Forum di discussione
Mappa del sito
Contatta la redazione di SOS Droga
Visita il sito www.farmacovigilanza.org

Visita il sito di Crinos Industria Farmacobiologica


EpidemiologiaDiagnosticaTerapiaSistematicaDroga e gravidanza
Novità dalla letteraturaAtti delle giornate della SITOXLinksRivisteConvegni
 
Torna alla homepageHOME  ATTI DELLE GIORNATE DELLA SITOX  Tavola rotonda

indice degli interventi pagina successiva pagina precedente

Conclusioni: Prof. Bignami

Io non credo che sarebbe appropriato da parte mia fare chissà che razza di discorsi conclusivi, anche perché tutti i problemi che sono stati sollevati e discussi, anche con tensioni notevoli, sono problemi aperti per i quali non c'è una soluzione immediata.

In primo luogo c'è stata la enunciazione e la discussione di come dovrebbero funzionare i servizi, a partire dall'intervento iniziale di Valenzi, sottintendendo o dicendo in maniera più o meno esplicita che ci sono dei servizi oggi in Italia i quali ancora non rispettano gli standard. Ciò naturalmente pone il problema dell'azione pubblica, non tanto perché il pubblico debba fare tutto in prima persona, ma perché chi ha la responsabilità di governo - e per governo intendo Stato, Regione, Provincia, Comune, Circoscrizione, perché lo Stato è tutto questo - deve trovare il sistema che una volta definiti e accettati certi standard, chi non li rispetta deve essere messo fuori gioco e sostituito da qualcuno che sappia condurre il gioco meglio di lui.

In questo ambito varie precisazioni sono state particolarmente utili, perché se da un lato gli interventi di Valenzi hanno definito molto bene i compiti di un servizio pubblico, dall'altro Barra ha cercato di spiegare quali sono le cose che difficilmente si possono fare dentro le mura di un servizio pubblico, sia pure a bassa soglia, sia pure aperto 24 ore. Non starò a ripetere le cose che lui ha detto sull'unità di strada, che sono effettivamente molto convincenti, perché l'unità di strada può compiere delle "trasgressioni", o avere un grado di tolleranza, che tra le quattro mura di un servizio, per una questione di funzionalità e di ordine, non sempre sono possibili.

Da questo Barra fa discendere l'affermazione che la mancata riduzione del danno è un'offesa, una violenza diretta alla persona, e che di questo si dovrebbe rispondere come omissione di soccorso, come omissione di atti dovuti: questo è un principio pienamente condivisibile, che se venisse più ampiamente condiviso probabilmente potrebbe contribuire a cambiare le cose.

Molto interessante è stato anche il resoconto di Marcozzi dell'esperienza fatta in un anno e mezzo dall'Agenzia del comune di Roma, perché l'Agenzia in un certo senso può essere tutto o viceversa niente, dovendo tenere conto di cose che avvengono a tutta una serie di livelli diversi: quindi sono importanti certamente le cose che riesce a fare in prima persona - i propri programmi, i propri fondi, i propri bandi - ma evidentemente ancora più importanti sono le capacità di intermediazione fra le diverse parti in causa. L'esempio che è stato dato più tardi dell'ambulanza che non può portare il Narcan, essendo finanziata dall'assessorato per i servizi sociali che non si mette d'accordo con l'assessorato alla sanità, è un buon esempio di una situazione in cui un'agenzia di un comune di grandi dimensioni dovrebbe trovare e far valere un peso contrattuale particolarmente notevole.

Si può anche essere d'accordo con molte delle preoccupazioni che sono state espresse da Agnoletto che, come sempre, è stato molto preciso sulla questione di quale informazione è tagliata sulla gamba di chi. L'analisi che ha fatto di campagne di lotta alla droga che automaticamente raccolgono un altissimo consenso nell'80-90% della popolazione, ma che vengono completamente ignorate da quelli che dovrebbero essere i destinatari, ripete uno scenario che abbiamo visto e rivisto più volte negli ultimi anni, sino alle campagne più recenti.

Molto interessante è stata la discussione su cosa si intende, nell'ambito della riduzione del danno, per scelta dei soggetti - una parte molto limitata rispetto al tutto - ai quali potrebbe essere diretta la somministrazione controllata di eroina.

Condivido quello che è stato detto da Agnoletto, ma vedo un rischio - il che non significa che io prenda un atteggiamento contrario - perché questa è una cosa difficilissima da fare. Tale selezione, di fronte ad una pressione che può venire da tutti i soggetti che sono in questo giro, fa sì che ciò che è eccellente in mano a persone veramente qualificate a fare un lavoro di questo genere può essere molto meno eccellente in mano ad una generalità di operatori, come abbiamo visto in tutti i campi della medicina. Per esempio, di recente si è evidenziato che i programmi di intervento chirurgico più limitato nel caso del cancro mammario - una delle grandi battaglie condotte da lungo tempo dal nostro attuale Ministro della Sanità che è stato uno dei primi a lavorare in questo campo - quando si sono estesi alla pratica generale, hanno dato risultati molto meno buoni: perché in sostanza è difficile far applicare un sistema rigoroso e complesso di regole quando si passa da quelli che lo hanno sviluppato con tutte le competenze scientifiche, operative, ecc., agli altri che lo devono ricevere e applicare.

Questa preoccupazione naturalmente non deve servire da freno, ma semplicemente deve servire per rafforzare il messaggio della necessità di una qualificazione sempre maggiore degli operatori e anche di una selezione: nel senso che non tutti, nell'ampio giro dei servizi pubblici e del privato sociale, possono essere messi in grado di fare tutto, comprese le operazioni più difficili che fanno parte della strategia di riduzione del danno.

Un'ultima cosa da dire riguarda la preoccupazione per l'andamento molto lento delle modifiche nella coscienza della maggioranza della gente di fronte ad un problema come questo. Non voglio fare un confronto con l'area della psichiatria che sarebbe improprio perché non si possono assimilare i problemi delle dipendenze da sostanze con i problemi della psichiatria, che sono due questioni diverse. Però noi vediamo una differenza tra i due settori, perché il tipo di azione che è stato portato avanti da Basaglia in poi da una parte della nuova psichiatria italiana, sia pure con tutte le note limitazioni, ha riguardato non soltanto il miglioramento della sorte di una parte degli ammalati mentali - purtroppo non di tutti - ma anche il cambiamento delle concezioni e convinzioni dei circostanti, non soltanto familiari, ma anche gli abitanti del caseggiato, del quartiere, delle città.

Non vorrei adesso colpevolizzare gli operatori dicendo che sono stati meno capaci dei nuovi psichiatri, ma piuttosto sottolineare il fatto che nel caso delle tossicodipendenze gli interessi sono tali (economici, politici, di controllo individuale e sociale) che questo lavoro di trasformazione della coscienza della gente è evidentemente ancora molto più difficile che non in campo psichiatrico.

Agnoletto ha accennato in proposito ad alcuni dati interessanti: cioè là dove alcuni programmi sono stati applicati in situazioni relativamente circoscritte (San Giuliano Milanese è un grosso comune ma non è tutta l'Italia, né tutta la Lombardia e nemmeno tutta Milano) e quando poi si sono fatti dei confronti con una situazione analoga e vicina in cui il programma non era stato applicato, si sono avuti sia benefici diretti a favore dei tossicodipendenti, sia anche cambiamenti nel modo di pensare della gente. Questo fa ben sperare in una situazione nella quale, come avevo accennato all'inizio della Tavola Rotonda, si ha l'impressione che ci sia un forte vento contrario alle cose che noi pensiamo, un vento favorevole a mantenere lo status quo e che ha forte potere di convincimento, attraverso i media e vari altri sistemi, alimentando una forte domanda di sorvegliare e punire. E sono cose che vengono da molto lontano, come mostra l'immagine che appare in apertura del sito che ci è stato presentato e come venendo a tempi più recenti dimostrano le parole usate da Mussolini per stigmatizzare il nemico in un suo discorso del 23 febbraio 1941. "Per vincere l'Asse gli eserciti della Gran Bretagna dovrebbero sbarcare nel continente e battere Germania e Italia, sconfiggerne gli eserciti e questo nessun inglese, per quanto squilibrato dall'uso e dall'abuso degli stupefacenti e degli alcolici, lo può nemmeno sognare."

Questa strategia della calunnia resta oggi una cosa profondamente radicata: non voglio rinunciare ad una speranza di cambiamento, però ritengo che su questo punto ci sarà un lavoro enorme da fare, di più generazioni, di cui noi non vedremo interamente i risultati.

indice degli interventi pagina successiva pagina precedente