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Tossicologia dell'uso voluttuario di sostanze volatili

Manuela Graziani e Paolo Nencini
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia Servizio Speciale Antidroga
Universitą di Roma "La Sapienza" e Policlinico "Umberto I"

Indice

  1. Introduzione
  2. Solventi organici
  3. Nitriti alchilici
  4. Anestetici
  5. Conclusioni
  6. Tabelle
  7. Bibliografia

1. Introduzione

L'inalazione di sostanze psicotrope attuata allo scopo di alterare lo stato di coscienza è stata praticata per migliaia di anni bruciando droghe vegetali come hashish, tabacco e oppio. La sintesi del cloroformio e dell'etere etilico prima, nonché di centinaia di gas o composti volatili poi, ha contribuito ad espandere enormemente il numero di sostanze in grado di produrre uno stato di ebbrezza, quando assunte per via inalatoria. La presente rassegna è dedicata all'uso voluttuario di quest'ultime sostanze, in quanto sotto molti aspetti omogenee da un punto di vista farmacotossicologico.
Tra le varie tipologie di classificazione proposte per le sostanze assunte per via inalatoria a scopo d'abuso (i.e. sulla base della struttura chimica, del loro uso commerciale), quella farmacologica è la più idonea ad evidenziare le differenze osservate nei modelli clinici di abuso. Tale classificazione prevede la suddivisione delle sostanze in tre gruppi:

  • Solventi volatili, benzine e colle
  • Nitriti alchilici volatili (nitrito di amile, nitrito di butile, nitrito di isobutile)
  • Anestetici volatili

2. Solventi organici

Il fatto che molte di queste sostanze siano presenti in prodotti di largo consumo (quali combustibili per accendini, detergenti e colle) ha ampliato notevolmente la possibilità di sperimentarne le proprietà psicoattive (v. tabella 1). Il basso costo di questi prodotti e la pressocchè completa mancanza di controllo sulla loro vendita può inoltre spiegare perché questa possibilità sia maggiormente sfruttata da adolescenti e addirittura bambini, in genere appartenenti alle classi sociali più sfavorite. La prevalenza dell'abuso di solventi nei segmenti più giovani della popolazione è particolarmente preoccupante e ciò ha sollecitato, negli ultimi due decenni, un numero crescente di studi rivolti a chiarirne gli aspetti epidemiologici e tossicologici. Sono state anche studiate le basi psicobiologiche dell'abuso di solventi al fine di prevederne il potenziale d'abuso. Nel loro insieme, questi studi sono stati oggetto di alcune ampie rassegne [v. ad esempio 1-3] e il presente articolo si pone l'obiettivo di una sintesi e di un ulteriore aggiornamento della letteratura in questo campo.

Proprieta' di rinforzo

In accordo con la terminologia utilizzata nella definizione dei comportamenti operanti, quando un soggetto sviluppa risposte comportamentali orientate ad accedere ad uno stimolo offerto dall'ambiente (cibo e sesso, ma anche certe sostanze psicoattive), questo stimolo è definito come rinforzo positivo. Al contrario, quando le risposte comportamentali si sviluppano allo scopo di evitare lo stimolo, quest'ultimo viene definito come rinforzo negativo. Secondo il modello che assimila la tossicodipendenza ad un comportamento operante, l'assunzione di una sostanza è controllata dalle proprietà di rinforzo positivo della sostanza stessa, nonché, per le droghe che inducono dipendenza fisica, dalle proprietà di rinforzo negativo relative alla sindrome astinenziale che consegue alla interruzione dell'assunzione di tali droghe. Come è noto, la metodica sperimentale dell'autosomministrazione negli animali da laboratorio è una applicazione di tale modello comportamentale di tossicodipendenza. Essa permette di determinare con sufficiente accuratezza le proprietà di indurre dipendenza delle sostanze psicoattive (4,5). In pratica, con l'eccezione degli allucinogeni, tutte le sostanze che vengono autosomministrate dagli animali da laboratorio sono abusate dall'uomo. L'autosomministrazione di sostanze volatili a seguito di una appropriata risposta comportamentale crea intuibili problemi tecnici e ciò ha limitato molto l'utilizzo di questo modello per predire il potenziale d'abuso dei solventi. Comunque sia, i pochi studi pubblicati mostrano che solventi, come cloroformio e toluene, mantengono l'autosomministrazione in roditori e scimmie (6,7). Inoltre è stato dimostrato che il toluene, il cloruro di metilene ed altri solventi diminuiscono la soglia di elettrostimolazione a livello cerebrale nel ratto, effetto questo tipicamente prodotto da sostanze dotate di proprietà di rinforzo positivo (8). Dato che l'assorbimento polmonare permette una rapida insorgenza degli effetti soggettivi e fisiologici indotti da sostanze psicoattive, risulta probabile che questa via di somministrazione svolga un ruolo importante nell'espressione delle proprietà tossicomanigene dei solventi. Una stretta correlazione tra risposta comportamentale (assunzione della sostanza) e stimolo (effetto farmacologico) viene considerata infatti cruciale per lo sviluppo del comportamento che genera l'assunzione della sostanza.
Non sono attualmente disponibili studi che abbiano sottoposto a verifica empirica l'ipotesi che l'autosomministrazione di solventi sia mantenuta dalla necessità di evitare la sindrome astinenziale. E' stato tuttavia dimostrato che questa sindrome è prodotta dall'1,1,1-tricloroetano (TCE) in animali da laboratorio. L'interruzione dopo 4 giorni di esposizione a questo solvente ha dato infatti origine nel topo ad una sindrome astinenziale caratterizzata da convulsioni. L'intensità della crisi convulsiva è stata attenuata dalla ri-esposizione al TCE o al toluene. Cosa più importante, essa era attenuata anche dalla somministrazione di sostanze ad azione sedativo-ipnotica-ansiolitica, come etanolo, midazolam e pentobarbitale (9), dimostrando quindi l'appartenenza del TCE (10) a questa classe farmacologica. Un recente studio ha dimostrato che una miscela isoparaffinica di idrocarburi (ISOPAR-E™), contenuta nei cosiddetti "sbianchettatori" per dattilografia produce tolleranza crociata con il TCE. Nel loro insieme questi dati forniscono evidenza clinica della possibilità che l'assunzione cronica di solventi, quando interrotta, possa evocare l'insorgenza di una sindrome astinenziale.

Proprieta' stimolo-discriminative dei solventi

Gli studi di farmacodiscriminazione consolidano il concetto di un meccanismo d'azione dei solventi sovrapponibile a quello prodotto dalle sostanze appartenenti alla classe dei sedativi-ipnotici-ansiolitici. Come ben noto, le procedure di farmacodiscriminazione ci permettono di caratterizzare l'effetto enterocettivo di sostanze psicotrope negli animali da esperimento (11). Classicamente, gli animali sono addestrati a distinguere tra la somministrazione della sostanza in esame e del suo veicolo in una gabbia di Skinner a due leve. L'accesso al rinforzo è consentito in seguito alla pressione su una delle due leve, quando viene somministrato il farmaco e sull'altra, quando viene somministrato il veicolo. Dopo un adeguato numero di sessioni, gli animali associano con precisione il farmaco, o il suo veicolo, con la leva appropriata. Quando l'addestramento è completato, è possibile saggiare nuove sostanze al posto di quella con la quale è stato effettuato l'addestramento stesso. Se, facendo seguito alla somministrazione della sostanza in esame, l'animale preme la leva precedentemente associata con il farmaco (generalizzazione dello stimolo) si può affermare che tale sostanza appartiene alla stessa classe farmacologica. I solventi agiscono da stimoli discriminativi, come dimostrato dal fatto che, ad esempio, ratti sono stati addestrati con successo a discriminare tra la somministrazione intraperitoneale di toluene e il veicolo. In questi animali sia i barbiturici che l'oxazepam, ma non la morfina e la clorpromazina, generalizzano per lo stimolo discriminativo del toluene (12). In topi addestrati a discriminare il pentobarbitale dal veicolo, o l'etanolo dal veicolo, il toluene, il TCE e l'alotano generalizzano per il farmaco di addestramento (13). Recentemente l'ISOPAR-E™ si è dimostrato capace di generalizzare per l'etanolo, sebbene a dosi che inducono depressione indiscriminata del comportamento (10).
Presi nel loro insieme questi studi suggeriscono che le proprietà tossicomanigene dei solventi organici sono correlate al loro effetto depressivo, anche se gli studi clinici non sono perfettamente in accordo con queste conclusioni.

Tossicologia clinica: abuso e dipendenza

Non sono attualmente presenti in letteratura studi che abbiano specificamente indagato su quali siano gli effetti dei solventi responsabili dell'insorgenza e del mantenimento dell'abuso di queste sostanze. E' comunque evidente che gli effetti neuropsicofarmacologici acuti causati dall'inalazione di solventi siano caratterizzati da stimolazione e disinibizione a basse dosi, seguiti da depressione alle dosi più elevate. Questa curva dose- risposta bifasica è prodotta tipicamente dalla ingestione di etanolo e la presenza di eloquio non fluido e di incoordinazione motoria a seguito della inalazione di solventi conferma ulteriormente le similitudini esistenti fra intossicazione da solventi e da etanolo (1,3). Comunque, i solventi differiscono dall'etanolo in quanto questi possono causare delirio e allucinazioni. Particolarmente pericolosa è la illusione, prodotta da butano e toluene (14), di essere capaci di volare o nuotare. Le allucinazioni possono essere uditive, visive o tattili, essendo queste ultime particolarmente frequenti a seguito dell'inalazione di toluene. E' stato osservato che il toluene produce rallentamento dell'ideazione e distorsione della percezione del tempo (che appare trascorrere più velocemente).
La complessità degli effetti dei solventi nell'uomo è confermata da studi recenti condotti fra studenti nei college con livelli differenti di esperienza di droghe, a cui è stato chiesto di descrivere le similitudini percepite tra gli effetti dei solventi e delle differenti classi di droghe utilizzate (15). In un continuum depressivo-stimolante i solventi sono stati collocati tra i derivati delle anfetamine dai consumatori di alcol e tra gli allucinogeni dai consumatori di cannabis o cocaina. Queste osservazioni pongono in dubbio la collocazione dei solventi tra le sostanze ad azione depressiva. E' possibile che l'effetto neuropsicofarmacologico dei solventi sia il risultato di meccanismi differenti: ad esempio, risulta ormai accertato per il toluene un effetto di inibizione della trasmissione glutammergica (16), nonché un coinvolgimento del sistema dopaminergico a livello mesolimbico (17). Resta da accertare pienamente quale sia il contributo di questi meccanismi al potenziale d'abuso espresso da questa sostanza.
Ulteriore conferma viene da recenti studi che mostrano come sostanze ad effetto psicotomimetico, come fenciclidina e ketamina, generalizzano completamente per l'etanolo in paradigmi di farmacodiscriminazione (18,19). Inoltre è stato osservato che nelle proprietà stimolanti dell'etanolo oltre a meccanismi GABAergici, sono implicati anche meccanismi serotoninergici e glutammergici (20). In conclusione è possibile che alcuni solventi organici volatili siano più potenti dell'etanolo nell'attivare meccanismi che conducono ad effetti allucinogeni.
Sebbene osservazioni cliniche effettuate su consumatori abituali suggeriscano lo sviluppo di tolleranza agli effetti neuropsicologici dei solventi, al momento la mancanza di studi sistematici non ci permette di determinare intensità e natura di questa tolleranza. Un recente studio riferisce il caso di un uomo che ha sviluppato tolleranza ai vapori di propano sino a giungerne al consumo di 5 litri al giorno (21). E' possibile che l'attenuazione delle risposte neuropsicologiche ai solventi non sia dovuta allo sviluppo di una tolleranza farmacologica, bensì sia il risultato di una abitudine comportamentale agli effetti avversi di questi agenti (22). La possibilità che si sviluppi dipendenza fisica è sostenuta dall'osservazione che all'interruzione dell'assunzione cronica di solventi consegue una sindrome astinenziale caratterizzata da disturbi del sonno, irritabilità, sudorazione, tremori, nausea, crampi allo stomaco e tics facciali (14,23). Questi sintomi raggiungono un massimo di intensità a distanza di 24-48 ore dall'interruzione dell'assunzione di solventi e durano 2-5 giorni. E' importante notare che la frequente concomitanza d'abuso di altre sostanze può confondere la specificità clinica della sindrome astinenziale da solventi.

Tossicologia clinica: complicanze psichiatriche ed organiche

Il quadro della intossicazione acuta causata dall'uso edonico di solventi può risultare particolarmente grave, come suggerito dall'alto numero di morti riscontrato tra coloro che abusano di queste sostanze. Ad esempio in Gran Bretagna, nel periodo 1985-1991, più di un centinaio di persone all'anno sono morte in circostanze associate all'inalazione di solventi (3). L'insorgenza di fibrillazione ventricolare è la causa più frequente della cosiddetta "morte improvvisa da inalazione" ed è probabilmente dovuta al fatto che i solventi sensibilizzano il miocardio alle catecolamine. L'arresto cardiaco, parasimpatico-mediato e dovuto a stimolazione laringea, è spesso associato con l'inalazione di butano. La morte può essere inoltre causata da asfissia, trauma e addirittura dall'incendio del gas nelle vie respiratorie (3,24,25).
L'esposizione cronica ai solventi risulta strettamente correlata ad alterazioni neurologiche e psicologiche (v. tabella 2). Apatia e senso di colpa sono di frequente riscontro nei consumatori cronici (26). Questi sintomi presentano una analogia con quelli caratteristici della cosiddetta "sindrome amotivazionale", spesso descritta nei soggetti depressi e nei consumatori di cannabis (27). Sono state inoltre osservate alterazioni cognitive che potrebbero contribuire agli scarsi risultati scolastici riscontrati in adolescenti che abusano di solventi (28).
I danni neurologici possono essere particolarmente gravi e difatti, a seguito dell'abuso cronico di solventi e in particolare del toluene, sono state osservate atrofia cerebrale generalizzata e demielinizzazione diffusa (3,24). L'uso della risonanza magnetica ha confermato queste osservazioni, riscontrando in particolare atrofia dell'ippocampo, assottigliamento del corpo calloso, demielinizzazione a carico dei gangli della base, del talamo e del cervelletto (29,30). E' stato suggerito che alterazioni visive e dei potenziali evocati possano essere segni precoci di lesioni neurologiche indotte dai solventi (31). Psicosi di tipo paranoideo, epilessia temporale, parkinsonismo e demenza sono tra le conseguenze cliniche più gravi del danno neurologico indotto da abuso cronico di solventi (32-34). Danni neurologici sono stati di recente riscontrati anche in neonati le cui madri hanno fatto uso di solventi durante la gravidanza: in uno studio sono stati segnalati oltre 100 casi di neonati di basso peso alla nascita, di cui alcuni presentavano anormalità cranio-facciali non dissimili da quelle riscontrabili nella sindrome feto-alcolica. Questi soggetti hanno in seguito sviluppato deficit cognitivi, nonché alterazioni motorie e del linguaggio (35).
Altre gravi conseguenze possono manifestarsi a carico di reni, fegato e polmoni. In particolare è stato osservato che il toluene può causare acidosi metabolica (36), mentre è stato segnalato un caso di insufficienza epatica fulminante in un soggetto che abusava di butano (37). Infine l'inalazione cronica di solventi può causare enfisema polmonare (1).

Epidemiologia e fattori di rischio

Studi epidemiologici suggeriscono che un elevato numero di adolescenti, in particolare di sesso maschile, sperimentano l'uso inalatorio di solventi e che l'età critica per l'avvio di questa sperimentazione è tra i 14 e i 15 anni. Ciò può spiegare come mai in Gran Bretagna nel ventennio 1971-1991 l'età media dei soggetti venuti a morte a seguito dell'abuso di sostanze volatili si sia aggirata attorno ai 15 anni (3). Uno studio effettuato su un campione di 285 adolescenti in Virginia ha evidenziato che l'uso di inalanti nella popolazione afro-americana è significativamente più basso rispetto alle altre etnie (38). L'uso ad inalare solventi a scopo voluttuario risulta generalmente più frequente nei paesi in via di sviluppo, tra le minoranze etniche e gli emarginati. Ad esempio, uno studio sull'abuso di sostanze tra i bambini "di strada" in Tegucigalpa, Honduras, dimostra che il 53% dei soggetti "sniffano" colla (39). Analogamente, uno studio effettuato sulla percentuale e sui fattori di rischio dei tentativi di suicidio tra i giovani eschimesi ha messo in evidenza che il 58% dei soggetti che avevano tentato il suicidio aveva fatto uso di solventi (40).
Lo sviluppo di una dipendenza da solventi è associato con la presenza di alcuni fattori di rischio psicosociale riscontrabili in altre tipologie di dipendenza da droghe. L'abuso di solventi è più frequente in soggetti con la cosiddetta personalità sensation seeking o con diagnosi di personalità antisociale (41) ed avviene in prevalenza nell'ambito di un gruppo amicale (38). Inoltre, l'appartenenza a famiglie di basso livello socio-economico e con alto tasso di alcolismo aumenta il rischio di sviluppare abuso di solventi (42). Un recente studio effettuato su un campione di giovani detenuti ha mostrato l'esistenza di una relazione significativa tra abuso di inalanti e di altre sostanze: cocaina, buprenorfina, metilfenidato, depressivi e narcotici (43).
La maggioranza degli adolescenti che sperimentano i solventi non sviluppano dipendenza o abuso (definiti questi ultimi in accordo con i criteri del DSM-IV) perché essi smettono dopo pochi episodi e tra i soggetti che sviluppano l'abitudine pochi di essi la mantengono per lunghi periodi di tempo. L'abuso di solventi comunque aumenta il rischio di sviluppare dipendenza verso le droghe maggiori, come oppiacei e cocaina. In particolare, un'anamnesi positiva per abuso di inalanti sembra triplicare la probabilità di sviluppare abuso per via endovenosa di droghe (44). Tuttavia, dato che l'abitudine di inalare solventi è di solito preceduta da uso di cannabis, alcol o tabacco (45), i solventi non possono essere considerati come droghe di iniziazione (24).

3. Nitriti alchilici

Il prototipo dei nitriti alchilici, usati come vasodilatatori nel trattamento dell'angina, è il nitrito di amile. L'abuso del nitrito, denominato "popper" dal tipico rumore prodotto all'apertura delle ampolle di vetro contenenti la sostanza, è iniziato negli anni '60 (46) ed è proseguito poi (a seguito delle restrizioni attuate dalle industrie farmaceutiche produttrici) con la vendita legale di prodotti contenenti il principio attivo sotto forma di incenso liquido o aromi per la casa (47). Originariamente molti di questi prodotti contenevano butilnitrato, sostituito poi da altri nitrati organici (i.e. cicloexil nitrito)
L'effetto farmacologico principalmente responsabile dell'abuso dei nitriti alchilici consiste probabilmente nel rilassamento della muscolatura liscia vasale (46,48): la vasodilatazione a livello periferico causa, tra l'altro, rossore (vampate), sensazione di calore, palpitazioni. La combinazione di queste sensazioni, peraltro di breve durata, sperimentate durante la danza, unite al ritmo della musica e a stimoli luminosi particolari, conducono il soggetto ad esperienze definite come piacevoli. L'azione vasodilatatrice dei nitroderivati è anche chiamata in causa per spiegarne l'uso da parte di soggetti maschi omosessuali finalizzato alla intensificazione e al prolungamento delle sensazioni legate ai rapporti sessuali (49). La possibilità che all'abuso dei nitroderivati concorrano anche componenti centrali, poggia sulle funzioni dell'ossido di azoto correlate all'attivazione dei recettori dell'N-metil-D-aspartato (NMDA) (50).
L'uso inalatorio di nitriti a scopo edonico risulta molto raramente associato con una sintomatologia di tossicità acuta: sono comunque stati segnalati due casi di metaemoglobinemia (di cui uno per inalazione di nitrito di isobutile, ad esito fatale) (51,52). Recenti studi sperimentali hanno evidenziato che l'assunzione inalatoria cronica di nitriti può produrre un effetto citotossico aspecifico a livello del sistema immunitario, risultante in una depressione sia dell'immunità umorale che cellulo-mediata, nonché in un aumento di produzione da parte dei macrofagi di citochine (i.e. tumor necrosis factor-alfa). Gli effetti immunotossici dei nitriti, unito al fatto che l'uso di queste sostanze risulta come già detto maggiormente diffuso tra la popolazione omosessuale maschile, già di per sé a rischio di contrarre infezione da HIV, sono stati chiamati in causa per rendere conto della correlazione rinvenuta fra AIDS e assunzione inalatoria di nitriti (46). Recenti studi epidemiologici hanno infatti dimostrato come l'assunzione di nitriti, causa di un'alterazione immunitaria favorente la replicazione virale nonché la proliferazione di cellule tumorali, risulti un co-fattore dell'infezione da HIV e del sarcoma di Kaposi (53)
I dati forniti dal NIDA indicano come negli Stati Uniti l'inalazione di nitriti a scopo voluttuario (comunque tutt'oggi prevalente nella popolazione omossessuale o bisessuale maschile) sia drasticamente diminuita negli ultimi anni. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che in questo paese i prodotti contenenti nitrito di butile o nitrito di propile sono stati messi al bando dal 1991. Alla diminuzione dell'abuso di queste sostanze potrebbe avere inoltre contribuito la crescente tendenza all'inalazione di solventi (di più facile reperibilità) e/o di anestetici: sostanze, queste ultime, i cui effetti possono rivelarsi maggiormente "appetibili" per una fetta più vasta di popolazione.

4. Anestetici

Protossido d'azoto

Il protossido d'azoto è un gas incolore, dal gusto "dolciastro", terapeuticamente utilizzato per indurre sedazione e anestesia generale. Chiamato anche "gas esilarante", a causa del suo effetto di induzione del riso, il protossido d'azoto, oltre che dal personale che ne fa uso professionale, è prevalentemente abusato dalla popolazione giovanile in particolari contesti (54). Tipici sono gli eventi "outdoor", come ad esempio concerti rock, dove spesso il protossido d'azoto viene venduto illegalmente in palloni dai quali il gas viene inalato allo scopo di sperimentarne gli effetti psicotropi. In uno studio effettuato su un campione di 285 adolescenti nella popolazione carceraria (38), il protossido d'azoto è risultato essere incluso fra le 5 sostanze più frequentemente assunte per via inalatoria (23.4% del campione esaminato), dopo benzina (57.4%), freon (40.4%), butano (38.3%) e colla (29.8%).

Proprietà di rinforzo

Il protossido d'azoto possiede proprietà di rinforzo positive, essendone stata evidenziata la capacità di sviluppare e mantenere il comportamento di autosomministrazione nelle scimmie (55) e nell'uomo (56). Talvolta in associazione con l'inalazione di protossido d'azoto viene assunto anche alcool, allo scopo di intensificare e prolungare l'effetto psicotropo: studi effettuati su volontari sani hanno posto in evidenza che alcuni degli effetti (sul tono dell'umore nonché sulle "performance" cognitive e psicomotorie) indotti dall'inalazione del protossido d'azoto in un soggetto che abbia assunto anche etanolo, appaiono potenziati rispetto a quelli indotti dall'assunzione del solo gas (57). E' stato inoltre osservato che la presenza in anamnesi di uso di cannabis appare intensificare gli effetti soggettivi indotti dall'inalazione di questo gas (58).

Abuso e dipendenza

E' stato evidenziato che il protossido d'azoto produce una serie di effetti soggettivi e comportamentali le cui caratteristiche appaiono simili a quelle indotte da sostanze sia stimolanti, che depressive, che allucinogene (59). Ciò differenzia marcatamente gli effetti del protossido d'azoto da quelli indotti da concentrazioni subanestetiche di altri anestetici volatili (60), e ne sottolinea la singolarità del profilo farmacologico tra le sostanze abusate per via inalatoria.
L'effetto anestetico del protossido d'azoto sembra essere correlato ad un'azione sul sistema oppioide (61), sebbene i dati presenti in letteratura siano controversi. Meno probabile appare il coinvolgimento del sistema oppioide endogeno in altri effetti del gas, inclusi quelli più strettamenti relativi al suo abuso: è stata infatti dimostrato che gli effetti soggettivi e psicomotori del protossido d'azoto non sono antagonizzati dal naloxone (62). Accertata è invece l'azione del gas sul sistema GABAergico, essendo la sua azione anestetica ed ansiolitica antagonizzata dal flumazenil (63): anche alcuni degli effetti soggettivi da esso indotti nell'uomo appaiono ridotti dall'antagonista dei recettori delle benzodiazepine, risultato invece privo di azione sui suoi effetti psicomotori (64). Recenti ricerche (65) hanno evidenziato che il protossido d'azoto, a concentrazioni anestetiche, antagonizza i recettori per l'NMDA.

Complicanze psichiatriche ed organiche

Sono descritti in letteratura casi di mieloneuropatia periferica, riconducibili a carenza di idrossicobalamina (Vitamina B12), inattivata per effetto diretto del protossido d'azoto, e regredita con la somministrazione della vitamina stessa (66,67). In uno dei casi riportati, la carenza aveva condotto il soggetto (una donna di 21 anni) a ricovero in ambiente psichiatrico con diagnosi di nevrosi isterica (sindrome di conversione).

Anestetici generali

Sono pochi i dati in letteratura riguardanti l'abuso di anestetici volatili, di cui si intuisce la non facile reperibilità e quindi il possibile utilizzo a scopo d'abuso solo relativo al personale addetto (68). Sono comunque state evidenziate differenze, nonché similitudini, tra gli effetti psicotropi e motori indotti da anestetici volatili e gassosi: ad esempio gli anestetici volatili sembrano indurre alterazioni psicomotorie e sonnolenza di maggiore entità rispetto a quelle indotte dal protossido d'azoto (60,69).
Un recente studio (70) effettuato allo scopo di caratterizzare gli effetti di rinforzo, nonché gli effetti psicomotori e soggettivi del sevoflurano a concentrazioni subanestetiche in volontari sani, ha messo in evidenza che, sebbene l'anestetico da solo non appaia possedere proprietà di rinforzo, tali proprietà possono rendersi evidenti in soggetti che fanno uso di alcol.

5. Conclusioni

In conclusione, l'abitudine di inalare sostanze volatili a scopo voluttuario rappresenta un carico sociale e medico pesante per la comunità. Questo perché, in prima istanza, l'elevato livello di tossicità acuta e cronica di questi composti costituisce una causa di morte prematura o di grave deterioramento della salute nella popolazione giovanile. Secondo, perché lo sviluppo dell'abuso di tali sostanze è statisticamente associato con disturbi della condotta o addirittura con comportamenti illegali e può precedere la progressione verso l'uso di droghe per via endovenosa. L'abuso di solventi è parte del circolo vizioso nel quale l'interazione di fattori quali la povertà, le basse opportunità e le droghe generano un progressivo deterioramento a livello psico-sociale.
Non esistono soluzioni semplici per un problema così complesso. Non è attualmente disponibile una terapia farmacologica e, in linea con i risultati ottenuti in altre forme di dedizione alle droghe, le terapie a livello psico-sociale non sembrano avere particolare successo nel mantenere un comportamento di astensione dall'abuso. La prevenzione risulta particolarmente difficile da attuare. A tal proposito valga da esempio quello della Gran Bretagna, dove l'introduzione di restrizioni legali sulla vendita di solventi ai minori (71) ha abbattuto la mortalità ad essi correlata, ma ha aumentato quella causata da accendini a gas butano (72). Campagne di educazione approntate per generare un atteggiamento svalutativo nei riguardi dell'uso di solventi potrebbero rappresentare una strategia idonea per la prevenzione del loro abuso. Sfortunatamente, la popolazione a rischio rispetto a questo tipo di abuso, appartiene prevalentemente a quelle parti della società (emarginati, minoranze etniche, etc.) che sono meno accessibili alle strategie di prevenzione.

6. Tabelle

Tabella 1 - Esempi di sostanze volatili utilizzate a scopo di abuso.

Composti

Prodotti

Toluene

Adesivi, vernici

1,1,1-Tricloroetano

Sostanze per lavaggio a secco, correttore liquido per dattiloscritti

Etilacetato

Adesivi

Acetone

Solvente per unghie, adesivi

n-butano

Liquidi per accendini

Idrocarburi alifatici

Benzina

Dietil-etere

Solventi utilizzati in laboratorio

 

Tabella 2 - Abuso cronico di solventi.

Sindrome astinenziale

Complicanze neuropsichiatriche

Disturbi del sonno

Depressione dell'umore e perdita di motivazione

Nausea

Diminuzione del QI

Tremori

Abuso di sostanze per via endovenosa

Sudorazione

Alterazioni della visione e dei potenziali evocati

Irritabilitą

Psicosi di tipo paranoideo

Tics facciali

Epilessia (lobo temporale)

Crampi allo stomaco

Parkinsonismo
Atrofia cerebrale e demielinizzazione

 

7. Bibliografia:

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