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SISTEMATICA Elenco
dei lavori disponibili
Il fentanil come sostanza d'abuso
Marco Borghesan
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università “La Sapienza” e Policlinico “Umberto
I” - Roma
Un articolo apparso il 27/04/2004 sul sito on line della CNN ha richiamato
l’attenzione sulla diffusione illegale di un “lecca-lecca”
venduto dagli spacciatori, al prezzo di 20 dollari, sotto il nome di
perc-a-pop. Le analisi di laboratorio hanno rivelato che il principio
attivo presente nel “lecca-lecca” era il fentanil, sostanza
nota da tempo sia agli anestesisti che ai tossicologi.
Il fentanil [N-(1-fenetil-4-piperidil)propionanilide] è un analgesico
narcotico introdotto in commercio, circa 30 anni fa, come preanestetico
per uso endovenoso in fiale da 2-20 ml sotto il nome di Sublimaze e
a tutt’oggi largamente usato in Europa e negli Stati Uniti d’America
come analgesico (per il trattamento del dolore cronico/oncologico) e/o
anestetico in procedure chirurgiche. La sua potenza (si calcola che
sia 80 volte superiore a quella della morfina) cosi come la sua rapidità
d’azione e la breve durata hanno contribuito alla sua rapida diffusione.
La somministrazione di 50-100 µg di prodotto per via endovenosa
provoca analgesia e rapida perdita di coscienza(1).
La concentrazione media per raggiungere un effetto analgesico è
di 1-3 µg/L. Nei casi di suicidio o di morti accidentali le concentrazioni
medie erano di 8-5 µg/L(2).
Rispetto alla morfina, farmaco che è stato sostituito dal fentanil
durante le procedure chirurgiche, l’incidenza di fenomeni di amnesia
incompleta, ipotensione, ipertensione è più bassa e la
durata della depressione respiratoria è più breve. È
commercializzato in formulazioni per uso endovenoso, per uso transdermico
(cerotti: Duragesic), per uso transmucoso (lecca-lecca per somministrazione
orale(3) con indicazione sedativa, ansiolitica
e analgesica per uso pediatrico e pazienti oncologici). Per via transmucosa
una dose di solo 0,5-1 mg produce analgesia di breve durata con sedazione
e una leggera depressione respiratoria(1).
L’uso di dosi superiori ai 15 mg/kg è stato associato all’insorgenza
di vomito, prurito ed, occasionalmente, depressione respiratoria(4).
Dopo una rapida distribuzione ai tessuti, il fentanil è ridistribuito
nell’albero circolatorio e trasformato in metaboliti inattivi
nel fegato, preponderantemente attraverso una N-dealchilazione. Circa
l’80 % della dose è escreto nelle urine entro 72 ore dalla
somministrazione. Meno dell’8% è escreto immodificato(1,5).
Dopo somministrazione endovenosa, il fentanil ha dimostrato una clearance
di 0,67 + 0,15 l/min, un volume di distribuzione allo “steady
state” di 287 + 79 l e un’emivita finale di eliminazione
di 425 + 102 min(6). A causa della mancanza
di analogia strutturale con la morfina, la sostanza non viene riconosciuta
dai test immunoenzimatici (EMIT) normalmente utilizzati per lo screening
degli oppioidi(3).
Come per gli altri analgesici oppioidi, l’uso continuativo del
farmaco determina lo sviluppo di fenomeni di tolleranza e dipendenza.
L’effetto euforizzante del fentanil ha condotto, già alla
metà degli anni 70, ad un’abuso della sostanza, soprattutto
tra gli anestesisti e il personale medico che hanno un facile accesso
ai farmaci. Uno studio(7) del 1983 identificò
il fentanil come la più frequente sostanza d’abuso tra
gli anestesisti. A partire dal 1979, i laboratori clandestini hanno
iniziato a produrre e riversare sul mercato illegale una molecola derivata
dal fentanil, l’alfa-metilfentanil. Conosciuta come China White
o eroina sintetica, la molecola causò un notevole numero di decessi
e condusse in America alla sua classificazione nella scheda 1 delle
sostanze sotto controllo. Ciò determinò l’immissione
sul mercato illecito di nuovi derivati del fentanil tra cui il 3-metilfentanil.
Questa molecola circa 6000 volte più potente della morfina (si
stima che la sua minima dose letale (DL) sia di soli 250 mcg(8))
causò in Pensilvania(9), dove la
molecola era stata per la prima volta sintetizzata, 19 decessi(10).
Da allora il fentanil ricompare periodicamente nelle cronache per la
peculiare caratteristica di dare origine a delle piccole epidemie di
decessi che sono limitate sia geograficamente che per il periodo temporale
che interessano. Nel periodo tra gennaio ed aprile del 1992 un cluster
di morti per fentanil fu rilevato nel Maryland: 28 casi di decessi furono
attribuiti al coabuso di fentanil e di altre sostanze (22 casi con morfina/codeina,
17 casi con cocaina, 10 casi con alcol) e 2 casi di decesso per uso
del solo fentanil. Nello stesso periodo si ebbero dei decessi correlati
al fentanil in California, Massachusetts, Carolina del Sud.
Nell’arco di 16 mesi tra il 1996 e il 1997 in Svezia altri nove
casi di morti furono attribuite al fentanil usato come sostanza da taglio
nelle pasticche di anfetamine(11). La ragione
dell’uso del fentanil come sostanza da taglio resta ignota ma
è probabile che questa miscela rappresenti un tentativo di emulare
ciò che avviene nello Speed (miscela di eroina e cocaina) ossia
ridurre l’effetto deprimente del fentanil sul sistema nervoso
centrale con uno stimolante (anfetamina)(11).
La morte di uno studente di medicina a New York, segnalato sul New York
Times nel novembre del 96 ha riportato l’attenzione su questa
forma d’abuso(3).
Nel 2000 sono stati segnalati negli USA 576 casi di abuso di fentanil
negli ospedali americani. Il numero è salito a 1506 casi nel
2002 (fonte CNN). Questi ed altri dati indicano che il fentanil, come
farmaco d’abuso, sta progressivamente crescendo di popolarità
sia in America(12) che in Europa(3).
Ciò dovrebbe costituire un campanello d’allarme per i medici
e le autorità competenti: la somministrazione di fentanil o dei
suoi derivati (alfentanil, sufentanil) prevede la presenza di un medico
che abbia a portata di mano l’antidoto e un kit per la rianimazione.
Appare quindi evidente come l’uso ricreazionale di tale molecola
sia particolarmente pericolosa. La presentazione clinica di un’overdose
da fentanil include una profonda depressione respiratoria, bradicardia,
ipotensione, rigidità della muscolatura (compresa la muscolatura
respiratoria), nausea, vomito e convulsioni. Il trattamento di una tale
condizione prevede una rianimazione cardiopolmonare con ventilazione
meccanica e notevoli dosi di naloxone.
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