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SISTEMATICA Elenco
dei lavori disponibili
L’assunzione di droghe d’abuso come fattore etiologico
di rabdomiolisi
Manuela Graziani
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università “La Sapienza” e Policlinico “Umberto
I” - Roma
Indice
- Introduzione
- Cocaina
- Anfetamine e derivati
- Etanolo
- Eroina
- Tabacco
- Fenciclidina e ketamina
- Toluene
- Conclusioni
- Bibliografia
1. Introduzione
La rabdomiolisia è una condizione
clinica acuta o subacuta caratterizzata da lisi della membrana dei miociti
(Fig 1), con conseguente rilascio
del contenuto intracellulare (enzimatico, elettrolitico e metabolico)
nello spazio intercellulare(1). Caratterizzante
un processo rabdomiolitico è l’innalzamento dei livelli
sierici di creatinchinasib (CK); sebbene
non esista unanimità su quali siano i livelli di CK che permettono
una diagnosi certa, è stato proposto (2)
che questa venga posta per concentrazioni sieriche di CK almeno 5 volte
maggiori rispetto al limite superiore del range di normalità
(45-260 UI/L). Marker precoce di rabdomiolisi è l’aumento
dei livelli sierici di mioglobina, nonché la presenza di mioglobinuria
(caratterizzata dalla comparsa di urine rosso-brune)c.
Una classificazione etiopatogenetica della rabdomiolisi permette di
identificare le rabdomiolisi di origine traumatica, di cui la Crush
syndromed può essere considerata
prototipo, e le rabdomiolisi di origine non traumatica.
Tra queste ultime, la causa di più frequente, e talvolta misconosciuto,
riscontro risulta essere il consumo di droghe come anfetamina e derivati,
cocaina ed eroina(3). Anche l’abuso
di alcol può condurre ad un processo rabdomiolitico, mentre il
fumo di tabacco è considerato un co-fattore. Sono infine presenti
in letteratura case report che segnalano un’associazione fra abuso
di fenciclidina e ketamina, nonché di solventi, in particolare
di toluene, e rabdomiolisi.
Fondamentale è porre una corretta diagnosi di questo quadro clinico,
in quanto un precoce avvio della terapia permette di prevenire l’insorgenza
di insufficienza renale acuta, complicanza la cui percentuale di osservazione
varia, a seconda del campione considerato, tra il 4 ed il 33%(4,5).
2. Cocaina
L’associazione cocaina-rabdomiolisi è ampiamente riconosciuta
(6,7). In uno studio effettuato
allo scopo di individuare i fattori di rischio per l’insorgenza
di rabdomiolisi in consumatori di cocaina(8),
è stata evidenziata una associazione significativa fra gravità
dello stato di intossicazione acuta dalla sostanza stessa e severità
del quadro rabdomiolitico (definito come tale per valori plasmatici
di CK > 500 UI/L) e delle sue complicanze.
I meccanismi patogenetici alla base della rabdomiolisi da cocaina sono
molteplici: è stato dimostrato sia un effetto tossico diretto
della cocaina sulla muscolatura scheletrica(9),
sia un effetto indiretto ischemizzante e conseguente alla vasocostrizione(10).
La frequente associazione con ipertermia avvicina questo quadro clinico
alla sindrome neurolettica maligna: ciò ha condotto ad ipotizzare
che l’alterazione dei livelli di dopamina e della densità
dei suoi recettori, che insorge nei consumatori cronici di cocaina,
possa essere uno dei meccanismi patogenetici coinvolti nell’insorgenza
della rabdomiolisi(11,12).
Conferma indiretta potrebbe essere la dimostrazione in vitro(13)
della azione inibente del dantrolene (che come noto viene utilizzato
elettivamente nella terapia della ipertermia maligna) sulla liberazione
di CK indotta da cocaina ed etanolo.
Da segnalare comunque che elevati valori plasmatici di CK sono stati
osservati in consumatori di cocaina anche in assenza di sintomi clinici
di rabdomiolisi, e che tali livelli di CK sono risultati significativamente
correlati alla presenza di metaboliti della cocaina nelle urine(14).
3. Anfetamine e derivati
Così come per la cocaina, la rabdomiolisi è riconosciuta
da tempo essere una delle complicanze associate al consumo di anfetamina(15,16)
e di alcuni suoi derivati, come metanfetamina e metilen-diossi-metanfetamina
(Ecstasy)(17). Uno studio retrospettivo
intrapreso in un Dipartimento di Emergenza su pazienti con diagnosi
di rabdomiolisi, ha evidenziato che il 43 % dei soggetti (campione totale
367 pazienti) aveva assunto metanfetamina: inoltre in questo gruppo
i valori medi di CK registrati alla prima osservazione erano significativamente
più alti rispetto ai valori osservati negli altri pazienti(18).
Analogamente alla cocaina la attività di vasocostrizione generalizzata
indotta dalle amfetamine può avere come conseguenza un effetto
ischemico con relativo danno ipossico a carico dei miociti(19).
E’ stato recentemente sottolineato come alterazioni a livello
del metabolismo cellulare possono contribuire all’insorgenza di
rabdomiolisi: in particolare l’aumento delle concentrazioni sieriche
di dopamina e noradrenalina indotto dalle anfetamine, ha come conseguenza
un aumento della richiesta di ATP(20,21)
e questo, unitamente alla diminuzione della quantità di cibo
ed acqua ingeriti (ovvero al ridotto bilancio calorico ed alla disidratazione),
può contribuire all’avvio di un processo di lisi.
La presenza di agitazione psicomotoria in soggetti in stato di intossicazione
acuta da anfetamina, può determinare la necessità di un
contenimento forzato, e questo ultimo contribuire all’insorgenza
di rabdomiolisi(22). Anche movimenti coreo-atetosici
prolungati che possono essere presenti in caso di intossicazione acuta
da anfetamina, possono scatenare un quadro rabdomiolitico(23).
Alla presenza di una significativa associazione rabdomiolisi-(met)anfetamina
consegue una duplice indicazione: misurazione dei livelli di CK in tutti
i pazienti positivi per anfetamina, e ricerca nei liquidi biologici
delle anfetamine (e di altre sostanze d’abuso !) in tutti i pazienti
con CK elevata nei quali non sia possibile identificare altro fattore
etiologico.
4. Etanolo
L’abuso di alcool rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza
di rabdomiolisi(24). Una diretta azione
miotossica dell’etanolo è stata da tempo evidenziata in
volontari sani(25) e confermata successivamente
da studi in vitro(26). All’istaurarsi
di un danno muscolare può contribuire anche l’induzione
da parte dell’etanolo dell’attività enzimatica del
citocromo P450 (di cui è stata recentemente indicata una ulteriore
localizzazione a livello del reticolo sarcoplasmatico del miocita),
con la conseguente produzione di metaboliti intermedi tossici di altri
composti, quali ad esempio acetaminofene e cocaina(27).
Lo stato di malnutrizione, sovente associato con la condizione di alcolismo,
può condurre alla diminuzione delle riserve di glicogeno ed ATP;
in aggiunta le alterazioni del quadro elettrolitico (ipopotassiemia,
ipomagnesiemia) possono contribuire all’insorgenza di rabdomiolisi
o precipitarla(28).
Il delirium tremens, ovvero i tremori e l’aumento del tono muscolare
che, come noto, caratterizzano uno stato astinenziale acuto, sono stati
chiamati in causa per spiegare l’aumento della CK plasmatica in
corso di alcolismo. Da ricordare infine che una intossicazione acuta
da alcol (ed anche da eroina) può essere causa di uno stato protratto
di immobilità: la conseguente pressione sui muscoli e relativa
ipossia, può scatenare rabdomiolisid. Risulta in questo caso
evidente l’analogia con la Crush syndrome e la natura indiretta
quindi della azione rabdomiolitica della sostanza.
5. Eroina
Il nesso eziologico fra consumo di eroina e rabdomiolisi è da
tempo riconosciuto(29) e recentemente è
stato evidenziato un incremento dei casi di mioglobinuria insorta a
seguito di overdose da eroina(30). La patogenesi
è da ritenersi multifattoriale e più comunemente riferibile
alla presenza di uno stato ipossico generalizzato nonché di acidosi
sistemica. Di frequente osservazione, la compressione muscolare per
immobilizzazione prolungata in posture non usualid(29,31),
condizione questa che può esitare in una sindrome compartimentalee
a carico ad esempio degli arti inferiori. Anche in questo caso evidente
l’analogia con la Crush syndrome.
6. Tabacco
Sebbene non sia evidenziabile una diretta correlazione tra rabdomiolisi
e fumo di tabacco, tuttavia quest’ultimo potrebbe tuttavia svolgere
funzioni di cofattore nello sviluppo di rabdomiolisi. La carbossiemoglobina
risultante dalla esposizione al fumo di tabacco può difatti contribuire
allo stato anossico ed inoltre la mioglobina risulta maggiormente affine
della emoglobina per il monossido di carbonio, il cui avvelenamento
acuto è come noto di per sé causa di rabdomiolisi(32),
con conseguente formazione di carbossimioglobina, che riduce ulteriormente
la disponibilità di ossigeno necessaria ad un corretto metabolismo
cellulare(33).
7. Fenciclidina e ketamina
La fenciclidina è stata associata alla rabdomiolisi; in assenza
di un dimostrato effetto miotossico diretto, l’insorgenza di rabdomiolisi
è da attribuirsi ai movimenti involontari e prolungati che caratterizzano
uno stato di intossicazione acuta(34).
La medesima osservazione è valida per la ketamina, analogo strutturale
della fenciclidina ed oggetto di più recente abuso: in uno studio
effettuato in un Dipartimento di Emergenza su un campione di 20 pazienti
sono stati segnalati 2 casi di rabdomiolisi di grado lieve(35),
la cui causa è comunque attribuita allo stato di agitazione motoria
indotto dalla sostanza.
8. Toluene
Da segnalare infine dalla letteratura alcuni case report(36-38)
riferiti a soggetti che hanno sviluppato un quadro rabdomiolitico associato
a gravi squilibri elettrolitici a seguito dell’assunzione di toluene
per inalazione di colla o vernici.
9. Conclusioni
Da quanto esposto risulta che la rabdomiolisi ad etiologia tossicologica
è condizione clinica di frequente riscontro. Tenuto conto che
diagnosi e terapia precoci della rabdomiolisi possono ridurre significativamente
l’insorgenza della sua più temibile complicanza, l’insufficienza
renale acuta, un attento monitoraggio della CK sierica e di eventuale
mioglobinuria dovrebbe essere effettuato in pazienti in stato di agitazione
o di coma e nei quali uno screening urinario abbia evidenziato presenza
di metaboliti delle sostanze d’abuso.
10. Bibliografia
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11. Note
- Qualunque condizione che causi una diminuzione di
sintesi o disponibilità, nonché un incremento di consumo
dell’adenosintrifosfato (ATP) a livello della muscolatura striata
può essere causa di rabdomiolisi; difatti la deplezione di
ATP conduce ad una alterazione di funzionalità dei trasportatori
di membrana ATP-dipendenti, come la pompa Na+- K+ e Na+-
Ca++. Il conseguente aumento della concentrazione intracellulare
di Ca++ esita in una attivazione delle fosfolipasi con danno alla
membrana plasmatica del miocita.
- La creatinchinasi, come noto, è l’enzima
che catalizza la conversione di creatin-fosfato in creatina, mettendo
a disposizione il fosfato per la sintesi di ATP a partire dall’adenosintrifosfato
(ADP).
- La mioglobina, proteina contenuta nei miociti e
deputata al trasporto dell’ossigeno, viene liberata a seguito
della necrosi cellulare: la sua precipitazione a livello dei tubuli
renali, eventualmente aggravata da urine acide e di volume ridotto,
può condurre all’insorgenza di una insufficienza renale
acuta. Da notare che l’assenza di mioglobinuria non esclude
la presenza di rabdomiolisi in quanto la mioglobina è rinvenibile
nelle urine solo quando i suoi livelli plasmatici sono superiori a
0.5-1,5 mg/dl. E’ stato calcolato che un processo rabdomiolitico
a carico di 100 g di muscolo sia sufficiente a produrre livelli di
mioglobinemia > 1.5 mg/dl con conseguente mioglobinuria.
- La Crush syndrome è la manifestazione sistemica
di danno muscolare a seguito di un trauma o di una alterazione ischemia-riperfusione.
Una classica descrizione di questa sindrome (in era pre-dialitica
spesso ad esito mortale) è fornita da Bywaters e Beall(39):
il quadro sintomatologico è caratterizzato da tensione, edema,
dolore muscolare, urine ipercromiche, acidosi, stato di shock. E’
possibile l’esito in insufficienza renale acuta, causata dalla
precipitazione di mioglobina a livello dei tubuli renali.
- Sindrome compartimentale – è la manifestazione
locale di uno stato ischemico a livello neuromuscolare causato da
un aumento di pressione nelle strutture miofasciali caratterizzata
da edema muscolare, dolore e parestesie conseguenti all’aumento
della pressione intramuscolare con compressione delle strutture vasculo-nervose.
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