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SISTEMATICA Elenco
dei lavori disponibili
Complicanze renali nell'abuso di droghe
Luana Oddi
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia Servizio Speciale Antidroga
Università di Roma "La Sapienza" e Policlinico "Umberto
I"
- Introduzione
- Alcol
- Cannabis
- Cocaina
- Ecstasy
- Eroina
- Khat
- …ed ancora
- Conclusioni
- Bibliografia
1. INTRODUZIONE
Il rene, in relazione al suo primario ruolo di organo emuntorio, rappresenta
uno dei principali bersagli dell’azione tossica dei farmaci. A
ciò indubbiamente contribuiscono gli alti livelli di concentrazione
raggiunti dalla sostanza e dai suoi metaboliti nel parenchima renale.
La presenza dello xenobiotico, o dei suoi metaboliti, nei tessuti renali
è infatti favorita dalla stessa funzionalità renale: filtrazione
glomerulare, riassorbimento tubulare, presenza di enzimi implicati nel
metabolismo dei farmaci, con possibile sintesi di composti reattivi,
reali responsabili del danno tissutale(1).
L’evidenza di patologie renali correlate all’uso di sostanze
stupefacenti è d’altro canto storia relativamente recente.
Uno dei primi studi in cui furono descritti casi di danno renale associato
a consumo di sostanze stupefacenti risale al 1970(2):
in esso vennero riportati i casi di 14 drug abusers, che presentavano
un quadro clinico compatibile con una diagnosi di poliarterite nodosa.
La sintomatologia di presentazione variava da casi asintomatici, a casi
con segni e sintomi di insufficienza renale, edema polmonare, pancreatite
e neuropatia. L’esame angiografico evidenziava sacculazioni e
aneurismi a carico dei vasi epatici, renali e pancreatici. Queste alterazioni
vennero confermate dall’esame autoptico effettuato in quattro
pazienti deceduti. Istologicamente si evidenziava un quadro riferibile
a panarterite nodosa: angioite necrotizzante a carico delle piccole
e medie arterie del rene e di altri organi, caratterizzata da infiltrato
infiammatorio, necrosi fibrinoide e restringimento del lume vascolare.
In questo studio non fu possibile definire un singolo agente eziologico,
data la vasta gamma di sostanze psicotrope assunte, anche se la metanfetamina
somministrata per via endovenosa risultò la droga più
frequentemente utilizzata.
In relazione al tipo di sostanza considerata si ha un diverso profilo
di complicanze renali, così come differente può essere
la gravità dell’insulto renale: da transitorie disfunzioni
renali, a malattie renali croniche, comportanti trattamenti a lungo
termine, fino a quadri di insufficienza renale acuta (IRA). Tra l’altro
non si deve dimenticare che le sostanze d’abuso possono agire
come fattori aggravanti (o precipitanti) l’evoluzione clinica
di una preesistente patologia renale. A tal proposito da citare è
uno studio(3) americano di tipo prospettico effettuato
su due gruppi di soggetti ipertesi, uno costituito da drug-abusers,
l’altro, di controllo, da soggetti non consumatori di sostanze
illecite. Il follow-up di 15 anni dalla prima visita per la patologia
ipertensiva di questi soggetti, evidenziava che il progressivo declino
della funzione renale era più frequente nel gruppo di abusatori
(18.8%), rispetto al gruppo di controllo (36.6%). Inoltre le droghe
che risultarono avere una più stretta correlazione con le complicanze
renali furono: il crack, l’eroina, le anfetamine e gli allucinogeni.
Vengono di seguito riportate effetti e complicanze renali associate
ai diversi tipi di sostanze stupefacenti (vedi tab.1).
SOSTANZE |
COMPLICANZE |
ACUTE |
CRONICHE |
ALCOL |
aumento diuresi (per inibizione
ADH) |
sindrome epatorenale |
"iponatremia dei bevitori
di birra" |
nefropatia da Ig A |
|
rabdomiolisi |
|
diminuzione concentrazioni
sieriche dei principali elettroliti (P, Mg, Ca, K). |
CANNABIS |
infarto renale (un solo
caso riportato in letteratura) |
- |
COCAINA |
insufficienza renale acuta |
ipertensione arteriosa: |
nefrite interstiziale acuta
|
aggravamento del decorso
|
rabdomiolisi |
pił rapida progressione
verso l'insufficienza renale cronica |
infarto renale |
|
squilibri elettrolitici |
|
ECSTASY |
rabdomiolisi |
insufficienza renale cronica
(per incompleto ripristino della funzione del rene colpito dalle
complicanze acute) |
vasculopatia necrotizzante
renale |
|
iponatremia |
|
disfunzione dei tubuli prossimali
renali |
|
ipertermia |
|
ipertensione maligna |
|
EROINA |
rabdomiolisi |
HAN (heroin-associated nephropathy) |
glomerulonefrite associata
ad endocardite batterica |
HIVAN (HIV-associated nephropathy) |
|
glomerulonefrite membranoproliferativa
HCV-relata |
|
amiloidosi |
KHAT |
solo evidenze sperimentali
di nefrosi tubulare acuta |
- |
STEROIDI
ANABOLIZZANTI |
- |
aumento rischio di carcinoma
renale |
TABACCO |
- |
ipertensione arteriosa (pił
rapida progressione verso l'IRC e verso lo sviluppo di microabuminuria) |
|
aumento progressione stenosi
renale |
|
aumento progressione nefropatia
lupoide |
|
aumento rischio carcinoma
pelvi renale |
Tab. 1- Schema riassuntivo delle principali complicanze
acute e
croniche dell'abuso delle sostanze stupefacenti.
2. ALCOL
Il consumo sia cronico che acuto di alcol può compromettere
la funzione renale sia in maniera diretta che indiretta, in quest’ultimo
caso come conseguenza di patologie epatiche(4).
Effetti diretti
L’azione diretta dell’alcol sul rene è
stata dimostrata attraverso studi sperimentali effettuati su cani sottoposti
a somministrazione cronica di alcol: l’esame istologico del rene
evidenziava ispessimento della membrana glomerulare, con proliferazione
cellulare(4). Ratti esposti ad alcol mostravano
alterazioni della funzionalità renale e, all’esame istologico,
cellule di aumentato volume rispetto a ratti di controllo(4).
Analogamente studi autoptici(5) effettuati
su pazienti alcolisti hanno riscontrato, rispetto ai controlli, una
condizione di nefromegalia e glomerulomegalia, probabilmente conseguente
sia a proliferazione che ad ingrandimento cellulare(4).
A queste modificazioni strutturali si associano alterazioni del flusso
urinario e del bilancio elettrolitico(4,6,7):
- l’alcol, in seguito alla inibizione del rilascio di ADH,
aumenta il flusso urinario, con conseguente perdita di liquidi ed
incremento della concentrazione sierica degli elettroliti. In contrasto
a questo transitorio effetto diuretico, nell’alcolismo cronico
si osserva una ritenzione idrica e sodica con espansione del volume
extracellulare(6);
- la “iponatremia dei bevitori di birra” è una
sindrome che insorge dopo un'eccessiva ingestione di birra, con conseguente
aumento della quantità di liquidi introdotti nell’organismo(8).
Con l'eccezione di questo quadro ed in assenza di patologie epatiche,
l’abuso, sia cronico che acuto di alcol, non è comunque
causa diretta di modificazioni significative della sodiemia;
- l'alcol causa un alterato trasporto del potassio dallo spazio extracellulare
a quello intracellulare con conservazione intracellulare del potassio
e diminuita potassiuria per riduzione della quantità di potassio
escreto dalle cellule tubulari renali(4,7);
nell'alcolismo cronico l'ipopotassiemia può essere aggravata
dal carente apporto di tale ione con la dieta e dalle perdite dello
stesso a livello del tratto gastrointestinale(4);
- una ipofosfatemia può associarsi ad alcolismo severo(4);
le cause sono plurime: insufficiente apporto con la dieta; aumento
del pH ematico in relazione a prolungata tachipnea; eccessiva escrezione
urinaria;
- l’ipomagnesemia frequentemente riscontrata nell’alcolismo
cronico, è probabilmente conseguente ad un’aumentata
escrezione urinaria dell’elettrolita(4);
- alla genesi della ipocalcemia possono contribuire diversi meccanismi:
aumentata escrezione; ridotti livelli di vitamina D e di proteine
plasmatiche leganti il calcio nell’alcolismo complicato con
malattie epatiche; rabdomiolisi(4). La
deplezione sierica di calcio, fosforo e magnesio si associa inoltre
all'ipoparatiroidismo alcol indotto(6,9).
L’insorgenza e la gravità di tali effetti sono comunque
influenzate da diversi fattori, quali quantità e frequenza delle
bevute, lo stato nutrizionale e la presenza di altre patologie nel paziente(4).
Effetti indiretti
Studi autoptici effettuati su pazienti affetti da cirrosi
epatica alcolica hanno riscontrato nel 50%-100% dei casi anche una glomerulopatia,
in genere riferibile a nefropatia da deposizione di immunocomplessi
IgA(10). Generalmente silente dal punto
di vista sintomatologico, tale nefropatia è caratterizzata da
microematuria e proteinuria, associate ad incrementati livelli sierici
di immunocomplessi IgA, come si osserva frequentemente nei pazienti
con cirrosi alcolica. Solo più raramente la malattia diviene
sintomatica con la comparsa di macroematuria ed insufficienza renale(11).
Altri disturbi della funzionalità renale associati a patologie
epatiche alcol-relate, sono:
- ridotta capacità diuretica e natriuretica, con sviluppo
di ascite ed edemi per espansione dei liquidi extracellulari e loro
sequestro nella cavità peritoneale e nel compartimento extracellulare.
La quantità di fluidi ritenuti viene generalmente a superare
quella del sodio ritenuto, con conseguente iponatremia;
- sindrome epatorenale, caratterizzata da marcata diminuzione del
flusso urinario e della capacità natriuretica, con urine quasi
totalmente prive di sodio, iponatremia ed ascite; i livelli di urea
e creatinina sono in genere (ma non sempre) aumentati(4).
Tali alterazioni sembrano essere esclusivamente di tipo funzionale
e strettamente correlati alla patologia cirrotica. La mancanza di
danni organici è dimostrata dal fatto che quando il rene di
pazienti con sindrome epatorenale è trapiantato in riceventi
privi di affezioni epatiche, esso risulta normalmente funzionante.
Così come il trapianto epatico effettuato in pazienti con sindrome
epatorenale, è seguito dalla ripresa di una normale funzione
renale(4).
Rabdomiolisi
Diversi sono i case-reports descritti in letteratura di rabdomiolisi
associata all’abuso di alcol(12,13,14).
Benchè l'etanolo sia più frequentemente associato a miopatia
cronica(15), binges di alcol possono causare
danno muscolare acuto. Tale sindrome si accompagna a dolore dei muscoli
interessati, elevazione dei livelli sierici degli enzimi liberati dai
miociti (CK, CPK) e della mioglobina, con conseguente mioglobinuria
e possibile insorgenza di IRA, una delle principali complicanze della
rabdomiolisi.
Si pensa che l'alcol causi rabdomiolisi più che per un'azione
diretta, come conseguenza della pressione esercitata sui muscoli quando
il paziente, dopo perdita di coscienza, rimane per tempi prolungati
in una stessa posizione(16).
3. CANNABIS
La cannabis è certamente la sostanza illecita più diffusa
tra la popolazione giovanile. Gli effetti nefrotossici, soprattutto
a lungo termine di questa sostanza, rimangono incerti anche per la scarsità
di dati epidemiologici e sperimentali ad essa relativi(17).
Nella letteratura è infatti riportato un unico caso di infarto
renale insorto in un forte consumatore di cannabis(18).
Alterazioni emodinamiche associate all’uso di marijuana (vasodilatazione
periferica e un’azione adrenergica) sembrano fattori implicati
nell’insorgenza di tale complicanza, il cui meccanismo patogenetico
rimane però ancora da definire.
4. COCAINA
Quale potente attivatore del sistema dopaminergico e noradrenergico,
la cocaina è responsabile di numerosi quadri clinici di emergenza:
infarto del miocardio, crisi ipertensive, aritmie, miocarditi, cardiomiopatia
dilatativa, vasculiti cerebrali, ictus e insulti ischemici a carico
di altri organi(19,20)
(www.droga.it/sistematica/agus/index.htm).
In relazione a questi effetti acuti e cronici sull’apparato cardiovascolare
l’uso di cocaina deve essere considerato un problema sanitario
di rilievo primario. Ciò nonostante il consumo di cocaina continua
ad aumentare specie nell'Europa occidentale e in Sud America.
Insieme all’infarto del miocardio, l’insufficienza renale
acuta rappresenta una delle complicanze dell’uso di cocaina maggiormente
note al clinico(19). Oltre che a patologie
renali acute, l’abuso di cocaina è inoltre associato a
danno renale di tipo cronico(21).
La patogenesi del danno renale associato all’uso di cocaina non
è ancora totalmente definita, ma probabilmente essa riconosce
una natura multifattoriale, con la combinazione di uno o più
dei meccanismi di seguito riportati.
- Modificazioni dell’emodinamica renale: tali modificazioni
sarebbero conseguenti alla azione vasocostrittrice della cocaina(22),
probabilmente secondaria all’inibizione del re-uptake delle
catecolamine e al rilascio di catecolamine dalla midollare del surrene.
Si è ipotizzato inoltre un’azione diretta della cocaina
sulle cellule muscolari lisce vascolari con incremento dell’afflusso
di calcio, ed il coinvolgimento di endoteline: elevati livelli di
questi fattori vasocostrittivi sono stati infatti riscontrati in donne
incinte con intossicazioni da cocaina(23).
- Stress ossidativo: studi sperimentali hanno evidenziato un aumento
dello stress ossidativo conseguente ad una riduzione del glutatione
intracellulare, in cellule renali esposte, in vitro, a cocaina(21).
- Induzione della sintesi di matrice mesangiale e di fibrosi(21):
questi effetti della cocaina sarebbero il risultato dell’interferenza
con l’espressione di specifici fattori di crescita e come induttore
del sistema renina-angiotensina (l'angiotensina II stimola la produzione
del fattore di crescita TGFß, implicato nei processi di induzione
della fibrogenesi)(24).
- Azione aterogena: questa dipenderebbe da tre fattori principali,
aumentata aggregazione piastrinica, aumentata produzione di trombossano;
aumentata sintesi di collagene(25).
- Azione diretta: anche se l’ipotesi di un’azione diretta
nefrotossica della cocaina è attualmente fonte di dibattito,
sembrerebbe sostenuta da studi sperimentali(26)
condotti su ratti esposti cronicamente alla cocaina. L’esame
istologico al 15° e al 90° giorno mostrava un danno dei capillari
glomerulari associato ad edema delle cellule tubulari renali, oltre
ad atrofia e sclerosi glomerulare, con necrosi delle cellule tubulari.
Rabdomiolisi da cocaina
La principale causa di insufficienza renale acuta conseguente all’uso
di cocaina è la rabdomiolisi(27).
Pur rimanendo da definire i meccanismi con cui la cocaina causa la rottura
dei miociti, si pensa all’implicazione di fattori multipli: prolungata
vasocostrizione delle arterie intramuscolari con successiva ischemia,
convulsioni generalizzate, compressione muscolare secondaria a perdita
di coscienza, danno diretto. La rabdomiolisi potrebbe essere inoltre
causata dalla presenza di sostanze contaminanti quali la stricnina,
la fenciclidina, l’arsenico e le anfetamine, sostanze di cui è
nota la capacità di causare convulsioni o rabdomiolisi(11).
La rabdomiolisi cocaina-relata, gravata da un’alta mortalità(28),
sembra condividere simili elementi clinici e fattori di rischio simili
a quelli del delirio da cocaina. Dall’osservazione che pazienti
con rabdomiolisi possono andare incontro anche a delirio, si è
ipotizzato che queste due complicanze rappresentino, in realtà,
due diversi stadi della stessa sindrome(29).
Ciò potrebbe trovare la sua spiegazione patogenetica in modificazioni
del metabolismo della dopamina conseguenti ad un uso prolungato ed intenso
di cocaina, piuttosto che ad un uso acuto della sostanza. L’appartenenza
a fasi distinte di uno stesso quadro sindromico, sarebbe anche sostenuto
da diverse evidenze cliniche ed epidemiologiche: i pazienti con rabdomiolisi
o delirio acuto presentano uguali caratteristiche per età, sesso,
razza, modalità di somministrazione della cocaina. Relativamente
a questi stessi parametri i casi di rabdomiolisi sembrano, tra l’altro,
discostarsi dai casi di morte per intossicazione acuta da cocaina, indotta
da altre cause.
Insufficienza renale acuta da cocaina senza rabdomiolisi
La rabdomiolisi non è l’unica causa di IRA relazionata
all’uso di cocaina. Sono stati infatti descritti casi(30,31)
di insufficienza renale insorta dopo uso di cocaina in soggetti con
assenza di segni clinici ed ematochimici di rabdomiolisi. Le proprietà
vasocostrittive della cocaina, già implicate nei meccanismi di
cardiotossicità, potrebbero essere responsabili di questi quadri.
La vasocostrizione renale indotta dalla cocaina causerebbe ischemia
con conseguente ipossia midollare e danno tubulare. Il meccanismo ischemico
risulta certamente importante per lo sviluppo di IRA associata ad ipertensione
maligna(32), caratterizzata istologicamente
da necrosi fibrinoide a carico delle piccole arterie.
Le "crisi renali sclerodermiche" sono quadri acuti di perdita
della funzionalità renale, caratterizzate da ipertensione accelerata,
rapida evoluzione verso l’insufficienza renale ed iper-reninemia;
anch'esse possono essere scatenate da un forte consumo di cocaina(33).
IRA associata all’uso di cocaina, infine, può essere conseguente
all’insorgenza di trombocitopenia ed emolisi. Case-reports descritti
in letteratura, infatti, considerano la cocaina una possibile causa
di quadri clinici riferibili a “Porpora Trombotica Trombocitopenica”
o sindrome di Moschowitz(34). Il meccanismo
non è ancora noto, ma i fattori coinvolti potrebbero essere diversi:
- danno endoteliale e piastrinico(35);
- azione vasocostrittrice;
- aumentata risposta piastrinica all’acido arachidonico, come
osservato sperimentalmente con piastrine esposte, in vitro, a cocaina(36).
Clinicamente i pazienti presentano anemia emolitica, alterazioni neurologiche,
disfunzioni renali, trombocitopenia e febbre. Istologicamente si osserva
parziale e focale glomerulosclerosi, danno dei tubuli prossimali e distali
e segni di microangiopatia, con occlusione delle arterie interlobulari,
depositi subendoteliali di fibrina e rigonfiamento delle cellule endoteliali.
Il trattamento dialitico associato ad infusione plasmatica permette
in genere un buon recupero, anche se non totale, della funzionalità
renale(33).
Ipertensione arteriosa ed I.R.C.
Benché sia nota l’associazione tra cocaina ed ipertensione
arteriosa acuta, meno definito è se la cocaina può essere
o no responsabile di ipertensione cronica. In realtà come dimostrato
da uno studio(37) effettuato su 301 pazienti,
prevalentemente afro-americani, non sembra esistere un’associazione
diretta tra cocaina ed ipertensione cronica o sviluppo di microalbuminuria.
Piuttosto, l’elevata frequenza di cocainomani tra i pazienti ipertesi
sarebbe dovuta alla capacità della cocaina di agire come fattore
aggravante il decorso di un quadro ipertensivo preesistente, o come
fattore slatentizzante di patologie cardiovascolari fino ad allora silenti.
Questi pazienti presentano forme ipertensive refrattarie al trattamento,
complicate con nefrosclerosi ipertensiva con necessità di frequente
trattamento dialitico20. Particolarmente dannosa sembra la cocaina nella
popolazione di afro-americani ipertesi(38,39);
questi infatti hanno, rispetto agli ipertesi caucasici, una malattia
vascolare più grave, con un maggior riscontro all’arteriografia
di ischemia corticale e nefrosclerosi e una più spiccata riduzione
del flusso ematico renale(20). L’azione
della cocaina non fa che aggravare tale quadro con l’instaurarsi
di un circolo vizioso: essa induce vasocostrizione, esacerbando l’ipertensione
e favorendo l’ulteriore diminuzione della funzione renale. A ciò
si aggiungerebbe l'azione aterogena della cocaina a carico delle arterie
renali: uno studio(40) basato sull’esame
autoptico del rene di 40 soggetti cocainomani, ha evidenziato un aumentato
rapporto glomeruli ialini/glomeruli normali, rispetto al rene di individui
non cocainomani morti per incidente stradale. Si osservava inoltre ispessimento
della tunica vascolare media e restringimento luminale. Altri studi
hanno descritto quadri di malattia aterosclerotica renale severa in
consumatori di cocaina(19,41):
le biopsie renali evidenziavano proliferazione mesangiale e fibrosi
interstiziale con focale atrofia tubulare; a carico delle arterie renali
interlobulari e segmentali si osservava marcata ialinosi per fibrosi
intimale, spesso associata a trombosi, e conseguente notevole restringimento
luminale.
Studi epidemiologici hanno suggerito un possibile ruolo della cocaina
nella progressione dell'IRC ipertensiva, soprattutto tra la popolazione
afro-americana(38,39).
Analogamente alla ipertensione cronica, anche qui resta difficile stabilire
una correlazione diretta causa-effetto tra cocaina e IRC, per la frequente
presenza nei pazienti cocainomani di fattori di confusione, principalmente
abuso di altre sostanze (tabacco ed eroina)(21).
Ulteriori studi, specie di tipo prospettico, sono quindi necessari per
meglio definire il ruolo che la cocaina riveste nell'evoluzione della
malattia ipertensiva e delle patologie renali croniche.
Nefrite interstiziale acuta (NIA)
Questa è una causa di IRA generalmente associata a malattie
con patogenesi immunitaria, quali sarcoidosi, lupus, o infezioni. Istologicamente
è caratterizzata da infiltrati di monociti ed eosinofili a livello
interstiziale e dei tubuli. La natura immunitaria sembra caratterizzare
anche i casi di NIA insorti in abusatori di cocaina e principalmente
di crack(42). Si pensa che lo sviluppo
di tale nefropatia sia conseguente a reazioni d’ipersensibilità
verso sostanze contaminanti, più che verso la cocaina. Tale patogenesi
immunitaria sembrerebbe sostenuta dalla associazione tra abuso di cocaina
e alcune malattie autoimmunitarie come la porpora di Henoch-Shonlein(43)
o lo scleroderma(33). Alcuni studi sperimentali(44)
hanno inoltre evidenziato come la cocaina sia in grado di causare proliferazione
mesangiale, stimolando il rilascio di IL6 da parte dei macrofagi; di
qui il possibile sviluppo di glomerulosclerosi segmentale-focale.
Infarto renale(45)
Il preciso meccanismo di induzione dell'infarto renale associato all'uso
di cocaina non è stato definito, ma potrebbero essere diversi
i fattori implicati: induzione dell’aggregazione piastrinica e
della sintesi di trombossano, danno endoteliale e vascolare successivo
a vasocostrizione(21). La diagnosi si avvale
soprattutto dei risultati degli esami condotti con tecniche di immagine(46)
(ecografia e successiva conferma con arteriografia e TAC), mentre all'esame
istologico si osservano principalmente segni di trombosi arteriosa e
venosa.
Squilibri elettrolitici
Questi possono complicare l’intossicazione da cocaina con insorgenza
di alcalosi o, più frequentemente, di acidosi. L’acidosi
metabolica è principalmente causata dall’eccessiva liberazione
di acido lattico in seguito a convulsioni, shock, insufficienza renale
da mioglobinuria(21). Acidosi respiratoria
può, invece, insorgere in seguito ad insufficienza respiratoria
o nel corso della seconda fase della cosiddetta reazione di “Casey-Jones”
, una grave sindrome da intossicazione da cocaina, con andamento progressivo
e possibile rapida evoluzione verso la morte(21,47,48).
Più raramente l’abuso di cocaina è causa di alcalosi,
generalmente conseguente a tachipnea(21).
5. ECSTASY
Mentre la tossicità dell'ecstasy a carico di vari organi, quali
fegato, muscolatura scheletrica SNC è stata studiata approfonditamente,
sono scarse le informazioni riguardo gli effetti nefrotossici di tale
sostanza. In letteratura infatti pochi sono i dati clinici che informino
sulle complicanze renali dell'ecstasy, che possono andare da transitorie
disfunzioni renali, fino a quadri di insufficienza renale (acuta e cronica),
in alcuni casi fatali. Il danno renale da ecstasy è documentato
da oliguria, aumento della creatininemia e dell'azotemia ed è
frequentemente associato a nausea, vomito, danni a carico della muscolatura
scheletrica ed ipertermia. Tali alterazioni a volte richiedono trattamento
dialitico, spesso seguito da un lento miglioramento della funzionalità
renale, con suo recupero parziale o completo e normalizzazione dei parametri
ematochimici. In alcuni casi però si assiste ad un suo progressivo
aggravamento con evoluzione verso l'exitus. In relazione a tale eventualità
la nefropatia da ecstasy, benché rara, non deve essere sottovalutata,
tenendo conto anche della sempre più ampia diffusione dell'abuso
dei composti anfetaminici.
Difficile risulta l'inquadramento clinico ed istologico di tali complicanze
renali, sia in relazione alla scarsa omogeneità dei pochi case-reports,
sia perchè la tossicità dell'ecstasy è influenzata
da vari fattori: dose e frequenza di assunzione, patologie preesistenti(49),
variabilità genetica(50), con possibile
carenza di enzimi coinvolti nel metabolismo dell'ecstasy e possibile
rischio tossico, interazioni con altri farmaci(51,52).
Soprattutto però la tossicità dell'ecstasy è influenzata
dalle modalità di assunzione e dalle caratteristiche dei contesti
ambientali abitualmente associati ad essa: prolungato esercizio fisico
in locali affollati e caldi, con eccessiva sudorazione e conseguente
disidratazione; contemporanea assunzione di alcolici.
Vengono di seguito riportati i principali quadri clinici di tossicità
renale associati all'uso di ecstasy.
Iponatremia e disfunzione dei tubuli prossimali
Diversi sono i meccanismi patogenetici ipotizzati per l’iponatremia
associata all’assunzione di ecstasy. Per la sua azione serotoninergica
l’MDMA, favorirebbe il rilascio di vasopressina(53)
e l’insorgenza di un quadro da inappropriata secrezione di ormone
antidiuretico (SIADH), caratterizzato da aumentata ritenzione idrica
e iponatremia secondaria. Un’altra teoria è che l’iponatremia
sia conseguente all'assunzione di elevate quantità di liquidi,
attuata a scopo preventivo dagli stessi consumatori per contrastare
l'insorgenza di ipertermia, o per compensare l'eccessiva sudorazione
conseguente all'intenso e prolungato movimento tenuto negli abituali
luoghi di consumo (rave-parties) dell'MDMA(54,55).
In alcuni casi all'iponatremia e alla polidipsia si associano poliuria,
glicosuria e iperfosfaturia, anzichè riduzione dell'escrezione
urinaria, come nella SIADH. Si ipotizza in questi casi una transitoria
disfunzione dei tubuli prossimali(56).
Ipertermia
E' una delle più frequenti reazioni avverse dell'ecstasy(57).
Favorita dalle alte temperature degli abituali luoghi di consumo della
sostanza e dall'aumentata attività motoria tenuta in tali ambienti,
può evolvere verso la rabdomiolisi e la C.I.D. e successiva IRA(58).
Rabdomiolisi
Questa risulta una delle principali cause di insufficienza renale associata
all'uso di MDMA. Tre sono i meccanismi mediante cui l'ecstasy può
danneggiare le fibre muscolari(59):
- iperpiressia;
- aumentato consumo energetico (per eccessivo sforzo muscolare);
- danno da compressione muscolare in pazienti rimasti per lungo tempo
in stato di inconscienza.
In mancanza di un adeguato trattamento la rabdomiolisi può
evolvere verso l'insufficienza renale, la principale causa di morte
da rabdomiolisi. Dai miociti danneggiati viene rilasciata mioglobina
che attraversa facilmente il glomerulo renale, raggiungendo i tubuli
renali e determinando mioglobinuria; a livello dei tubuli l'ambiente
acido favorirebbe la precipitazione del pigmento con formazione di cilindri
rosso/bruno (brown-sugar casts)(59) e danno
tubulare da ostruzione.
Ipertensione maligna
L'incremento pressorio e della frequenza cardiaca, frequentemente riscontrabili
dopo ingestione di ecstasy, per l'azione simpaticomimetica di tipo indiretto
tipico dei composti anfetaminici(60), può
assumere in alcuni casi le caratteristiche dell'ipertensione maligna,
grave condizione clinica che può evolvere a morte per l'insorgenza
di complicanze renali, cardiache e cerebrovascolari. Il fattore patogenetico
essenziale del danno renale nell'ipertensione maligna è la condizione
di ischemia, conseguente principalmente al restringimento arteriolare,
che accompagna i gravi innalzamenti pressori. Contribuisce all'insorgenza
del danno ischemico l'ostruzione dei piccoli vasi da parte di coaguli
fibrinici o mioglobinici, per la condizione di C.I.D. frequentemente
associata all'ipertensione maligna. Un case-report del 1995(60)
sembra essere il primo caso, con riscontro istologico, di insufficienza
renale acuta secondaria ad ipertensione maligna insorta dopo ingestione
di ecstasy. Gli elevati livelli pressori, associati ad una sintomatologia
piuttosto aspecifica (mal di testa, dolore addominale e vomito), si
accompagnavano ad un marcato incremento dell'azotemia e della creatininemia.
Un trattamento antipertensivo tempestivo, pur risultando efficace nel
favorire la riduzione della pressione arteriosa, spesso non è
sufficiente a risolvere l'insulto renale, costringendo a terapie dialitiche
non sempre risolutive. Istologicamente si osserva ispessimento ialino
delle arteriole, con conseguente restringimento vascolare(60);
occlusione arteriolare da parte di trombi e coaguli di fibrina; necrosi
parziale e segmentale dei glomeruli, con raggrinzimento della membrana
basale; necrosi tubulare ed edema interstiziale.
Vasculopatia necrotizzante renale
Questa è una rara ma severa complicanza dell'ingestione di ecstasy(61,62).
Già descritta in associazione all'assunzione di altre sostanze
d'abuso(1,63), questa
vasculopatia è stata riscontrata più frequentemente a
carico di altri organi. Più raro è apparso il coinvolgimento
dei reni, a carico dei quali non si osservano modificazioni macroscopiche,
apparendo conservati(61,64)nelle
dimensioni e nella morfologia. Associata ad una sintomatologia piuttosto
aspecifica (nausea e vomito, alterazioni della coscienza, oliguria)
è caratterizzata da alterazioni istologiche a carico delle arteriole
e delle piccole arterie. Si osserva necrosi fibrinoide con essudazione
di fibrina e globuli rossi; edema delle cellule intimali con conseguente
occlusione del lume arteriolare; lieve infiltrazione infiammatoria a
carico dei vasi sanguigni e dell'interstizio. La patogenesi è
sconosciuta, anche se si ipotizza un meccanismo tossico diretto svolto
dall'ecstasy, o meglio dai suoi metaboliti(61).
6. EROINA
Uno studio caso-controllo(65) ha evidenziato
un maggior rischio di sviluppare ESRD (end-stage renal disease) per
i consumatori di oppiacei e di eroina rispetto ai controlli (OR=19,1%).
Da questo studio epidemiologico l’associazione tra eroina e trattamento
per ESRD è forte e mostra un andamento dose-dipendente.
Le forme di nefropatia associate all’abuso di eroina sono diverse,
in relazione principalmente ai fattori patogenetici ipotizzati:
- depositi di immunocomplessi;
- rabdomiolisi;
- amiloidosi;
- aumentata incidenza di infezioni batteriche e virali (virus epatite
B e C, HIV);
- predisposizione genetica(66);
- azione diretta dell’eroina;
- presenza di contaminanti e sostanze da taglio nell’eroina
da strada67.
Il ruolo di sostanze contaminanti nell’insorgenza di affezioni
renali associate all’uso di eroina, sembra essere in accordo con
la diminuzione dei casi di nefropatia da eroina, constatata nello stato
di New York alla fine degli anni '80 quando l’eroina da strada
divenne più pura(65).
HAN, heroin-associated nephropathy
Una delle principali complicanze renali dell'abuso di eroina è
la nefropatia eroina-relata (HAN, heroin-associated nephropathy). La
HAN venne descritta per la prima volta da Rao(68)
come una glomerulonefrite con evoluzione verso la sindrome nefrosica
e l’insufficienza renale in pazienti eroinomani. Insorge tipicamente
in soggetti con età media compresa tra 18 e 45 anni ed è
più frequente nel sesso maschile e tra gli afro-americani68,69,70,
con una prevalenza di 11,4%, negli Stati Uniti d’America(69).
Più raro è il riscontro di tale patologia nella razza
caucasica, come ha evidenziato anche un recente lavoro(71)
nel quale si sono analizzate le biopsie renali di 19 pazienti: tredici
di essi (68,4%) presentavano un quadro istologico compatibile con una
glomerulonefrite membranoproliferativa (MPGN) HCV-correlata. Il principale
sintomo di presentazione è una proteinuria di vario grado: dalla
forma asintomatica a quadri di nefrosi. Istologicamente si osserva glomerulosclerosi
focale e segmentale (FSGS), con deposizione di IgM e C3 nelle aree di
sclerosi, estesa fusione dei podociti, discontinua atrofia dei tubuli
e fibrosi interstiziale68. A differenza di altre patologie renali associate
all’uso di eroina, come la glomerulonefrite proliferativa secondaria
ad endocardite batterica, questa nefropatia non risponde a terapia immunosoppressiva
e progredisce rapidamente verso l’insufficienza renale (6-48 mesi)(72).
La patogenesi della HAN non è nota, ma diversi sembrano essere
i potenziali fattori causali in gioco: reazioni immunitarie verso agenti
virali e batterici contaminanti o verso sostanze usate per diluire la
droga, oppure un’azione diretta dell’eroina(72).
L’ipotesi immunitaria è sostenuta dagli elevati livelli
di IgM sia nel siero che nei glomeruli(20).
La somministrazione endovenosa dell’eroina sembra inoltre essenziale
perché si sviluppino tali reazioni, visto che i livelli sierici
di IgM diminuiscono nei pazienti in trattamento metadonico e quando
l’eroina viene assunta per via intranasale(68).
Un’azione diretta dell’eroina sembra essere avvalorata da
un recente studio(73), in cui si è
evidenziato che la morfina è in grado di indurre, in vitro, la
proliferazione di cellule interstiziali midollari del rene di ratto
e di favorire l’accumulo di collagene di tipo I e III. Un più
recente studio(74) ha dimostrato un duplice
effetto della morfina: se a basse concentrazioni essa è in grado
di promuovere la crescita in vitro delle cellule glomerulari epiteliali,
a più alte concentrazioni induce la loro apoptosi. Sia l’effetto
proliferativo che quello apoptotico sembrano essere mediati dallo stress
ossidativo, visto che entrambi vengono inibiti da agenti antiossidanti.
HIVAN (HIV-associated nephropathy)
Nel 1984 venne descritta una nuova forma di nefropatia eroina-relata,
la nefropatia associata ad HIV (HIVAN), individuabile in eroinomani
HIV positivi(75). Questa divenne la più
frequente affezione renale associata all'abuso di eroina, mentre l'incidenza
della HAN diminuì drasticamente(71).
Come la HAN, è riscontrabile maggiormente negli afroamericani,
presenta un quadro istologico di glomerulosclerosi focale/segmentale
ed ha come sintomo di presentazione la proteinuria, tendente inesorabilmente
verso la insufficienza renale(71). La risoluzione
dell’HIVAN dopo terapia antiretroviarale e la contemporanea riduzione
della carica virale, ha supportato l’ipotesi che il virus dell’AIDS
possa avere un ruolo diretto nello sviluppo di tale nefropatia(76).
HCV-associated MPGN, membranoproliferative glomerulonephritis
Questa appare come la forma di nefropatia più diffusa negli
eroinomani caucasici, in relazione alla elevata frequenza dell’epatite
C nella popolazione dei tossicodipendenti(77).
La prima descrizione di tale nefropatia risale al 199378 in pazienti
eroinomani caucasici e con infezione cronica da HCV. C’è
un focale incremento di matrice mesangiale, con depositi di IgM, IgG
e di C3, ispessimento focale della membrana basale glomerulare e inclusioni
endoteliali di particelle virali. Tale nefropatia è probabilmente
causata dalla deposizione di anticorpi anti-HCV a livello glomerulare;
il trattamento con interferone-? risulta utile, determinando una riduzione
della proteinuria.
Rabdomiolisi
Sebbene più tipicamente associata con l’intossicazione
da altre droghe (vedi tab.2), quali cocaina ed anfetamine,
la rabdomiolisi può essere associata anche all’overdose
da oppiacei(79), come evidenziato in letteratura
da alcuni case-reports(80,81).
La causa di tale complicanza non è stata ancora determinata ma
si ipotizza l’intervento di più fattori patogenetici(80):
- acidosi;
- ipossia sistemica;
- ipotermia;
- sindrome da schiacciamento;
- azione diretta dell’eroina o dei suoi metaboliti.
Il rilascio di mioglobina successiva alla rottura dei miociti, è
il fattore patogenetico principale implicato nell’insorgenza di
insufficienza renale acuta, verso cui può rapidamente evolvere
la rabdomiolisi. La prognosi di tale patologia è principalmente
legata alla tempestività del trattamento, che, basato su diuresi
forzata con alcalinizzazione delle urine, è mirato alla conservazione
della funzione renale e impedendo la precipitazione dei pigmenti di
mioglobina ed il conseguente danno tubulare renale. Nonostante il trattamento,
alcuni pazienti sviluppano necrosi tubulare acuta di tipo oligurico;
in questi casi è indicato il trattamento dialitico, con recupero
parziale o completo della funzionalità renale(82).
E’ stata infine segnalata l’insorgenza di complicanze neurologiche
(dalla monoparesi alla tetraparesi), in casi di rabdomiolisi da overdose
da eroina; la eziologia non è stata ancora definita, ma si ipotizza
l’implicazione di fattori immunologici, tossici e meccanici(80,83).
Glomerulonefrite associata ad endocardite batterica
E’ caratteristica di pazienti con endocardite da Staphylococcus
aureus, nei quali è presente con una frequenza compresa tra il
40% e 78%(20). E’ una glomerulonefrite
immunomediata. Infatti nel siero di tali pazienti si riscontrano livelli
elevati di IgA e IgG (la cui produzione è indotta dalle tossine
batteriche), con formazione di immunocomplessi circolanti e conseguente
sviluppo di vasculite e glomerulonefrite(84).
Le lesioni glomerulari regrediscono in genere con la risoluzione dell’endocardite.
Amiloidosi
L’amiloidosi sistemica è una delle principali cause di
nefropatia in eroinomani, specie in quelli che si somministrano la droga
per via sottocutanea (skin-poppers) e che sviluppano ascessi cutanei(85).
Ben conosciuta a New York ed in Spagna, è invece di raro riscontro
negli altri paesi europei(86,87).
All’esame istologico si osservano depositi di amiloide (positivi
alla colorazione Rosso Congo) diffusamente presenti nei diversi distretti
renali: nei glomeruli, nella membrana basale tubulare, nell’interstizio
e nella parete dei vasi sanguigni. La patogenesi dei depositi di amiloide
è ancora oscura, ma è strettamente correlata all’aumento
cronico dei livelli sierici della proteina amiloide, secondario all’attivazione
della risposta di fase acuta(85). Nonostante
recenti casi di miglioramento della funzione renale dopo interruzione
dell’uso di eroina(87), tale nefropatia
si associa generalmente ad una prognosi negativa con progressiva evoluzione
verso la insufficienza renale.
RABDOMIOLISI |
Sostanza |
Fattori patogenetici ipotizzati |
Alcol |
compressione muscolare secondaria a perdita
di coscienza |
| azione diretta |
Cocaina |
compressione muscolare secondaria a perdita
di coscienza |
| prolungata vasocostrizione arterie intramuscolari |
| convulsioni |
| sostanze contaminanti |
| danno diretto |
Ecstasy |
iperpiressia |
| eccessivo sforzo muscolare |
| compressione muscolare secondaria a perdita
di coscienza |
Eroina |
acidosi |
| ipossia sistemica |
| ipotermia |
| compressione muscolare secondaria a perdita
di coscienza |
| azione diretta dell'eroina o dei suoi metaboliti |
Tab.2 - Principali sostanze d’abuso responsabili
di rabdomiolisi.
7. KHAT
Le foglie del khat (Catha edulis Forsk), vengono abitualmente masticate
dagli abitanti dell’Africa Orientale e dell’Arabia del Sud,
al fine di raggiungere uno stato di euforia che il consumatore definisce
di felicità, serenità ed energia (http://www.droga.it/sistematica/graziani2/index.htm).
I comuni effetti avversi del khat includono insonnia, anoressia, ipertermia,
midriasi e disturbi endocrinologici(88).
Sebbene ci siano numerosi studi relativi alla farmacologia e chimica
del khat, ancora pochi sono i dati relativi alla sua tossicità.
Uno studio(89) del 2002 ha investigato
la tossicità del khat in ratti sottoposti per tre mesi a diete
a diverso contenuto di foglie di Catha edulis (10%, 20% e 30% del contenuto
dietetico totale), equivalente alle elevate quantità (750-2000
g) di foglie masticate da alcuni soggetti. A fine esperimento l’esame
istopatologico su rene, fegato, milza e testicoli, evidenziò
alterazioni a carico principalmente del tessuto epatico e renale. In
particolare a carico di quest’ultimo si osservò la presenza
di vacuoli steatosici nelle cellule tubulari; tali lesioni mostravano
un diverso pattern di gravità in relazione alla quantità
di khat contenuto nella dieta, arrivando a quadri di nefrosi tubulare
acuta nei ratti che assumevano le quantità maggiori di Catha
edulis. Questo studio fa presupporre che i segni di tossicità
renale (oltre che epatica) simili a quelli evidenziati nei ratti, possano
comparire anche nell’uomo dopo prolungato ed elevato consumo di
khat.
8. …ED ANCORA
Steroidi anabolizzanti
Sempre più diffuso sta diventando l’abuso di steroidi
anabolizzanti nello sport, specie tra i più giovani che praticano
specifiche attività sportive (vedi in questo sito http://www.droga.it/sistematica/rufini/index.htm).
Spesso da parte dei medici c’è poca consapevolezza delle
problematiche cliniche associate all’abuso di tali composti. In
realtà esso è di notevole interesse clinico sia in relazione
al loro potenziale tossicomanigeno, sia all’associazione con diversi
effetti collaterali, tra cui un aumentato rischio di sviluppare tumori.
In particolare si è osservata un’associazione tra abuso
di steroidi anabolizzanti e carcinoma epatocellulare, adenocarcinoma
prostatico e carcinoma renale(90,91).
Relativamente a quest’ultimo, studi sperimentali effettuati su
ratti (maschi) esposti a steroidi anabolizzanti per sei mesi, hanno
evidenziato la comparsa di tumori ed altre alterazioni istologiche a
carico del rene, con drammatica riduzione del tempo di sopravvivenza(92).
Tabacco
Il legame del tabacco con le patologie renali è dato innanzitutto
dalla sua associazione con l'ipertensione arteriosa: per l'azione aterogena
del fumo di sigaretta, i fumatori sono esposti ad un più elevato
rischio di sviluppare ipertensione arteriosa. In pazienti ipertesi il
fumo di sigaretta favorirebbe lo sviluppo di microalbinuria ed in quelli
con patologia renale associata, accelererebbe il decorso dell'insufficienza
renale di tipo ipertensivo(93). A parte
la patologia ipertensiva, il fumo di sigaretta favorirebbe la progressione
della stenosi renale, della disfunzione tubulare, della nefropatia lupoide(11).
Da non dimenticare infine, è il potere cancerogeno del tabacco
che si esplica anche a carico del rene. Il fumo di sigaretta è
stato associato allo sviluppo di carcinoma a cellule transizionali della
pelvi renale(94,95):
in Australia è considerato il principale fattore di rischio per
questo tumore, tanto da indurre il governo all'introduzione di misure
legislative tese a limitare il loro uso(96).
Solventi
La pratica di "sniffare" colle e solventi è diffusa
soprattutto tra i bambini, nei paesi non industrializzati e negli strati
sociali più poveri (vedi su questo sito http://www.droga.it/sistematica/graziani/index.htm).
I prodotti usati sono i più diversi ed includono colle, benzine,
correttori, vernici. In termini di nefrotossicità l'importanza
di questi prodotti è legata principalmente al contenuto in toluene(10),
che risulterebbe responsabile di varie alterazioni: microematuria, piuria
e proteinuria; nefrite interstiziale; sindrome epato-renale; glomerulonefrite.
E' responsabile inoltre di alterazioni a carico dei tubuli renali con
sviluppo di acidosi tubulare distale e sindrome di Fanconi; l'acidosi
sarebbe conseguenza di alterazioni della permeabilità dei tubuli
con retrodiffusione degli acidi secreti(10).
La condizione di acidosi favorirebbe inoltre la mobilizzazione di calcio
dal tessuto osseo con conseguente ipercalciuria e formazione di calcoli
urinari(95).
9. CONCLUSIONI
Da questi dati risalta come le patologie renali rappresentino una importante
complicanza associata all'uso di sostanze stupefacenti. Ciò dovrebbe
da una parte sensibilizzare, con adeguate campagne informative, i consumatori
di tali sostanze, relativamente i rischi, a volte mortali, a cui espone
l'assunzione delle stesse; dall'altra dovrebbe sensibilizzare la classe
medica a tale problematiche. Troppo spesso capita infatti che non si
raccolgano notizie relative al consumo di sostanze o farmaci con potenziale
nefrotossico e che potrebbero, invece rapidamente chiarire la natura
"tossicologica" di una patologia renale, altrimenti di difficile
inquadramento diagnostico.
Note
1 Casey-Jones reaction:
è un collasso cardiocircolatorio da cocaina conseguente ad una
vera e propria tempesta adrenergica, con ripercussioni sull’apparato
respiratorio, cardiaco e nervoso. La progressione verso il collasso
cardiocircolatorio avviene attraverso tre successive fasi: precoce stimolazione,
tardiva stimolazione, depressione. Per la prima volta descritta da medici
di San Francisco, essa deve la sua denominazione al ferroviere Casey
Jones che gareggiò con una macchina nell’inserire chiodi
sui binari della ferrovia. Casey Jones vinse, ma successivamente morì,
per il grande affaticamento cardiaco nello svolgimento dell’intensa
attività fisica.
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