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TERAPIA Elenco
dei lavori disponibili
Terapia farmacologica sostitutiva della tossicodipendenza da eroina
Manuela Graziani
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università "La Sapienza" e Policlinico "Umberto
I" - Roma
Indice
- Introduzione
- Terapia sostitutiva con metadone
- Terapia sostitutiva con buprenorfina
- Terapia sostitutiva con buprenorfina in associazione
con antagonisti degli oppiacei
- Terapia sostitutiva con levo-alfa-acetil metadolo
(LAAM)
- Valutazione comparativa dell'efficacia di metadone,
buprenorfina e LAAM
- Conclusioni
- Bibliografia
- Tabella 1
1. Introduzione Sono passati poco meno di
40 anni da quando nel 1965 Dole and Nyswonder (1)
manifestarono la necessità di individuare una terapia farmacologica
per la tossicodipendenza da eroina, non più considerata come
un semplice disordine della personalità o un comportamento criminale,
ma una patologia caratterizzata da alterazioni del sistema nervoso centrale
con conseguenti deviazioni del comportamento. Sin dal 1964 numerosi
studi avevano documentato la capacità dell'agonista oppiaceo
metadone, somministrato a dosi medio-elevate (rispetto alla dose analgesica),
di bloccare la sindrome astinenziale, come pure di diminuire il desiderio
di assumere eroina, permettendo al paziente l'inserimento in un progetto
riabilitativo. Nei successivi 35 anni innumerevoli lavori hanno convalidato
l'uso terapeutico del metadone nella tossicodipendenza da eroina, accertandone
efficacia e sicurezza, ma anche evidenziandone i limiti. Nel 1997 il
National Institute of Drug Abuse americano (http://www.nih.gov/)
ha riconosciuto l'efficacia della terapia di mantenimento con il metadone.
Sulla base dell'assunto che una scelta terapeutica più ampia
e personalizzata possa condurre il maggior numero di pazienti possibile
all'adesione ad un programma di assunzione controllata di oppiacei,
altri due farmaci sostitutivi dell'eroina sono stati proposti: la buprenorfina,
agonista parziale dei recettori oppiacei, da solo o in associazione
con gli antagonisti naltrexone o naloxone ed il levo-alfa-acetil metadolo
(LAAM), agonista puro.
Gli obiettivi principali della terapia della tossicodipendenza da eroina
sono quelli di ottenere una riduzione o una interruzione dell'abuso
dell'oppiaceo e conseguentemente una riduzione della mortalità
e della morbidità notoriamente associate a tale abuso, nonché
un miglioramente della situazione psico-sociale dell'individuo.
La terapia sostitutiva con farmaci oppiacei contribuisce al raggiungimento
dei suddetti obiettivi mediante una:
- prevenzione della sintomatologia astinenziale (notoriamente insorgente
alla interruzione dell'uso di eroina);
- riduzione del desiderio (craving) di assumere la sostanza;
- mantenimento della condizione para-fisiologica già indotta
dal consumo cronico dell'oppiaceo (2).
2. Terapia sostitutiva con metadone
Il trattamento farmacologico standard della dipendenza da eroina
consiste attualmente nella somministrazione per via orale di metadone
nell'ambito di programmi terapeutici a breve o a lungo termine.
Fondamentali differenze farmacocinetiche e farmacodinamiche (3)
tra eroina e metadone (v. Tab. 1) hanno influito
sulla scelta del metadone come primo oppiaceo sostitutivo utilizzato
nella terapia della tossicodipendenza da eroina.
Numerosissimi sono gli studi sperimentali e clinici presenti in letteratura
ed attuati allo scopo di verificarne gli effetti e l'efficacia sulla
assunzione di oppiacei illegali a breve ed a lungo termine.
Studi di follow-up a lungo termine in tossicodipendenti in terapia con
il metadone hanno evidenziato una riduzione significativa della morbidità
e mortalità associate con l'uso di eroina (4,5),
una riduzione del rischio di contagio del virus HIV, ovvero dei comportamenti
a rischio correlati all'uso dell'ago (6)
nonché una drastica diminuzione dei comportamenti criminali correlati
all'uso di oppiacei illegali (7).
La disintossicazione rappresenta il primo gradino che, nel trattamento
della dipendenza da oppiacei, conduce ad un stato drug-free, ma è
indiscutibile che la maggiore difficoltà consista nel mantenimento
a lungo termine di tale stato, piuttosto che nel superamento della sindrome
astinenziale acuta. Questa realtà clinica, di frequentissimo
riscontro, ha condotto de facto all'attuazione di piani di mantenimento
di durata estremamente variabile con l'oppiaceo sostitutivo, previsti
allo scopo di prevenire la ricaduta (relapse prevention) nell'uso dell'eroina.
Le linee guida che, negli Stati Uniti, sono state riviste nel 1989 nel
tentativo di porre ordine e definizione alle diverse realtà terapeutiche,
hanno definito come "intermedio" un piano di terapia metadonica
della durata approssimativa di 180 giorni, per distinguere questa modalità
terapeutica sia dalla disintossicazione (metadone a scalare con durata
indicativa di 21 giorni) sia, all'opposto, dalla somministrazione di
metadone per periodi di tempo più lunghi (8).
Mentre sono numerosi gli studi attuati allo scopo di definire gli effetti
di piani di mantenimento con il metadone (methadone maintenance treatments
- MMT), minori e discordanti nelle conclusioni risultano essere i clinical
trials effettuati in soggetti che abbiano attuato trattamenti a scalare
(methadone reduction treatments - MRT). Alcuni di questi evidenziano,
in pazienti sottoposti a MRT, scarsezza dei risultati valutati come
riduzione sia dell'uso di oppiacei illegali sia dell'uscita pre-termine
dal trattamento (drop-out) (9,10);
al contrario, un altro studio (11), in
cui sono stati comparati i risultati in due gruppi di pazienti assegnati
rispettivamente a MMT e MRT, non ha evidenziato differenze significative.
Più recentemente Gossop et al. (8)
hanno osservato, in un follow-up della durata di due anni, come la modalità
di attuazione del programma terapeutico sostitutivo influenzi significativamente
l'obiettivo primario della terapia stessa: lo studio è stato
effettuato su 351 eroinomani assegnati preventivamente ad un trattamento
di mantenimento o ad un trattamento a scalare. In ambedue i gruppi è
stata evidenziata una diminuzione dell'uso di eroina, dei problemi comportamentali
e fisici legati al suo uso, nonché dei comportamenti criminali,
rispetto al periodo precedente l'avvio della terapia: gli autori suggeriscono
che le similarità riscontrate nei due gruppi siano da interpretarsi
come risultato "generico" della introduzione del trattamento
sostitutivo. Più in particolare i risultati hanno evidenziato
come però solo un terzo dei pazienti preventivamente assegnati
al MRT hanno effettivamente ricevuto questo trattamento, mentre i rimanenti
due terzi sono passati ad un MMT; inoltre i pazienti assegnati al MRT
hanno mostrato una rapidità del "ritorno" all'utilizzo
dell'eroina con frequenza correlabile alla rapidità di attuazione
dello scalaggio, nonché una percentuale di drop-out significativamente
più elevata rispetto ai pazienti del gruppo MMT. Per questi ultimi,
viceversa, la continuità del trattamento e le dosi più
elevate sono esitati in una significativa riduzione dell'uso di eroina
osservato a due anni. In particolare i soggetti con grado di dipendenza
più severo si sono vantaggiosamente avvalsi del MMT.
Gli autori suggeriscono che l'obiettivo del piano terapeutico debba
essere dirimente nello stabilire la modalità terapeutica più
adeguata e che venga operata pertanto una netta distinzione tra MRT
e MMT alla luce dell'obiettivo del trattamento stesso: trattamento a
scalare, limitato nel tempo per definizione, volto alla induzione di
uno stato opioid-free e trattamento a lungo termine, volto alla induzione
di uno stato heroin-free, pertanto più propriamente inteso come
parte integrante della politica di "riduzione del danno".
A dispetto della lunga pratica clinica, opinioni contrastanti sono state
espresse relativamente alla dose ottimale da utilizzare in un trattamento
di mantenimento con metadone: studi clinici effettuati negli anni '80
evidenziarono come la dose quotidiana media prevista per terapie a lungo
termine variasse da 30 a 60 mg/die (12).
Successivi studi clinici (13,14),
hanno egualmente fornito, relativamente alla dose di metadone ritenuta
efficace nel prevenire l'uso di eroina, dati discordanti, sebbene siano
stati genericamente in accordo sul fatto che basse dosi di metadone
(20-35 mg/die) siano meno efficaci rispetto a dosi ritenute moderate
(50-80 mg/die). Dosi minori o uguali a 20 mg appaiono di contro inadeguate
al controllo dell'uso di eroina, sebbene possano influire positivamente
sulla numerosità dei pazienti che permangono nel programma terapeutico
(retention rate) (13).
Più recentemente (15) un clinical
trial della durata di 40 settimane, effettuato allo scopo di comparare
l'efficacia di dosi di metadone moderate (40-50 mg/die) vs dosi elevate
(80-100 mg/die), ha evidenziato come ambedue i livelli di dose determinavano
una riduzione significativa dell'assunzione di oppiacei illegali rispetto
al periodo di pretrattamento; comunque le dosi più elevate inducevano
una diminuzione dell'uso di eroina significativamente più grande
rispetto al gruppo dosi moderate. In accordo, i dati di Marsch (16)
dimostrano che dosi di metadone maggiori di 50 mg/die incrementano in
modo significativo la efficacia del trattamento di mantenimento con
metadone valutato come diminuzione dell'uso di eroina.
A dispetto di questa indicazione, la prescrizione di metadone a posologie
minori non è infrequente. Ciò potrebbe essere rincondotto
ad una inconsapevole forma di "giudizio" nei confronti della
popolazione dei tossicodipendenti, alla riluttanza da parte dei medici
a tutt'oggi a considerare la tossicodipendenza come una malattia cronica
(17), alla paura da parte di medico e paziente
della induzione di una dipendenza iatrogena.
2.1 Interazioni farmacologiche ed effetti collaterali del metadone
Alcuni farmaci di comune uso terapeutico hanno mostrato di interagire
con il metadone a livello farmacocinetico, in particolare a livello
dei processi di biotrasformazione: tra questi, la fenitoina (18),
agente anticonvulsivante, e la rifampicina, antitubercolare (19)
accelerano la biotrasformazione del metadone con conseguente abbassamento
dei livelli plasmatici dello stesso e possono pertanto causare la comparsa
di sintomi astinenziali da lievi a moderati. Altra importate interazione
è quella con l'etanolo: nell'alcolista, l'aumentata attività
del citocromo P-450 a livello epatico si traduce, in presenza di elevati
livelli plasmatici di etanolo, in una inibizione della biotrasformazione
del metadone, seguita da una significativa accelerazione della biotrasformazione
stessa, quando i livelli di etanolo si abbassano (20).
Recentemente è stata evidenziata una interazione fra metadone
e alcuni farmaci utilizzati per la terapia dell'infezione da HIV: l'amprenavir,
un inibitore delle proteasi e l'abacavir, inibitore della transcriptasi
inversa, attraverso l'induzione del citocromo P-450, possono indurre
una diminuzione della concentrazione plasmatica di metadone (21).
Viceversa, nessuna alterazione nella farmacocinetica del metadone è
stata riscontrata in pazienti sieropositivi trattati con l'associazione
lamivudina/zidovudina (22).
Infine studi in vitro su colture di macrofagi da pazienti HIV-positivi
hanno evidenziato un'aumentata attivazione e replicazione virale in
presenza di metadone (23); dati in vivo
si rendono necessari per meglio chiarire il ruolo degli oppiacei, metadone
incluso, nella immunopatogenesi dell'infezione da HIV. In tal senso
un'analisi retrospettiva del trend dei valori della sotto-popolazione
linfocitaria CD4+ effettuata su un gruppo di 21 pazienti in terapia
di mantenimento con metadone, ha evidenziato un decremento significativamente
più veloce del numero dei CD4+ rispetto al gruppo di controllo
(24).
Sebbene un'analisi del rapporto rischio-beneficio (25)
risulti nettamente a favore dell'estrema utilità terapeutica
di questo oppiaceo sostitutivo, un numero significativo di tossicodipendenti
rifiutano il trattamento con metadone, manifestando scarsa compliance
rispetto alla assunzione quotidiana della sostanza (26),
rifuggendo l'elevato grado di intensità e la lunga durata della
sintomatologia astinenziale da esso indotta (effetto avverso non evitabile
date le caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche del metadone),
che giustifica la difficoltà di concludere terapie "a scalare"
e nella realtà clinica pone i pazienti nella condizione di proseguire
la terapia intrapresa con modalità di mantenimento (8).
Pur rimanendo il metadone un presidio fondamentale per la terapia della
dipendenza da eroina, negli ultimi anni ricerche sono state effettuate
allo scopo di identificare altre molecole che potessero mantenere i
sovramenzionati vantaggi del metadone e diminuire incidenza e intensità
degli effetti avversi da esso indotti.
3. Terapia sostitutiva con buprenorfina
La buprenorfina, oppiaceo con proprietà di agonismo-antagonismo,
è stata nell'ultimo decennio valutata come possibile molecola
di impiego nel trattamento della tossicodipendenza da eroina (sia esso
di detossificazione che di mantenimento), sebbene i primi studi clinici
in cui ne veniva ipotizzato l'uso come presidio terapeutico risalgano
alla fine degli anni '70 (27,28).
Studi preclinici hanno caratterizzato la buprenorfina come una agonista
parziale a livello dei recettori µ e antagonista a livello
dei recettori k (29). Primaria conseguenza
della attività farmacodinamica (elevata affinità ed attività
di agonismo parziale a livello dei recettori µ) della molecola
risulta essere l'impossibilità di raggiungere, per le dosi più
elevate, un corrispondente incremento dell'effetto farmacologico.
L'agonismo per i recettori µ si traduce a livello clinico in una
diminuzione del craving e nella prevenzione della sindrome astinenziale
conseguente alla sospensione di assunzione di un agonista puro, nonché
in una inibizione dell'effetto di agonisti puri (i.e.eroina). Sempre
in conseguenza dell'attività di agonismo parziale, il profilo
di sicurezza della buprenorfina risulta maggiore rispetto ad un agonista
puro: effetti avversi come sedazione e depressione respiratoria sono
difficilmente riscontrabili, anche ad alte dosi (30,31).
Conseguentemente il numero di morti attribuibili ad overdose da buprenorfina
(legale o illegale) è significativamente inferiore a quelle correlabili
a metadone (32).
Da sottolineare che le dosi correntemente utilizzate per la terapia
sostitutiva possono essere sino a 70 volte superiori alle dosi utilizzate
in soggetti non dipendenti a scopo analgesico (30).
La sua lunga durata di azione (conseguente alla elevata affinità
per i recettori µ) unitamente alla già menzionata attività
di agonista parziale ne permettono la somministrazione ad alte dosi
e ad intervalli più lunghi rispetto al metadone (sino a ogni
4 giorni) (33). Infine, essendo di minore
entità e durata rispetto al metadone la dipendenza fisica indotta
dalla buprenorfina, risulterebbe più facile la disintossicazione.
Tra i paesi europei la Francia già dal 1996 ha previsto l'utilizzo
della buprenorfina nella terapia sostitutiva di mantenimento: è
stato stimato che siano circa 60.000 i pazienti attualmente in trattamento
con buprenorfina (34). In un recente studio
di follow-up effettuato su 909 pazienti che assumevano buprenorfina
ad alte dosi, è stata osservata, a due anni dall'avvio della
terapia, una significativa diminuzione dell'uso di oppiacei illegali
in circa il 70 % dei soggetti trattati, nonché un miglioramento
della condizione psico-sociale (35). E'
comunque da sottolineare che il successo di una terapia di disassuefazione
da eroina non sia da ascriversi unicamente al principio attivo utilizzato
nella terapia farmacologica sostitutiva, ma anche alle modalità
di gestione del paziente (i.e. presenza di personale adeguatamente addestrato,
possibilità di effettuare follow-up) (35)
Importante notare che a tutt'oggi non esistono guidelines per la terapia
con buprenorfina e che dosi di buprenorfina più elevate di quelle
considerate negli studi riportati sono state adottate solo più
recentemente.
3.1 Trattamento sostitutivo con buprenorfina in Italia
In Italia dal 1999 il Ministro della Sanità ha decretato
l'inserimento della buprenorfina cloridrato (specialità Subutex
compresse 2 e 8 mg) nella Tabella 1 della Tabella 7 degli stupefacenti
(http://www.farmaonline.it/Legislazione/tabellefarmacopea/Sommario.htm):
di fatto questo si è tradotto nella possibilità di prescrizione
delle suddette specialità nell'ambito di progetti di cura e riabilitazione
della dipendenza da eroina.
Non sono disponibili a tutt'oggi dati statistici provenienti dalle strutture
territoriali e riguardanti l'utilizzo della buprenorfina. Sono comunque
di recente pubblicazione (36) i dati di
un trial clinico multicentrico (commissionato dal Ministero della Salute)
effettuato reclutando pazienti in nove Servizi Tossicodipendenze (SERT)
italiani, allo scopo di comparare l'efficacia di buprenorfina e metadone
in soggetti in trattamento di mantenimento con oppiacei sostitutivi.
Tali dati hanno evidenziato l'efficacia della buprenorfina ad alte dosi
(8-12 mg/die) nel ridurre l'assunzione di eroina, sebbene sia stato
osservato un trend non significativo a favore dei pazienti trattati
con metadone rispetto alla capacità di giungere a termine del
trattamento previsto.
3.2 Implicazioni del trattamento sostitutivo con buprenorfina
Dato anche il breve tempo di introduzione della buprenorfina nel
trattamento di disassuefazione da oppiacei e la conseguente mancanza
di studi a lungo termine, non sono attualmente disponibili in letteratura
Guidelines riguardanti la scelta tra i due farmaci sostitutivi, né
è possibile l'identificazione di una equivalent dose (stante
le summenzionate differenze farmacodinamiche) che permetta la sostituzione
di un principio attivo con l'altro (37).
Dai numerosi studi clinici effettuati allo scopo di identificare e valutare
l'efficacia di differenti dosaggi di metadone e buprenorfina (36,38)
emerge comunque la equivalenza, valutata come riduzione significativa
dell'uso di oppiacei illegali, di una posologia giornaliera di 6-12
mg di buprenorfina con 30-60 mg di metadone.
E' ragionevolmente prevedibile, anche sulla base dei dati attualmente
presenti nella letteratura internazionale, che in Italia la prescrizione
di buprenorfina per il trattamento della dipendenza da eroina sarà
nei prossimi anni in aumento, e saranno pertanto definiti adeguati più
protocolli di trattamento.
4. Terapia sostitutiva con buprenorfina in associazione
con antagonisti degli oppiacei
Questa associazione farmacologica nasce dalla iniziale esigenza
di utilizzare analgesici oppiacei diminuendo il potenziale d'abuso insito
nella terapia con oppiacei, seppur avviata a scopo analgesico. La prima
ipotesi sul suo utilizzo (buprenorfina in associazione con naloxone)
nella terapia della dipendenza da eroina risale al 1988 (39).
In particolare la buprenorfina ha mostrato di conservare, in presenza
di naloxone a basse dosi (0.2 mg), attività analgesica e l'associazione
appare garantire all'oppiaceo un potenziale d'abuso nettamente più
basso. Un recente studio (40) supporta
lo sviluppo di questa associazione farmacologica, somministrata per
via sublinguale per la terapia della dipendenza da eroina. La buprenorfina
difatti, correntemente utilizzata come farmaco sostitutivo, può
divenire a sua volta oggetto d'abuso (41,42):
la sua assunzione in associazione con il naloxone in rapporto 4:1, ha
mostrato, in soggetti volontari resi dipendenti da oppiacei, di essere
ben tollerato, non possedendo effetti di antagonismo (scatenamento di
sindrome astinenziale), nè di potenziale d'abuso (effetti agonisti
oppiacei). Con l'assunzione per via intramuscolare divengono invece
prevalenti gli effetti antagonisti, comunque da accreditare al naloxone
in quanto è stato osservato che la somministrazione di sola buprenorfina
per la medesima via non scatena, in soggetti dipendenti da oppiacei,
una sindrome astinenziale (43).
L'associazione della buprenorfina con il naltrexone (altro antagonista
oppiceo puro, che, come noto, differisce dal naloxone per la maggior
durata di azione) è stata proposta ed utilizzata per una detossificazione
rapida dagli oppiacei (ultrarapid opioid detoxification techniques (UROD)
(44): la buprenorfina, somministrata ad
alte dosi per brevi periodi, è risultata efficace nel ridurre
l'entità della sintomatologia astinenziale evocata dal naltrexone
in soggetti dipendenti da eroina (45).
Studi sono necessari al fine di verificare un eventuale uso terapeutico
di questa associazione per indurre una detossificazione rapida in vista
di una terapia a lungo termine con il naltrexone.
5. Terapia sostitutiva con levo-alfa-acetil metadolo
(LAAM)
Nel 1993 la Food and Drug Administration ha approvato l'uso di
un altro agonista oppiaceo puro di sintesi, il levo-alfa-acetil metadolo
(LAAM), nel trattamento dell'eroinismo. La sua lunga durata di azione
(fino a 72 ore) ha incoraggiato il suo uso nella terapia dell'eroinismo,
proprio per la possibilità di somministrare questo oppiaceo ad
intervalli più lunghi rispetto al metadone. La persistenza della
sua azione è da attribuire ai suoi due principali metaboliti,
il nor-LAAM e il dinor-LAAM, ambedue attivi e rinvenibili nel plasma
sino a 96 ore dalla sua assunzione, a differenza della molecola di origine
(46). Per dosi orali variabili fra 20 e
40 mg, gli effetti farmacodinamici del LAAM (tipicamente sovrapponibili
a quelli che si manifestano con l'assunzione di un µ-agonista)
appaiono entro 1-2 ore, raggiungono il picco tra l'ottava e la dodicesima
ora e persistono sino a 48-60 ore. Il tempo di dimezzamento plasmatico
del LAAM è di 14-37 ore, mentre del nor-LAAM è 24-38 ore.
Una stima della potenza del LAAM espressa rispetto al metadone risulta
di circa 1:1.2 (metadone/LAAM) e indica pertanto che dosi di LAAM di
30 e 40 mg corrispondono rispettivamente a 25-33 mg di metadone
(47).
Nel 2001 la Food and Drug Administration ha riportato 10 segnalazioni
di pazienti che, a seguito di terapie a lungo termine con il LAAM, hanno
manifestato aritmie di grado severo con prolungamento del QT (48).
Segnalazioni analoghe sono venute dalla European Agency for the Evaluation
of Medicinal Products (49): a seguito delle
stesse è stata emanata la assoluta controindicazione all'uso
del LAAM in pazienti con documentata o sospetta aritmia, nonché
la sua indicazione per lo stesso solo in soggetti che non abbiano riportato
adeguati vantaggi dagli altri trattamenti previsti per la dipendenza
da oppiacei. Nell'aprile del 2001 lo stesso Organismo internazionale
ha raccomandato la sospensione della vendita del LAAM nei paesi dell'Unione
europea (http://www.emea.eu.int).
6. Valutazione comparativa dell'efficacia di
metadone, buprenorfina e LAAM
Numerose ricerche cliniche hanno comparato l'efficacia di buprenorfina,
metadone ad alte dosi e LAAM nel ridurre l'assunzione di oppiacei illegali:
caratteristica comune a tutti questi studi è stata la brevità
del periodo di osservazione (minore o uguale a 6 mesi). Mancano quindi
informazioni riguardo a periodi di tempo più lunghi.
Lo studio di più recente pubblicazione (50)
propone una meta-analisi attuata allo scopo di
determinare gli effetti della terapia metadonica a mantenimento sulla
riduzione dell'uso di eroina e sulla retention rate, in comparazione
con altri studi clinici in cui i principi attivi utilizzati sono stati
la buprenorfina o il LAAM.
Gli studi clinici analizzati, identificati tramite PubMed nel periodo
1966-1999, sono 13, corrispondenti ad un totale di 1944 pazienti , di
cui l'80% maschi, età media 34.4 anni. Il 64 % dei pazienti ha
ricevuto terapia con metadone, mentre il 27% ed il 14% rispettivamente
buprenorfina e LAAM. I pazienti che hanno assunto metadone sono stati
ulteriormente disaggregati, in base alla posologia assunta, in due sottogruppi:
< 50 mg/die e > 50 mg/die. Dei 350 pazienti in terapia con buprenorfina,
265 hanno assunto dosi >= 8 mg/die mentre 85 hanno assunto dosi <
8 mg/die. I risultati hanno evidenziato che le dosi più elevate
di metadone conducono a risultati sovrapponibili a quelli osservati
con la buprenorfina (dosi >= 8 mg/die), ovvero ad una significativa
riduzione dell'uso di eroina sia rispetto alle dosi più basse
di metadone, nonché rispetto alla buprenorfina a dosi < 8
mg/die. Egualmente significativo l'effetto sulla retention rate di metadone
e buprenorfina ad alte dosi. I pazienti trattati con LAAM hanno presentato
un rischio più elevato di interruzione della terapia sostitutiva:
i dati relativi a questo oppiaceo sono comunque scarsi. Gli autori concludono,
sulla base dei dati sovraesposti, che buprenorfina e LAAM non siano
superiori in efficacia al metadone e che pertanto, data l'enorme mole
di esperienza clinica accumulata, il trattamento di mantenimento con
metadone a dosi giornaliere superiori a 50 mg debba essere considerato
di prima scelta nel trattamento della dipendenza da oppiacei; questo
anche in considerazione della mancanza di dati sugli effetti a lungo
termine delle altre terapie in oggetto su un eventuale decremento del
rischio di infezione da HIV, sui comportamenti criminali e comunque
sulla qualità della vita nei soggetti trattati. Buprenorfina
rimane comunque una valida alternativa laddove i pazienti manifestino
rifiuto nei confronti della terapia metadonica o scarsa compliance nei
confronti dell'assunzione giornaliera di una terapia sostitutiva.
Analogamente, un altro studio, comparso sul New England Journal of Medicine
nel 2000 (51) e pertanto non incluso nella
metaanalisi di Farrè et al., indica nelle alte dosi di metadone
(60-100 mg/die) e di buprenorfina (dose media 16-32 mg/die con assunzione
trisettimanali) la tipologia di trattamento che può condurre
ad una diminuzione del consumo di eroina sino al 75% (osservata per
17 settimane). Il metadone alle dosi inferiori (20 mg/die) ha mostrato,
in accordo con altri dati in letteratura (52-54),
una efficacia significativamente minore. La terapia con il LAAM (75-115
mg/die) si è dimostrata meno efficace rispetto alle dosi più
alte di metadone e gli autori ipotizzano che ciò sia almeno parzialmente
causato dal maggior tempo medio necessario a raggiungere la posologia
di mantenimento (9 giorni rispetto ai 5 del metadone).
Petiijean et al. (55) sottolineano l'importanza
di una adeguata dose di induzione nella terapia con buprenorfina, al
fine di rendere la medesima di efficacia sovrapponibile a quella del
metadone sulla retention rate: il loro studio, della durata di 6 settimane,
ha evidenziato una significativa differenza tra i due gruppi nel condurre
a termine il trattamento (56% gruppo buprenorfina e 90% metadone), nel
numero di giorni totali di terapia (40 7 vs 29 16); tra i pazienti che
hanno concluso il periodo di osservazione, non sono state riscontrate
differenze tra i due gruppi nella positività agli oppiacei nei
campioni di urina, nonché nel desiderio di assumere eroina (valutato
con la VAS, Visual Analogical Scale). Gli autori suggeriscono che la
maggior capacità dei pazienti di condurre a termine la terapia
rispetto ai pazienti trattati con buprenorfina possa essere addebitata
all'utilizzo di dosi dei due oppiacei non equivalenti, nella fase di
induzione della terapia, come ulteriormente suggerito dal fatto che
gli "abbandoni" sono stati prevalentemente effettuati nei
primi 10 giorni di trattamento (posologia dei primi 3 gg di trattamento
4 mg buprenorfina o 30 mg metadone).
7. Conclusioni
La terapia farmacologica sostitutiva della dipendenza da oppiacei
può attualmente contare su due principi attivi di efficacia indiscutibile:
metadone e buprenorfina.
Una più ampia conoscenza delle caratteristiche farmacologiche
dei farmaci suscettibili di prescrizione si ritiene necessaria per il
medico, in quanto ulteriori possibilità di personalizzazione
della terapia (identificazione degli obiettivi, modalità di assunzione,
durata del trattamento) possono condurre il maggior numero di pazienti
possibile ad una accettazione della terapia stessa.
Si ritiene comunque un importante obiettivo da raggiungere l'identificazione
della terapia sostitutiva più appropriata rispetto alla tipologia
del paziente, valutata come "storia" di abuso di eroina (i.e.
età d'inizio, anni d'uso, uso concomitante di altre droghe, periodi
di interruzione), uso attuale della/e sostanze, tipologia e durata dei
trattamenti sostitutivi sinora effettuati.
In tal senso può risultare indicativo un recente lavoro (35)
che ha esaminato un campione totale di 1040 pazienti (afferenti a servizi
pubblici e centri specializzati in Francia) in terapia sostitutiva con
metadone o buprenorfina ad alte dosi: scopo dello studio è stato
la comparazione dei rispettivi profili socio-demografici, nonché
delle modalità dell'abuso pregresso e/o attuale. I risultati
hanno evidenziato come il gruppo dei pazienti in terapia metadonica
fossero di età media più elevata, in maggior proporzione
donne, e con una migliore situazione economica rispetto ai pazienti
in terapia con buprenorfina. Nessuna differenza significativa tra i
due gruppi è stata rilevata rispetto al consumo di tabacco, alcool
e benzodiazepine. Al contrario differenze significative fra i due gruppi
sono state osservate rispetto al consumo di sostanze illegali: in particolare
il gruppo in terapia con metadone ha mostrato un consumo di eroina minore
rispetto al gruppo trattato con buprenorfina (8 % vs 12 %), gruppo nel
quale è stato viceversa evidenziato un consumo minore di cocaina
(8 % vs 16 %). Un incremento di uso della cocaina in pazienti in terapia
di mantenimento con il metadone è stato già osservato
in altri studi (56,57):
è ipotizzabile che i soggetti ricerchino maggiormente gli effetti
soggettivi dello psicostimolante, laddove siano attenuati dall'assunzione
del metadone quelli ascrivibili all'eroina. Egualmente spiegabile il
minor consumo di cocaina nei soggetti in trattamento sostitutivo con
buprenorfina, essendo noto, ed attualmente in fase di sperimentazione,
l'azione inibente dell'oppiaceo sul "craving" da cocaina (58,59).
Questa osservazione, lungi dal voler essere una linea guida, potrebbe
suggerire che il contemporaneo abuso di cocaina costituisca indicazione
alla prescrizione di buprenorfina come farmaco sostitutivo. Auspicabile
che altri studi, anche retrospettivi, vengano intrapresi allo scopo
di meglio definire, come già sottolineato, indicazioni terapeutiche
più rigorose ed aderenti alla realtà clinica del paziente.
Nota 1: viene definito agonista
parziale un composto che, pur a completa saturazione del proprio
sistema recettoriale, non raggiunge mai l'effetto massimo ottenibile
con un agonista puro
Nota 2: Tecnica statistica atta a combinare
i risultati di studi differenti, allo scopo di trarre conclusioni definitive
dalle evidenze disponibili.
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Neuropsychopharmacol. 2000 Dec;10(6):447-54.
Tabella 1 - Eroina vs metadone*
|
Eroina
|
Metadone
|
| Via di somministrazione |
Endovenosa
|
Orale
|
| Insorgenza degli effetti |
Immediato
|
30 min
|
| Durata di azione |
3-6 ore
|
24-36 ore
|
| Euforia |
Prime 1-2 ore
|
Assente
|
| Insorgenza sintomi astinenziali
|
Dopo 3-4 ore
|
Dopo 24 ore
|
* Effetti ad alto dosaggio in soggetti tolleranti
Da: Kreek MJ. : Methadone-related opioid agonist pharmacotheraphy
for heroin addiction. Hystory, recent molecular and neurochemical research
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|
 |