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TERAPIA Elenco
dei lavori disponibili
Detossificazione rapida e ultrarapida da eroina
Anna Mellini
Scuola di Specializzazione in Tossicologia Medica
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Università degli Studi “La Sapienza” di Roma
Indice
- Introduzione
- Farmacologia degli alfa2 agonisti
- Impiego degli alfa2 agonisti nel divezzamento rapido
- Applicazioni dell’UROD
- Conclusioni
- Bibliografia
Introduzione
In Medicina delle Tossicodipendenze, si intende per detossificazione
il processo attraverso il quale l’individuo viene liberato dalla
dipendenza verso una droga (Kleber, 1998). Per
quanto riguarda la dipendenza da eroina, la detossificazione è
ottenuta generalmente attraverso la somministrazione di un farmaco di
sostituzione, la cui dose viene gradualmente ridotta nell’arco
di un tempo più o meno lungo (terapia sostitutiva a scalare).
Sono tipici esempi di questa modalità di detossificazione l’uso
di metadone o di buprenorfina somministrati secondo dosi decrescenti,
adattate alle esigenze mediche e psicosociali del singolo paziente tossicodipendente
(vedi in questo sito: M. Graziani: Terapia
farmacologica sostitutiva della tossicodipendenza da eroina).
In alternativa alla terapia sostitutiva si possono utilizzare altre
strategie farmacologiche di natura più propriamente sintomatica.
A tal proposito, si è osservato che gli alfa2 agonisti, in particolare
la clonidina e la lofexidina, hanno la proprietà di sopprimere
i sintomi dell’astinenza da oppiacei che compaiono al momento
in cui il paziente interrompe l’assunzione di eroina o del farmaco
di sostituzione (Kahan and Sutton, 1996),
o in seguito alla somministrazione di naloxone. In particolare gli alfa2
agonisti sono utilizzati nell’ambito di protocolli terapeutici
mirati a detossificare il tossicodipendente da eroina in tempi molto
brevi. Essi vengono somministrati per tamponare la sintomatologia astinenziale,
indotta mediante l’utilizzo di antagonisti degli oppiacei, nell’ambito
delle cosiddette Rapid Opioid Detoxification (ROD, della durata di circa
una settimana) e Ultra Rapid Opioid Detoxification (UROD, durata complessiva
24 ore circa).
Nella ROD, la terapia sintomatica dell’astinenza prevede che vengano
somministrati anche farmaci antiemetici ed antidiarroici, nonché
benzodiazepine. La terapia sintomatica così adottata permette
che possa essere intrapresa anche la somministrazione a lungo termine
con l’antagonista oppiaceo naltrexone. La letteratura riporta
il caso di alcuni pazienti disidratati in seguito alla detossificazione
rapida, probabilmente a causa della perdita di liquidi e di elettroliti
dovuta all’aumentata motilità gastrointestinale indotta
dall’astinenza (Roozen et al, 2002).
Col metodo UROD, il paziente supera la fase più difficile dell’astinenza
in modo completamente inconsapevole trovandosi sotto anestesia (Tretter
et al, 1998): è evidente quindi che l’applicazione
di questo metodo richieda il ricovero in strutture dotate di unità
intensive e di rianimazione (Hensel and Kox, 2000;
Gold et al, 1999; Lorenzi et
al, 1999). La detossificazione rapida trova il suo impiego nel caso
di pazienti che necessitano di raggiungere uno stato drug free in breve
tempo. Il motivo più frequentemente addotto consiste nell’urgenza
di inserire il paziente in protocolli riabilitativi presso strutture
(quali le comunità terapeutiche) che richiedono che il paziente
sia in uno stato di completa detossificazione (Broers
et al, 2000).
Farmacologia degli alfa2 agonisti
Come noto, i recettori alfa2 adrenergici svolgono azioni inibitorie
consistenti, tra l’altro, nella riduzione dell’attività
adenilciclasica, nel blocco dei canali voltaggio dipendenti per il calcio
e nell’attivazione di quelli del potassio, con conseguente iperpolarizzazione
cellulare. Quando i recettori alfa2 sono localizzati a livello del corpo
cellulare del neurone noradrenergico, gli effetti inibitori si manifestano
con riduzione o scomparsa del firing neurale, come accade per applicazione
della clonidina nel locus coeruleus, struttura mesencefalica, che, oltre
ad essere implicata nell’ansia e nello stress, è di grande
importanza nella regolazione del tono neurovegetativo e dello stato
affettivo (Newcorn et al, 1998). A livello delle
terminazioni, la stimolazione dei recettori alfa2 provoca soppressione
del rilascio di noradrenalina con conseguente riduzione del tono adrenergico
centrale e periferico. A livello postsinaptico, i recettori alfa2 mediano
una riduzione dell’attività del neurone bersaglio. Particolarmente
importante è, a tal proposito, la localizzazione nella zona rostroventrale
del bulbo, in quanto considerata il punto finale di incontro delle efferenze
simpatiche vasomotrici. L'unica eccezione a questa generalizzata inibizione
è costituita dalla muscolatura vasale, dove la stimolazione dei
recettori alfa2 disposti sugli effettori induce uno stato di contrazione
(MacDonald and Scheinin, 1995). Malgrado questa
eccezione, l’effetto prevalente dei farmaci alfa2 agonisti consiste
in una riduzione della pressione sistemica accompagnata da bradicardia,
a riprova di una prevalente riduzione del tono simpatico. Oltre ai recettori
alfa2, la clonidina si lega a sottogruppi recettoriali imidazolinici,
denominati I1 e I2. Sembra che il sottogruppo I1 sia il sito primario
di legame per i farmaci a struttura imidazolinica che possiedono effetti
antipertensivi terapeuticamente utili. E’ stato ipotizzato che
i recettori I1 siano accoppiati a proteine G e che i secondi messaggeri
coinvolti siano IP3 e DAG (Separovic et al, 1996).
Oltre a contribuire all’azione simpaticolitica del farmaco, la
clonidina è in grado di offrire un ampio ventaglio di effetti
centrali. Alcuni di essi, quali sedazione, incubi notturni, inquietudine
e depressione, appartengono inevitabilmente alla sfera degli effetti
indesiderati. Diversamente, l’azione inibitoria che la clonidina
svolge, a livello delle corna dorsali del midollo spinale, sulle vie
del dolore, ha una sua, seppur limitata, applicazione clinica nella
terapia antalgica per somministrazione intratecale del farmaco (Filos
et al, 1992).
Di più vasta applicazione è invece l’azione inibitoria
che la clonidina esercita sulle manifestazioni astinenziali conseguenti
alla interruzione di una prolungata esposizione agli agonisti oppiacei.
Questi effetti inibitori sono stati ripetutamente osservati nei modelli
animali di dipendenza da oppiacei e, successivamente, oggetto di numerosissimi
studi clinici. Il meccanismo responsabile è stato localizzato
dai più nel locus coeruleus il cui aumentato firing neurale sarebbe
responsabile delle manifestazioni astinenziali. Questo aumentato firing
sarebbe a sua volta causato dall’aumentata attività delle
efferenze mediate dagli aminoacidi eccitatori e provenienti dal nucleo
paragigantocellulare (Grubb et al, 1998; Taylor
et al, 1998). Altri autori hanno tuttavia osservato che gli effetti
soppressori della clonidina sulla sindrome d’astinenza da morfina
sono mantenuti in ratti in cui il 94% dei neuroni noradrenergici del
locus coeruleus erano stati distrutti con una tossina specifica (6-idrossidopamina)
(Caille et al, 1999). Secondo questi autori, l’inibizione
della sindrome d’astinenza da oppiacei sarebbe quindi mediata
dalla stimolazione dei recettori alfa2 postsinaptici centrali da parte
della clonidina. Qualunque ne sia il meccanismo, è comunque chiaro
che la clonidina è in grado di inibire la sindrome d’astinenza
da oppiacei, esprimendosi in questa sindrome un’importante componente
noradrenergica centrale. Di grande importanza è l’evidenza
della dissociabilità degli effetti antiastinenziali dalle azioni
a carico del sistema cardiovascolare. La lofexidina, che ha ridotti
effetti cardiovascolari, è non solo in grado di inibire la sindrome
d’astinenza da morfina nel ratto (Shearman
et al, 1980), ma anche di attenuare le recidive nell’autosomministrazione
di eroina e cocaina indotte da stimoli stressanti (Highfield
et al, 2001). Gli effetti della lofexidina ulteriormente sottolineano
la centralità dei meccanismi alfa2 adrenergici nell’inibire
la sindrome astinenziale da oppiacei: questo farmaco condivide con la
clonidina il legame coi recettori alfa2 ma non con quelli imidazolinici
(Khan et al, 1999). I meccanismi alfa2 adrenergici
tuttavia non sono solo partecipi della sindrome d’astinenza da
oppiacei, ma anche di quella alcolica. Vi è infatti evidenza
clinica di una desensibilizzazione dei recettori alfa2 negli alcolisti
e di miglioramento del quadro psicopatologico astinenziale ad opera
della clonidina (Fahlke et al, 1999; Ozdemir
et al, 1994).
Impiego degli alfa2 agonisti nel divezzamento
rapido
In considerazione della sua capacità di sopprimere alcune componenti
della sindrome d’astinenza da oppiacei, la clonidina è
stata usata per facilitare il divezzamento ambulatoriale, per abbreviare
il tempo per portare a termine il divezzamento dei pazienti ospedalizzati
e per iniziare il trattamento con naltrexone. Nel caso dei pazienti
ambulatoriali mantenuti a 20-30 mg/die di metadone, la somministrazione
dell’oppiaceo può essere sospesa e può essere somministrata
la clonidina per 7-10 giorni; questa viene sospesa gradualmente in un
arco di tempo di 3-4 giorni. E’ importante ricordare che la clonidina
è efficace nel sopprimere i segni e i sintomi dell’astinenza
ma non la sofferenza soggettiva e il craving per gli oppiacei (Maldonado,
1997).
Con uno studio in doppio cieco effettuato su 28 tossicodipendenti (Kahn
et al, 1996), sono state confrontate clonidina e lofexidina nella
detossificazione da oppiacei: entrambe sono state valutate in base alla
soppressione o alla riduzione dei sintomi dell’astinenza. Il corso
della sindrome d’astinenza è stata molto simile in entrambi
i trattamenti, ma la lofexidina è risultata dare minore ipotensione.
In un altro studio in doppio cieco su 80 tossicodipendenti da eroina
ospedalizzati (Lin et al, 1997) sono state riscontrate
marcate variazioni diurne dei sintomi dell’astinenza, essendo
questi più gravi alle ore 16:00 e meno marcati alle ore 8:00,
sia somministrando lofexidina (dose massima 1,6 mg), sia clonidina (dose
massima 0,6 mg). Entrambi gli alfa2 agonisti diminuivano o sopprimevano
i sintomi astinenziali, ma maggiori problemi attribuibili all’ipotensione
erano riscontrati nel campione trattato con clonidina. Un ulteriore
studio (Gerra et al, 2001) ha confrontato l’efficacia
dei due farmaci valutando l’intensità della sindrome d’astinenza,
il craving, la disforia, l’eventuale ricaduta di 40 tossicodipendenti.
Comune ai due gruppi, rispettivamente assegnati alla terapia con clonidina
o lofexidina, la somministrazione di oxazepam, baclofen e ketoprofene
(con naloxone o naltrexone per 3 giorni). I soggetti hanno mostrato
significative differenze per quanto riguarda il controllo della sindrome
d’astinenza, la disforia, la sedazione e l’ipotensione,
che si sono dimostrate più controllate nel gruppo trattato con
lofexidina; non sono state osservate particolari differenze per il craving
e la presenza o meno di metaboliti delle droghe d’abuso nelle
urine.
Dunque, in base a questi studi l’utilizzo della lofexidina sembra
essere preferibile rispetto alla clonidina nella detossificazione da
oppioidi.
Applicazioni dell’UROD
Le prime applicazioni cliniche della detossificazione ultrarapida risalgono
agli anni ‘80 (per una rassegna vedi: Pozza e
Gessa, 1997). In Italia nel 1995 l’Istituto San Raffaele sperimentò
questa terapia su 50 tossicodipendenti. Subito dopo iniziò la
sperimentazione sull’intero territorio nazionale che prevedeva
la disintossicazione di 500 tossicodipendenti al giorno: la partecipazione
alla sperimentazione costava al paziente circa 12 milioni di lire e
in molti chiesero di parteciparvi (Ciuni, 1999).
Tuttavia, la sperimentazione fu subito bloccata dal Ministero della
Sanità (Altomare, 1995) in seguito alla
morte per overdose di un giovane che vi si era sottoposto prima di un
intervento chirurgico (Vaccarello, 1995).
Oltre al rischio di overdose connesso alla scomparsa della tolleranza
farmacologica derivante dal trattamento, vi è il rischio legato
all’anestesia totale. E’ interessante, a questo proposito,
il caso di un giovane irlandese tossicodipendente da eroina da più
di 13 anni al momento in cui si trovò coinvolto in un attentato
dell’IRA a Londra. Fu accusato di essere il terrorista responsabile
dell’attentato, ma in seguito fu riconosciuto innocente e risarcito
da un’assicurazione per i danni subiti (Devlin,
2001). Poiché negli anni '90 a Londra l’UROD veniva
pubblicizzata tramite annunci che promettevano la restituzione drug
free alla società con un’efficacia e sicurezza pari al
100%, dietro il pagamento di 4.700 sterline, il giovane, grazie al premio
assicurativo, si sottopose al trattamento ma morì durante la
notte successiva. Causa della morte fu l’anestesia, che era stata
indotta senza tenere conto delle interazioni con gli altri farmaci assunti
dal paziente. L’anestesista fu ritenuto colpevole del decesso
e nell’ottobre del 2000 è stato radiato dall’albo
per aver anteposto i propri interessi economici alle Good Medical Practices.
Il verdetto cominciava così: “Doctors are expected to act
at all times in their patients’ best interest…” (Badenoch,
2002).
Conclusioni
La detossificazione rapida può essere utile, talora necessaria.
Essa richiede l’uso di farmaci che blocchino o minimizzino i sintomi
dell’astinenza, come gli alfa2 agonisti, la lofexidina preferibilmente
rispetto alla clonidina, in base ai risultati dei recenti studi. Resta
da verificare l’eticità di quei trattamenti che ricorrono
all’anestesia del paziente, per i gravi rischi che questa comporta.
Bisogna inoltre sottolineare l’importanza di interventi psicosociali
rivolti al paziente in quanto resta aperto il problema delle recidive:
il craving non si estingue certamente liberando l’organismo dalla
sostanza d’abuso, tanto meno se ciò avviene in pochi giorni
o in poche ore; al rischio della ricaduta si sovrappone quello dell’overdose,
trovandosi il paziente in una condizione drug free. Ciò fa sì
che questi trattamenti siano rivolti a pazienti selezionati, fortemente
motivati, oltrechè supportati dall’ambiente sociale
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