO LA SOGLIA DEL DOLORE
Corticosteoidi
Etanolo (Alcol Etilico)
Marijuana
Narcotici (Oppioidi)
SOSTANZE MASCHERANTI
Diuretici e Probenecid
BETA BLOCCANTI
|
Tabella 2
Effetti dell’esercizio fisico e degli steroidi androgeni anabolizzanti
sul sistema di gratificazione endogeno
|
WHEEL RUNNING |
STREROIDI ANDROGENI ANABOLIZZANTI |
Conditioned place preference |
PRESENTE
(naloxone-reversibile) |
PRESENTE
(reversibile con antagonisti dopaminergici) |
Auto-somministrazione |
|
PRESENTE
(debole) |
Auto-somministrazione della cocaina |
Inibita
(per competizione) |
Riduzione degli effetti gratificanti (nell’uomo) |
Sistema oppioide endogeno |
Attivato |
Atttivato |
Sistema dopaminergico mesolimbico |
|
Ativato |
|
 |