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dei lavori disponibili
Le droghe degli "altri": il khat
Manuela Graziani e Paolo Nencini
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università di Roma "La Sapienza" e Policlinico "Umberto
I"
Indice
- Cosa è il khat
- Botanica e Farmacognosia
- Modalità d'uso del khat
- Diffusione del khat
- Controllo legale del consumo di khat
- Farmacologia sperimentale
- Farmacologia Clinica
- Diagnosi
- Terapia
- Bibliografia
- Tabelle
1. Cosa è il khat
Con il termine di khat, translitterazione corrente di una parola araba,
si identificano le foglie e i germogli della Catha edulis Forsk, un
albero di modeste dimensioni ma di gradevole aspetto che cresce spontaneamente
lungo le dorsali montuose dell'Africa Orientale e dell'Arabia (vedi
www.erowid.org/plants/khat/khat_images.shtml).
La coltivazione della Catha edulis è assai diffusa, soprattutto
nello Yemen e in alcune regioni dell'Etiopia e del Kenia, in quanto
molto redditizia. Il khat infatti appartiene al vasto gruppo dei materiali
vegetali che contengono sostanze psicoattive, in questo caso, psicostimolanti.
L'attività psicofarmacologica di tale sostanza viene sperimentata
e apprezzata attraverso la sua prolungata masticazione, pratica assai
diffusa tra le popolazioni che vivono nelle regioni dove la pianta
cresce spontaneamente, gli altopiani dell'Africa orientale e la penisola
arabica. In tali aree il consumo di khat è infatti documentato
fin dal 14° secolo (tab. 1).
2. Botanica e Farmacognosia
La Catha edulis Forsk appartiene alla famiglia delle Celestraceee e,
quando coltivata, può assumere vari gradi di sviluppo che vanno
dall'arbusto ad una forma arborea capace di raggiungere i 18 m di altezza.
Essa presenta una eterogeneità di specie che corrisponde ad una
variabilità in termini morfologici tale da giustificare la lunga
controversia circa l'esatta collocazione tassonomica della pianta (tab.
2). Parimenti variabile è il contenuto della pianta in principi
attivi. In particolare è stato osservato che il contenuto in
fenilalchilamine, (-)-aminopropiofenone [(-)catinone], (+)-norpseudoefedrina
(catina) e norefedrina differisce in base alla regione di origine (i.e.,
Etiopia, Kenia, Yemen), nonché in base alla varietà della
pianta (rossa o bianca) (Geisshüsler & Brenneisen, 1987; vedi
tab. 3). L'alcaloide più potente risulta
essere il (-)-catinone che è presente in quantità maggiore
nelle foglie giovani e subisce la trasformazione in (+)-norpseudoefedrina
(catina) durante l'essiccamento delle foglie (United Nations, 1978).
Uno studio sulla distribuzione degli alcaloidi nelle differenti parti
della pianta (Schorno et al., 1982) ha evidenziato che il catinone può
arrivare a rappresentare sino ai due terzi del contenuto totale in fenilalchilamine
e che il valore commerciale del khat è proporzionale al suo contenuto
in catinone (tab. 3).
Una percentuale di (-)-catinone viene trasformata anche in (-)-norefedrina:
le foglie contengono (+)-norpseudoefedrina e (-)-norefedrina in una
proporzione di circa 4 a 1 (Schorno & Steinegger,1979).
Altri composti fenilalchilaminici sono stati isolati in piante di
khat provenienti dal Kenia: merucatinone e merucatina (Brenneisen
et al., 1984). Infine, le foglie di khat contengono un altro gruppo
di alcaloidi, chiamato "cateduline" le cui caratteristiche
strutturali variano in base alla provenienza geografica della pianta
(Crombie, 1980).
3. Modalità d'uso del khat
A causa della rapida deperibilità del suo maggiore principio
attivo, il catinone, il khat deve essere utilizzato entro due o tre
giorni dalla sua raccolta. Sebbene sia consumato anche sotto forma di
infusi (il cosìddetto tè abbissino), la modalità
usuale di assunzione consiste nella masticazione prolungata delle foglie,
fino a formarne un bolo che viene mantenuto all'interno della guancia
e continuamente rinnovato. La presenza del bolo causa il caratteristico
rigonfiamento della guancia che ha da sempre colpito l'attenzione dei
viaggiatori europei (Krikorian, 1984).
L'effetto pieno si manifesta dopo circa tre ore di consumo ed è
caratterizzato da uno stato di euforia che il consumatore definisce
di felicità, serenità ed energia. Il khat è una
tipica droga "sociale". Il consumo avviene in gruppi amicali
e grande attenzione viene posta ad elementi culturali che contribuiscano
allo sviluppo ed al mantenimento dei suoi effetti: indossare vesti tradizionali,
ascoltare musica etnica, conversare piacevolmente, bruciare incenso,
fumare sigarette, bere tè caldo o bevande contenenti caffeina.
Un interessante aspetto di questo rituale consiste nel creare nell'ambiente
una temperatura elevata serrando porte e finestre, nella consapevolezza
empiricamente acquisita che il caldo aumenta gli effetti del khat, così
come di ogni altro anfetaminico (Nencini et al.,1978). Il contesto ambientale
in cui il consumo avviene è così importante per la sperimentazione
degli effetti positivi del khat, che la mancanza di idonee condizioni
scatena l'insorgenza di spiacevoli stati disforici (Nencini et al.,
1986) o addirittura di psicosi (Giannini & Castellani,1982).
Del resto la finalità dell'assunzione del khat trascende la mera
esperienza farmacologica, essendo in un certo senso di natura simposiale.
Nel corso della seduta di consumo, che si protrae per ore, sono infatti
tipicamente trattati argomenti di immediato interesse comune, ma anche
di carattere religioso o favolistico (Nencini et al., 1978; Krikorian,
1984).
La profondità dei legami che uniscono il consumo di khat alle
tradizioni locali è del resto testimoniato dal tramandarsi di
numerosi "miti di fondazione" che ne vorrebbero giustificare
in senso religioso l'introduzione e il persistere dell'uso. Ne è
un esempio quello raccolto tra i consumatori di khat nella città
di Mogadiscio (Somalia), che ci narra come la pianta fosse cresciuta
spontaneamente sulla tomba di un santone, a nome Shek-abaadir, vissuto
durante il periodo della diffusione dell'Islam in Somalia (XI-XII sec.)
e assai venerato dalla popolazione. Alcuni seguaci, dopo averne assaggiato
le foglie ed averne sperimentato gli effetti di potenziamento della
memoria e di diminuzione del senso di fatica, che permettevano loro
di recitare a memoria i versetti del Corano e di pregare tutta la notte,
dedussero che la pianta era stata donata ai fedeli dal santone perché
potessero meglio onorare Allah (Nencini et al., 1978).
E' interessante notare come questa leggenda sottolinei sia il profondo
radicamento del consumo di khat tra gli abitanti delle regioni montuose
del settentrione della Somalia, sia l'intima connessione che unisce
il suo consumo alle pratiche religiose dell'Islam. Connessione ulteriormente
confermata da un recente studio (Alem et al.,1999) condotto in Etiopia
su 10.468 soggetti appartenenti ad una comunità rurale prevalentemente
(74 %) di religione musulmana. Lo studio ha evidenziato che più
della metà della popolazione ha sperimentato l'uso del khat allo
scopo di ottenere un buon livello di concentrazione durante la preghiera.
Anche un altro studio, sempre condotto in Etiopia, conferma la prevalenza
del consumo di khat tra gli appartenenti alla religione musulmana (Awas
et al., 1999). Malgrado il khat abbia così solidi legami tradizionali
con l'Islam, l'attuale politica degli stati islamici della regione è
di intransigente contrasto al suo consumo.
4. Diffusione del khat
La rapida deperibilità del khat ha circoscritto fino a tempi
recentissimi il suo consumo ad aree assai prossime a quelle di raccolta.
Gli intensi flussi migratori verificatisi nell'ultimo paio di decenni
dalle zone di consumo verso l'Europa hanno tuttavia sollecitato un discreto
ma costante rifornimento di khat nelle comunità, soprattutto
yemenite e somale, di immigrati. Il trasporto aereo permette infatti
la distribuzione del khat in Europa entro i limiti temporali (tre giorni
circa) di degradazione dei principi psicoattivi della pianta. Già
nel 1987 dalle pagine di Lancet era venuta la segnalazione di una facile
disponibilità di khat nel Regno Unito (Goudie, 1987). Dieci anni
più tardi uno studio condotto su 207 somali residenti a Londra
ci informa che il 76% ha usato il khat, per lo più in quantità
maggiori di quelle consumate nel paese di origine (Griffiths et al.,
1997).
Per quanto riguarda l'Italia, il consumo di khat appare solidamente
attestato nella comunità somala di Roma almeno fin dal 1988,
data alla quale risale l'indagine condotta da Nencini et al. (1989).
Così come in Gran Bretagna, anche in Italia il consumo di khat
è proseguito nel decennio successivo. Di ciò se ne può
avere testimonianza visitando il sito web dei Servizi
Antidroga del Ministero degli Interni, dove sono riportati i risultati
dell'azione di sequestro di droghe per il 1998. In tale anno sono
stati infatti sequestrati circa 260 kg di khat, quantità ragguardevole
pur se lontana dalle oltre 38 tonnellate di marijuana sequestrate
nello stesso anno dalle forze dell'ordine italiane.
Dove climaticamente possibile, la coltivazione della Catha edulis è
stata introdotta dagli emigranti. Così è avvenuto in Israele,
dove la Catha edulis è stata introdotta dalla comunità
israelo-yemenita (Granek et al.,1988). Degna di nota al riguardo la
storia della coltivazione di una pianta di Catha edulis da parte di
un giovane studente nordafricano residente nell'Ohio: l'ingestione del
khat ottenuto dal primo raccolto è stata causa di una grave crisi
psicotica di tipo maniacale con conseguente ricovero ospedaliero (Giannini
& Castellani, 1982).
5. Controllo legale del consumo di khat
Durante il colonialismo il problema del "khatismo" è
stato considerato parte della più generale questione della governabilità
delle popolazioni soggette ed è stato regolato in maniera diversa
a seconda dei casi (Krikorian, 1984). Con realismo politico, nel caso
delle autorità militari italiane che infatti tolleravano l'uso
abituale di khat da parte delle truppe somale, perchè si riteneva,
probabilmente a ragione, che il khat aumentasse la resistenza alle dure
fatiche e privazioni del servizio militare svolto in condizioni climatiche
assai sfavorevoli (Rizzotti). Con inflessibile intransigenza da parte
delle autorità inglesi del Somaliland, che mantennero un rigido
divieto al consumo del khat durante tutto il periodo coloniale.
Alla metà degli anni settanta risale l'interessamento degli organismi
regolatori internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità
e Nazioni Unite) ai segnali di preoccupazione di ordine sanitario ed
economico provenienti dalle aree ad ampia diffusione del khat. In verità,
le segnalazioni di eventi avversi da ingestione di khat sono state estremamente
rare fino agli anni ottanta, mentre era ben documentato il fardello
economico che le famiglie dei consumatori di khat si accollavano. In
un certo senso, i maggiori eventi avversi di ordine sanitario provocati
dal khat erano rappresentati dalle carenze alimentari per la diversione
delle risorse economiche verso il suo acquisto (Belew et al., 2000;
Elmi et al., 1987; Kennedy, 1987). L'interessamento dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità e delle Nazioni Unite ha generato una intensa
attività di ricerca finalizzata in primo luogo ad una più
precisa definizione della farmacologia dei principi psicoattivi del
khat, con particolare riguardo alle loro potenzialità tossicomanigene.
Obiettivi che sono stati raggiunti in un breve lasso di tempo e hanno
portato alla inclusione del catinone e della catina nelle tabelle delle
sostanze stupefacenti.
6. Farmacologia sperimentale
Come sopra accennato, le ricerche sollecitate dagli organismi internazionali
hanno chiarito rapidamente gli aspetti principali della farmacologia
del khat. Si è così stabilito in via definitiva che il
catinone e la catina, composti fenilalchilaminici strutturalmente analoghi
alle anfetamine, sono i maggiori, se non unici, determinanti degli effetti
psicostimolanti sperimentati durante la masticazione delle foglie. Altri
composti (merucatinone, pseudomerucatina e merucatina) sembrano contribuire
in misura molto minore agli effetti stimolanti del khat.
Sono numerosi gli studi sperimentali presenti in letteratura e condotti
allo scopo di indagare gli effetti centrali e periferici di questi composti
e il relativo meccanismo d'azione (v. tabella 4).
Trasmissione neuronale
Gli effetti delle catamine (catinone e catina) sulla trasmissione monoaminergica
(dopamina, noradrenalina e serotonina) sono sostanzialmente sovrapponibili
a quelli indotti dalle anfetamine. Ad esempio, il catinone, a livello
dello striato di ratto, attiva il rilascio (Kalix, 1980 & 1984)
e impedisce l'accumulo (Wagner et al.,1982) di dopamina, aumentandone
in definitiva la concentrazione transinaptica. Inoltre è stato
osservato che nel cuore isolato di coniglio le catamine agiscono anche
a livello dei siti di accumulo periferico della noradrenalina: il catinone
infatti induce rilascio di noradrenalina negli atri (Kalix, 1983). Anche
il tono serotoninergico risulta aumentato in presenza di catinone: in
particolare l'isomero (-) potenzia il rilascio di serotonina nel tessuto
striatale nel ratto, mostrando anche in questo caso una importante analogia
farmacodinamica con la (+)-anfetamina nella trasmissione serotoninergica
(Kalix, 1984). E' stato infine ipotizzato che l'incremento del tono
catecolaminergico e serotoninergico indotto dal catinone possa essere
ascritto anche ad una azione di inibizione della biotrasformazione delle
due amine in oggetto. Studi effettuati su consumatori abituali hanno
infatti evidenziato che l'assunzione di khat si associa ad una diminuzione
dell'escrezione urinaria di acido vanilmandelico, che potrebbe essere
messo in relazione con il decremento della deaminazione delle catecolamine
prodotto in vitro dal catinone (Nencini et al., 1984c). Dati di letteratura
mostrano che anche le anfetamine esibiscono un'attività inibente
le monoaminossidasi (Rutledge, 1970).
Attività locomotoria
Studi sperimentali evidenziano un incremento dell'attività locomotoria
indotto nel ratto e nel topo dal catinone e, seppure con entità
e durata minore, dalla catina (Zelger et al.,1980, Kalix, 1980). Per
le dosi più elevate di catinone è stata osservata una
inibizione dell'attività locomotoria e tale riduzione, tipica
anche per le alte dosi di anfetamina, viene ricondotta all'insorgere
di movimenti stereotipati, quali mordere, leccare e annusare.
Modelli sperimentali di tossicodipendenza
Il catinone, come l'anfetamina, è risultato svolgere funzioni
di rinforzo positivo [1], essendo
capace di mantenere l'autosomministrazione [2]
nella scimmia (Foltin & Schuster, 1981) e nel ratto (Johanson
& Schuster, 1981). Inoltre nei modelli di farmaco-discriminazione
sia il catinone che la catina dimostrano proprietà stimolo-discriminative
[3] di natura anfetaminica (Glennon
et al., 1984; Schechter, 1986a, b; Huang et al., 1986; Goudie et al.,
1986).
Comportamento ingestivo
Dati sperimentali indicano come il catinone inibisca l'assunzione
del cibo nel ratto (Foltin & Schuster,1982; Nencini et al., 1988a),
nella scimmia (Foltin & Schuster, 1983) e nella cavia (Jansson
et al., 1988). E' stato inoltre osservato che il catinone induce anche
avversione gustativa condizionata [4]
(Foltin & Schuster, 1981). Inoltre il catinone interferisce con
le proprietà di rinforzo del cibo, in quanto sopprime, con
un effetto sovrapponibile a quello delle anfetamine, il comportamento
operante volto all'ottenimento del cibo (Johanson & Schuster,
1981; Goudie, 1985).
La somministrazione ripetuta di catinone causa tolleranza agli effetti
anoressizzanti di grado ancora più elevato che nel caso delle
anfetamine (Foltin & Schuster, 1982). Dell'anfetamina il catinone
condivide anche la capacità di indurre un esagerato aumento della
ingestione d'acqua quando somministrato cronicamente. Questo effetto
polidipsico è di natura centrale e indipendente dall'aumentata
diuresi che il catinone, al pari dell'anfetamina, provoca (Nencini et
al.,1988a).
Percezione del dolore
Il catinone condivide con altre sostanze ad azione psicostimolante,
come anfetamine e cocaina (Tocco & Maickel, 1984, Ushijima &
Horita, 1993), proprietà analgesiche: nell'animale da laboratorio
esso riduce la reazione motoria di allontanamento da uno stimolo dolorifico
sia esso termico che chimico irritativo, evidenziando quindi un effetto
inibente sulla percezione del dolore (Nencini & Ahmed, 1982; Nencini
et al.,1984b e 1988b; Della Bella et al., 1985). Gli effetti analgesici
del catinone sono antagonizzati dalla deplezione monoaminergica, dal
blocco dei recettori adrenergici, nonché da elevate dosi di naloxone
(Nencini & Abdullahi, 1982; Nencini et al.,1984b; Della Bella et
al., 1985).
Questi dati indicano la complessa interazione di meccanismi (alfa-adrenergici,
oppiacei e serotoninergici nell'induzione dell'analgesia da catinone,
ma non mettono in dubbio il meccanismo anfetaminico della sostanza,
poiché la stessa complessità è stata accertata
a carico della analgesia da anfetamina.
Un recente studio (Connor et al., 2000) effettuato nei topi allo scopo
di comparare gli effetti analgesici di khat, anfetamina e ibuprofen,
ha evidenziato che l'ordine di efficacia delle sostanze in esame varia
a seconda del test di analgesia utilizzato: il khat risulta comunque
meno efficace rispetto alle altre sostanze in esame. Gli autori concludono
che le differenze di efficacia osservate possano essere anche ascrivibili
a differenze nelle modalità e sede di azione dell'analgesico,
nonché nel tipo di dolore (viscerale o somatica) generato ed
infine dallo stimolo nocicettivo applicato (chimico o termico).
Sistema nervoso autonomo
Apparato cardiovascolare
Dati sperimentali ottenuti in anfibi in presenza di resezione del midollo
spinale, indicano che il khat induce un effetto cronotropo positivo
ed un aumento del potenziale d'azione registrato a livello dei ventricoli
(Nabil et al., 1986). L'effetto cronotropo ed inotropo positivo del
catinone è stato dimostrato anche in vitro (Gugelmann et al.,1985).
Studi effettuati in vivo nel cane dimostrano come catinone ed anfetamina
siano equipotenti nell'incrementare la frequenza cardiaca, la pressione
arteriosa e la forza di contrazione del cuore (Kohli & Goldberg,1982).
Metabolismo lipidico
E' stato osservato nel ratto che il catinone induce un incremento dei
livelli di acidi grassi liberi circolanti, causa un'azione lipolitica
indiretta, che, per esplicarsi, richiede l'integrità dei pool
noradrenergici (Nencini, 1980).
Mutagenesi e teratogenesi
Un effetto mutageno del khat, consistente in anormalità cromosomiche,
alterazioni di sintesi di DNA e RNA a livello encefalico ed epatico,
è stato evidenziato nel ratto (Qureshi et al.,1988; Tarig et
al.,1990). Nella stessa specie sono stati segnalati effetti teratogeni
(Islam et al.,1994).
Farmacologia Clinica
Farmacocinetica
Nell'uomo la somministrazione di catinone 0.5 mg/kg (equivalente a 100
g di khat) in capsule di gelatina induce un picco di concentrazione
plasmatica attorno ai 100 ng/ml dopo circa 72 minuti. L'assunzione di
foglie di khat (per una quantità equivalente a 0.8 mg di catinone/kg
peso corporeo) ritarda tale picco di circa un ora (127 minuti), il tempo
evidentemente necessario all'estrazione dell'alcaloide dalle foglie
(Widler et al., 1994). In tale studio la concentrazione al picco è
stata di 127 ng/ml con una emivita di eliminazione di circa 4 ore e
un'area sotto la curva 0-9 ore di 415 ng/ml. Questi dati sono stati
sostanzialmente confermati da un ulteriore studio, nel quale 60 g di
khat con un titolo di catinone di circa 0.9 mg/g venivano masticati
in un ora. Il picco di concentrazione era compreso tra 41 e 141 ng/ml
ed era ottenuto tra 1.5 e 3.5 ore dall'inizio dell'assunzione (Halket
et al., 1995).
Mentre la catina viene eliminata in circa 24 ore immodificata con le
urine (Widler et al., 1994; Maitai & Mugera, 1975), il catinone
viene metabolizzato a norefedrina e a (-)-norpseudoefedrina, le cui
concentrazioni rimangono costanti fino ad almeno 9 ore dall'ingestione,
quando il catinone non è più rintracciabile nel sangue
(Widler et al., 1994).
Poichè sia la norefedrina (Wellman, 1990) che la (-)norpseudoefedrina
(Nencini et al., 1998) hanno proprietà farmacologiche, questi
metaboliti potrebbero contribuire agli effetti globali della masticazione
del khat.
Così come avviene per altri psicostimolanti a struttura anfetaminica
(Steiner et al., 1984), i principi attivi del khat passano nel latte
materno (Kristiansson et al., 1987). La catina è stata difatti
rinvenuta sia nel latte di consumatrici di khat, a circa 2-4 ore dal
consumo dello stesso, sia nelle urine dei lattanti.
Effetti centrali e periferici
Gli effetti soggettivi e somatici indotti nell'uomo dalla assunzione
di khat sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli indotti dalle anfetamine
e sono riproducibili con la somministrazione del catinone (Nencini et
al., 1984a, 1986; Brenneisen e al., 1990) (tab. 5).
La stimolazione del sistema nervoso centrale esita in un quadro sintomatologico
caratterizzato da "euforia", logorrea, aumentata libido, resistenza
alla fatica, insonnia, anoressia, midriasi.
A livello periferico si osserva un aumento di temperatura corporea,
pressione arteriosa, frequenza cardiaca e respiratoria (Gendron et al.,
1977; Halbach, 1972; Nencini et al., 1984a, c; Hassan et al., 2000).
Questi effetti si accompagnano ad un aumento della escrezione urinaria
di catecolamine. In linea con un'azione anfetaminica sono anche gli
aumenti dei livelli plasmatici di corticotropina e di ormone somatotropo
(Nencini et al., 1983).
Comparando gli effetti della masticazione su alcuni parametri fisiologici
in soggetti consumatori cronici e in soggetti che dichiaravano di non
aver mai usato khat, è stato osservato in questi ultimi un aumento
più marcato di pressione diastolica, frequenza respiratoria e
temperatura corporea. Ciò suggerisce lo sviluppo di un certo
grado di tolleranza alla attivazione simpatica indotta dal khat, dato
peraltro non sorprendente considerate le numerose e già menzionate
analogie con le anfetamine (Nencini et al., 1984a). E' tuttavia possibile
che le differenze di risposta evidenziate possano essere anche ascrivibili
a differenze nelle "aspettative" degli effetti del consumo
tra i due gruppi.
Eventi avversi
Neuropsichici
Nel già citato studio condotto a Londra su consumatori di khat,
Griffiths et al. (1997) hanno individuato nell'insonnia, nella perdita
dell'appetito e nelle alterazioni dell'umore i principali effetti indesiderati
della masticazione del khat. Problemi meno frequenti erano costituiti
dall'ansia, dalla depressione e dalla irritabilità. Di grande
importanza in questo studio è la determinazione, utilizzando
il Severity Dependence Scale (SDS), dell'effettivo grado di dipendenza
indotto dal khat. Nei soggetti arruolati nello studio il livello di
dipendenza appariva sostanzialmente lieve. In una scala da 0 a 15, il
punteggio medio era infatti di 4 e solo il 13% dei soggetti superava
il punteggio di 8, ritenuto la soglia di dipendenza di moderata entità.
La possibilità che l'uso del khat interferisca con l'attività
lavorativa è stata suggerita dai deficit di percezione visiva
e di velocità decisionale mostrata da assistenti di volo consumatori
di khat (Khattab & Amer, 1995).
Tenuto conto della natura anfetaminica del khat, la comparsa di psicosi
tossiche in soggetti consumatori non può sorprendere (tab.
6). In effetti, sono stati segnalati casi sia di psicosi paranoidea,
(Pantelis et al.,1989; Jager & Sireling, 1994) che di psicosi maniacale
(Pantelis et al., 1989; Giannini e Castellani, 1982). Allucinazioni
ipnagogiche sembrerebbero inoltre di comune osservazione nei consumatori
cronici di khat (Granek et al., 1988).
E' bene osservare che i casi sopra riportati sono venuti all'osservazione
nei paesi di immigrazione dei consumatori. Al contrario, nei paesi di
origine tali segnalazioni sono state estremamente rare e derubricate
come slatentizzazioni di psicosi preesistenti (Halbach, 1972). E' possibile
che nei paesi di origine sia più difficile che casi psichiatrici
vengano all'osservazione di personale sanitario interessato a segnalarli
al mondo scientifico. Non è tuttavia da escludere che lo straniamento
della condizione di immigrato e la mancata accettazione dell'abitudine
di consumare khat da parte della cultura del paese ospite creino un
"setting" tale da aumentare il rischio di sperimentare gli
effetti negativi del khat stesso (Pantelis et al., 1989; Giannini &
Castellani, 1982). Tale ipotesi è sostenuta dall'osservazione
che in consumatori abituali l'assunzione di khat può generare
effetti prevalentemente disforici se essa avviene al di fuori della
tradizionale seduta di consumo (Nencini et al., 1986).
Cavo orale e apparato digerente
Lesioni infiammatorie e traumatiche del cavo orale sono di comune riscontro
nei consumatori di khat (Griffiths et al., 1997) (tab.
7). L'infiammazione è probabilmente riferibile all'azione
irritativa dei terpeni e del tannino contenuti nelle foglie, mentre
la natura coriacea del materiale è responsabile delle abrasioni
della mucosa. La cronicizzazione del processo infiammatorio rende conto
dell'aumentata incidenza di periodontiti (Mengel et al., 1996) e cheratosi
(Hill & Gibson, 1987) nei consumatori cronici, mentre nessuna associazione
significativa è stata rinvenuta fra consumo di khat e insorgenza
di leucoplachia del cavo orale (Macigo et al., 1995).
Poichè la frequenza di questa lesione precancerosa non aumenta
tra i consumatori di lunga data, è improbabile l'asserita associazione
tra consumo di khat e insorgenza di tumori a carico del cavo orale (Soufi
et al., 1991). Parimenti, il mancato riscontro di aumentata displasia
esofagea (el-Guneid et al., 1991) rende dubbio l'asserito aumento di
cancro esofageo nei consumatori di khat (Gunaid et al., 1995).
Infezioni del cavo orale sono lamentate da un certo numero di consumatori
(Griffiths et al., 1997). Esse sono probabilmente secondarie alle lesioni
irritative e traumatiche sopra descritte. Non bisogna tuttavia sottovalutare
il fatto che il khat stesso può essere veicolo di agenti patogeni,
come suggerito dai due casi di fascioliasi descritti in consumatori
di khat in Gran Bretagna (Doherty et al., 1995) e, rispettivamente,
in Olanda (Cats et al., 2000).
All'azione simpatomimetica del khat sulla muscolatura liscia sono da
attribuirsi sia il ritardo dello svuotamento gastrico (Heymann et al.,
1995) che la diminuzione del flusso urinario, effetto quest'ultimo infatti
bloccato dalla somministrazione di indoramina, un antagonista dei recettori
a1-adrenergici (Nasher et al., 1995).
Khat e gravidanza
L'osservazione di un campione costituito da circa 400 donne consumatrici
abituali di Khat, nonché 220 donne consumatrici occasionali,
effettuata in Yemen, ha permesso di evidenziare che l'assunzione di
khat durante la gravidanza induce ritardato sviluppo fetale (Erikson
et al.,1991). Nessun effetto teratogenico risulta sinora segnalato.
Diagnosi
Un paziente consumatore di khat può giungere ad osservazione
per il manifestarsi di effetti tossici acuti di grado più o meno
severo. Vi è tuttavia anche la possibilità che il paziente
manifesti una sintomatologia riferibile a consumo cronico di khat senza
essere, al momento dell'osservazione, in uno stato di intossicazione
acuta. Un corretto orientamento diagnostico deve avvalersi dei seguenti
criteri:
Anamnestico
dichiarata assunzione di khat, provenienza etnica da (o recente viaggio
in) regioni geografiche in cui il consumo di khat è diffuso;
riferita diminuzione dell'appetito con perdita di peso, alterazioni
del sonno e dell'umore (ansia, depressione, irritabilità).
Sintomatologico (intossicazione acuta)
presenza di segni di attivazione simpatica generalizzata: midriasi,
tachicardia, tachipnea, ipertensione arteriosa, aumento della temperatura
corporea. Può indirizzare la diagnosi, se presente, il riscontro
di infiammazione del cavo orale, nonché, nel caso di consumatori
di lunga data, la presenza di discromie dentali. Oltre ai segni summenzionati,
una intossicazione acuta da khat può manifestarsi con una sintomatologia
psichica più o meno grave (ansia, depressione, attacchi di panico,
psicosi di tipo paranoideo o maniacale, allucinazioni).
Laboratoristico
La presenza nei liquidi biologici del catinone costituisce la prova
incontrovertibile dell'avvenuta assunzione di khat. Per documentare
tale presenza non esistono attualmente test di screening rapido. Il
metodo immunoenzimatico più comunemente usato (Emit-Dau) rileva
una positività per l'anfetamina per concentrazioni di catinone
superiori a 100 mcg/ml, dimostrandosi quindi privo di specificità
e sensibilità (Antonilli L., comunicazione personale). Più
specifica, ma di relativamente modesta sensibilità, è
la metodica di cromatografia su strato sottile proposta da Lehman
et al. (1990). La certezza analitica può essere ovviamente
raggiunta con l'uso della gas cromatografia con spettrografia di massa
(Ripani et al., 1996).
Terapia
Sulla base di quanto sin'ora riportato, la terapia dell'intossicazione
acuta da khat è assimilabile a quella dell'intossicazione acuta
da anfetamina ed è quindi caratteristicamente sintomatica. L'agitazione
psicomotoria è controllata dalle benzodiazepine e/o da un neurolettico.
Al nitroprussiato sodico ci si rivolge invece in caso di crisi ipertensiva.
Le aritmie sopraventricolari sono trattate, solo in caso di deficit
emodinamico, con verapamil o propranololo, mentre quelle ventricolari
con lidocaina. Il dantrolene si associa ai presidi fisici in caso di
ipertermia. L'escrezione delle catamine è accelerata dalla somministrazione
di cloruro d'ammonio con conseguente acidificazione delle urine fino
ad ottenimento di un pH inferiore a 6.6.
Note
- Un farmaco è considerato un rinforzo
positivo se il comportamento volto al suo ottenimento è aumentato
quando è seguito dalla presentazione del farmaco stesso. Tipicamente
si sono dimostrati "stimoli" di rinforzo positivo i farmaci
capaci di provocare sensazioni emotive gratificanti. Una conseguenza
importante di tale concetto è che il farmaco può modificare
il comportamento animale o umano attraverso processi di apprendimento
associativo e perciò le sue proprietà di stimolo possono
essere indagate mediante apposite metodologie di analisi (i.e. autosomministrazione).
- Il modello di autosomministrazione è
un modello di studio della farmacodipendenza umana in quanto i farmaci
autosomministrati volontariamente dagli animali da laboratorio sono
gli stessi che sono abusati dall'uomo. Così gli studi di autosomministrazione
si sono orientati a determinare i fattori che aumentano le probabilità
di avvio di un comportamento d'abuso, elemento rilevante nello sviluppo
di strategie di prevenzione. Allo scopo di sviluppare nuovi trattamenti
delle tossicodipendenze, altri studi sono stati intrapresi allo scopo
di testare l'eventuale efficacia di fattori comportamentali e farmacologici
atti a diminuire l'auto somministrazione dei farmaci. Infine, questo
metodo può risultare utile nel determinare i meccanismi molecolari
che contribuiscono all'abuso di un farmaco.
- Una delle proprietà più interessanti
dei farmaci dotati di effetti comportamentali consiste nella loro
capacità di agire come stimolo discriminativo. In uno studio
di farmaco-discriminazione, gli animali sono addestrati a rispondere
in maniera differente (ad es. premendo una leva anziché un'altra)
in presenza di differenti condizioni farmacologiche (ad es. placebo
o farmaco in esame). E' stato osservato che la maggior parte dei farmaci
dotati di effetti comportamentali sono in grado di agire come stimoli
discriminativi. Animali addestrati a discriminare l'anfetamina rispondono
come se avessero ricevuto questo farmaco anche quando siano stati
esposti ad altri stimolanti, come la cocaina. L'aspetto pratico più
rilevante dei modelli di farmaco-discriminazione consiste nella loro
capacità di predire la natura farmacologica degli effetti soggettivi
indotti da una sostanza psicoattiva nell'uomo.
- Avversione gustativa condizionata: se l'ingestione
di un alimento di sapore definito viene seguita dalla somministrazione
di un farmaco che provoca uno stato interno spiacevole, l'animale
evita l'assunzione di quell'alimento, quando sottoposto ad una prova
di scelta.
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11. Tabelle
TABELLA 1 - CRONOLOGIA SOMMARIA DELLE PRIME
DESCRIZIONI
DELL'USO DEL KHAT
| Autore |
Anno |
Area geografica |
| 'Anda Syon I |
1314-1344 |
Abissinia |
| Ibn Fadl Allah Al-'Umari |
1342-1349 |
Abissinia |
| al-Maqrizi |
1434-1435 |
Somalia |
| B. d'Herbelot de Malainville |
1697 |
Yemen |
| Jan de la Roque |
1716 |
Yemen |
| Petrus Forskall |
1775 |
Yemen |
| Paul Émile Botta |
1841 |
Yemen |
(Fonte: A. Krikorian, 1984)
TABELLA 2 - CRONOLOGIA DELLE DENOMINAZIONI BOTANICHE
DELLA CATHA EDULIS FORSK
| Nome scientifico |
Autore |
Data |
| Celastrus edulis |
Vhal |
1790 |
| Catha inermis |
Gmelin |
1791 |
| Methyscophyllum glaucum |
Ecklon & Zeyher |
1836 |
| Trigonotheca serrata |
Hochstetter |
1841 |
| Hartogia Thea |
E. Meyer |
1843 |
| Catha forskalii |
Richard |
1847 |
| Celastrus Tsaad |
Ferret & Galinier |
1847 |
| Dillonia abyssinica |
Sacleux |
1932 |
(Fonte: A. Krikorian, 1984)
TABELLA 3 - CONTENUTO IN FENILALCHILAMINE
DI DIFFERENTI CAMPIONI DI KHAT
| Origine |
Varietà |
Scelta |
CA |
NPE |
NE |
| Etiopia |
rossa |
prima |
1.731 |
6.495 |
0.441 |
| Etiopia |
rossa |
terza |
0.445 |
3.882 |
0.273 |
| Etiopia |
bianca |
prima |
0.654 |
7.319 |
0.247 |
| Etiopia |
bianca |
terza |
0.492 |
3.405 |
0.193 |
| Kenia |
rossa |
prima | 3.324 |
1.477 |
0.292 |
| Yemen |
bianca |
prima |
0.343 |
2.505 |
0.182 |
| Yemen |
bianca |
prima |
0.086 |
1.516 |
0.103 |
CA: catinone; NPE: (-)-norpseudoefedrina (catina); NE:
norefedrina. I dati sono espressi in mg/g di khat.
(Fonte: Geisshüsler e Brenneisen, 1987)
TABELLA 4 - MODELLI SPERIMENTALI NEI QUALI IL
CATINONE DIMOSTRA
EFFETTI ANFETAMINO-SIMILI
| MODELLI |
RISPOSTE |
| - comportamento ingestivo |
inibito |
| - attività motoria |
locomozione; stereotipie |
| - autosomministrazione |
mantenuta |
| - farmaco-discriminazione |
anfetamino-simile |
| - nocicezione |
analgesia |
| - cardiovascolare |
stimolazione cardiaca e pressoria |
| - metabolico |
lipolisi e aumento consumo ossigeno |
| - endocrino |
release di NE e DA; secrezione di ACTH e corticosterone |
TABELLA 5 - EFFETTI ATTESI DELLA MASTICAZIONE
DEL KHAT
| Effetti neuropsicofarmacologici |
Effetti neurovegetativi ed endocrini |
| - euforia, |
aumento della: |
| - eccitazione, |
- temperatura corporea, |
| - logorrea, |
- pressione arteriosa, |
| - aumentata libido, |
- frequenza respiratoria. |
| - resistenza alla fatica, |
|
| - insonnia, |
stimolata liberazione di: |
| - anoressia. |
- catecolamine, |
| |
- corticotropina, |
| |
- ormone somatotropo. |
TABELLA 6 - EFFETTI PSICHICI AVVERSI INDOTTI
DALLA MASTICAZIONE DEL KHAT
| Psicosi paranoidea |
Pantelis et al., 1989; Jager & Sireling, 1994 |
| Depressione |
Pantelis et al., 1989 |
| Psicosi maniacale |
Pantelis et al., 1989; Giannini & Castellani, 1982 |
| Allucinazioni ipnagogiche |
Granek et al., 1988 |
| Deficit psicometrici |
Khattab & Amer, 1995 |
TABELLA 7 - EFFETTI AVVERSI DELLA MASTICAZIONE
DEL KHAT
SULLA MUCOSA ORALE E GASTRO-ESOFAGEA
| lesioni periodontali |
negate |
(Jorgensen and Kaimenyi,1991) |
| |
affermate |
(Mengel et al., 1996) |
| Leucoplachia |
negata |
(Hill & Gibson, 1987; Macigo et al., 1995) |
| Cancro orale |
affermato |
(Soufi et al., 1991) |
| Displasia esofagea |
negata |
(el-Gunaid et al., 1991) |
| Cancro gastrico ed esofageo |
affermati |
(Gunaid et al., 1995) |
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