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Marcozzi

L'Agenzia per le tossicodipendenze, di cui sono presidente, è il primo esperimento in Italia di un nuovo tipo di istituzione che il Comune di Roma si è dato mirando fondamentalmente a tre tipi di utilità.

La prima è quella di avere un consiglio di amministrazione, costituito da tecnici del settore, che decide agilmente che cosa l'Agenzia deve fare.

La seconda è quella di avere un'autonomia amministrativa e gestionale con un fondo finanziario proprio, dedicato interamente al problema delle tossicodipendenze.

La terza utilità è quella di avere funzione di coordinamento con tutto ciò che nella città si muove nel settore contestualmente promuovendo lo sviluppo dei servizi di cui la città necessita.

Si è giunti, in ambito locale, a questa soluzione di adottare una nuova istituzione per riunire in un unicum ciò che in Italia - le competenze nell'ambito delle tossicodipendenze - è diviso, si direbbe inevitabilmente (ma io non la penso così), tra il ministero della Sanità e quello degli Affari Sociali con altre competenze del Ministero di Grazia e Giustizia e del Ministero degli Interni. Questo dualismo si riverbera negativamente a tutti i livelli, burocratici e amministrativi, negli enti locali. Capita che gli interventi non risultino efficaci perché in alcuni casi sono duplicati inutilmente, mentre in altri casi non sono "spalmati" sul territorio con il criterio della maggiore spesa dove il problema è più grave; e così via.

Il compito che mi è stato assegnato è quello di riferire come funzionano lo Stato e gli Enti locali e poi qual'è l'interfaccia che l'Ente locale ha con il privato sociale.

Il Parlamento ha legiferato l'istituzione di un fondo nazionale droga che i governi dotano di volta in volta di risorse.

Lo Stato centrale trattiene per sé il 25% del fondo nazionale droga, le Regioni utilizzano il 75% e lo fanno attraverso i due settori ricordati. Le Regioni destinano agli Enti locali (Comuni), una parte, che è regolata da leggi regionali. Avvalendosi di commissioni di esperti, le Regioni varano i bandi regionali, si interfacciano così direttamente con il privato sociale che partecipa al bando per la gestione dei servizi.

Poi ci sono altre competenze, del Ministero di Grazia e Giustizia e del Ministero degli Interni che con piccole quote di finanziamento partecipano in parti di loro specifica competenza, per esempio pagando le rette giornaliere che riguardano i detenuti tossicodipendenti affidati alle strutture esterne quali le comunità terapeutiche residenziali o semiresidenziali.

Giustamente si è ricordato il problema drammatico delle carceri italiane: 27.000 sono i tossicodipendenti o coloro che stanno dentro per reati connessi alla droga, dei 54.000 attualmente detenuti in carcere. La legge stabilisce che deve esserci una struttura tesa alla riabilitazione, una struttura adatta: ma il carcere non è struttura adatta alla cura ed alla riabilitazione. I detenuti tossicodipendenti possono accedere alle cosiddette pene alternative quali affidamenti in comunità in sospensione della pena e arresti domiciliari presso strutture qualificate. E' da sottolineare quanto piccolo sia oggi il numero di coloro che ne possono beneficiare rispetto agli aventi diritto.

L'Agenzia ha i seguenti scopi principali: analisi dei disagi, coordinamento e costituzione di servizi per la prevenzione, riduzione del danno, riabilitazione terapeutica, reinserimento socio-lavorativo.

Come riesce a fare questo? Attraverso quali meccanismi recepisce le necessità del territorio e al territorio restituisce servizi e coordinamento?

Partecipa come prima cosa alla Conferenza Regionale sulle tossicodipendenze, che è la sede di discussione dove tutte le provincie e i comuni della regione parlano insieme con tutti coloro che si occupano di tossicodipendenza in ambito regionale, il privato sociale incluso.

Partecipa a una Commissione consultiva per la preparazione del bando regionale insieme agli organismi del privato sociale, che essendo appunto solo consultiva, può dare voce a mere indicazioni.

Al livello comunale, oltre naturalmente al Sindaco che ha nominato gli organi, l'Assessore alla Sanità è il nostro referente politico nell'ambito di una forte autonomia (potrebbe esserlo anche quello alle politiche sociali). Esiste poi una commissione consiliare specifica che può in ogni momento convocarci per richieste di chiarimenti o suggerimenti. Il nostro rapporto con il consiglio comunale è dato dal nostro piano-programma che il consiglio conosce e approva stipulando un contratto di servizio.

L'Agenzia interagisce quindi con il territorio comunale sia quale organo effettore che come organo di indagine sul territorio attraverso la conferenza socio-sanitaria cittadina. Abbiamo così un'interconnessione con le aziende sanitarie (leggi Sert), con le carceri (leggi anche lì Sert con la nuova normativa), con le circoscrizioni (servizi sociali circoscrizionali).

Inoltre abbiamo collaborazione anche con un organo consultivo che può darci degli input e al quale possiamo richiedere consulenze, la consulta socio-sanitaria, organismo di rappresentanza del privato sociale in cui varie organizzazioni si fanno portavoce di richieste e sollevano problemi presenti sul territorio.

A questo punto c'è la parte decisionale. Il consiglio di amministrazione emette delibere in genere su due linee di intervento.

La prima è quella del pensare ed organizzare servizi stabili che da quest'anno sono finalmente diventati triennali. Nel passato essi erano di durata annuale e capitava spesso che si interrompevano i servizi in attesa dei tempi burocratici lunghi per rinnovi o nuovi affidamenti. Barra diceva: è un anno e due mesi che la Regione non paga quello che i suoi servizi di Villa Maraini hanno già erogato. Il Comune, cioè l'Agenzia, credo possa essere detto onestamente, ha risolto questi problemi dei tempi, infatti i progetti approvati sono ora servizi triennali con finanziamenti certi e tempi di pagamento rapidi.

Tre comunità terapeutiche residenziali, cinque centri diurni a bassa soglia, tre centri notturni per tossicodipendenti senza fissa dimora, un centro di reinserimento in città, un pronto intervento, un numero verde per i cittadini ed operatori sono attualmente operativi nella triennalità.

La seconda linea di intervento sono le "campagne" e le "sperimentazioni".

Un esempio delle campagne di informazione e prevenzione è quella che abbiamo pensato e realizzato sulle cosiddette nuove droghe, il progetto "notte sicura": un intervento di dissuasione e informazione, per alcuni mesi dell'anno, svolto nei luoghi di aggregazione giovanile, prevalentemente notturno, da 70 operatori professionali del privato sociale provenienti da diverse associazioni.

Per ciò che riguarda le "sperimentazioni" esse riguardano dei servizi che, una volta pensati, si vogliano testare, per capire se abbiano una loro significatività e di quali opportune modifiche necessitano.

Un esempio di ciò è l'aver istituito un servizio sperimentale di intervento nei campi nomadi romani, da 3-4 anni infatti è entrato in essi pesantemente il consumo di eroina. Era necessario inventare un servizio assolutamente nuovo e aderente a quella popolazione peculiare. Dopo questa fase di sperimentazione, se esso sarà valutato positivamente, entrerà nei servizi stabili triennali.

Il coordinamento con il privato sociale avviene a più livelli. Per quanto riguarda le campagne e le sperimentazioni, l'Agenzia non le fa con proprio personale, ma attraverso la stimolazione del privato sociale ad agire in associazioni tra loro. Il panorama del privato sociale romano è molto ricco (veramente viviamo in una città fortunata rispetto ad altre), ci sono delle situazioni assolutamente eccezionali, per la loro storia, per come nel corso di decenni hanno, spesso con pochi mezzi finanziari, capito ed affrontato il fenomeno: Villa Maraini della Croce Rossa, il Ceis e tante altre. Esse hanno una importanza grandissima, all'Agenzia il compito di metterle armonicamente in rete tra loro e con i presidi pubblici. Questo privato sociale è però stato nel passato anche in una conflittualità permanente di "modello". Ho potuto verificare che a volte c'era e c'è una forte competizione non proprio positiva, per cui come Agenzia cerchiamo di coordinare, su progetti e proposte condivisi, il confronto ed il lavoro integrato. Noi puntiamo molto a farlo in modo che in quell'ambito ci sia una osmosi di competenze, di qualità, di impostazione, tra le varie associazioni del privato sociale e tra queste e l'intervento pubblico (Sert).

Per quanto riguarda i servizi stabili (triennali), il consiglio di amministrazione, sulla base del piano-programma, stabilisce quali sono i servizi che giudica importanti e indispensabili per la città, e in base al budget che il comune ha messo a disposizione (che è per quest'anno di 7 miliardi), indice un bando di gara a cui possono partecipare coloro che sono iscritti nell'Albo regionale.

Credo grosso modo di avervi detto come funziona il sistema.

Vorrei ora uscire da questa ufficialità di ruolo istituzionale e dire che sono pienamente d'accordo su quello che è stato detto sia da Barra che da Valenzi. Al riguardo delle shooting room, che proporrei di chiamare in italiano presidi di autosomministrazione vigilata (P.A.V.), vorrei dirvi quali sono le finalità assistenziali dei puntos limpios de venopuncion, come chiamano a Madrid i luoghi dove ci si può autosomministrare droga sotto controllo sanitario, cioè quelli che in termini giornalistici si chiamano narcosalas o shooting room o stanze del buco:

  • Ridurre i morti di overdose da eroina;
  • Ridurre al massimo le malattie infettive e contagiose associate all'uso di droghe iniettive;
  • Identificare nuove patologie associate all'uso di droghe che possono trasmettersi alla popolazione;
  • Facilitare, entrando in contatto con i tossicodipendenti più marginali, l'avvio di cure;
  • Diminuire l'impatto sociale del consumo di droghe iniettive negli spazi pubblici;
  • Ridurre la criminalità esistente in questo gruppo di tossicodipendenti particolarmente emarginati;
  • Umanizzare e dare dignità di malati a questo mondo di tossicodipendenti particolarmente disagiati e marginalizzati.

Io credo che inteso in questa maniera tale indirizzo non sia niente di più che un ulteriore passo in avanti nella riduzione del danno e in nessuna maniera possa essere inteso come facilitazione al consumo ed all'abuso. Questo tipo di presidi ha avuto questo tipo di risultati: a Francoforte sul Meno è incominciata la sperimentazione nel 1993 e dai 170 morti l'anno sono scesi oggi a 20, anche a Madrid dove l'impostazione è ancora più strettamente sanitaria i dati sono straordinariamente positivi, si tratta cioè di una riduzione del danno che funziona in primis per limitare le morti da overdose e per avere un contatto il più precoce possibile.

Sono pienamente d'accordo con quello che ha detto Barra sulle unità di strada, credo che la distribuzione controllata sia un completamento dell'unità di strada: nulla toglie che possa esserci un camper che funzioni da sala di venopunciòn o shooting room accanto a quello che si occupa di distribuzione e di primo contatto.

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