 |
HOME
TERAPIA Elenco
dei lavori disponibili
Immunoterapia delle tossicodipendenze
Francesca Pisetzky
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Servizio Speciale Antidroga
Università di Roma "La Sapienza" e Policlinico "Umberto
I"
Indice
- Introduzione
- Immunizzazione verso le sostanze d'abuso
- Immunizzazione verso la Cocaina
- Anticorpi catalitici
- Anticorpi anti-idiotipo
- Nicotina
- Fenciclidina
- Conclusioni
- Bibliografia
1. Introduzione
La tossicodipendenza puo' essere paragonata ad una malattia infettiva:
la sostanza d'abuso rappresenta l'agente infettante, l'uomo ne è
sia l'ospite sia il serbatoio, mentre la siringa ne è il vettore(1).
L'assimilazione della tossicodipendenza ad una malattia infettiva
ha consentito di estendere i principi metodologici dell'epidemiologia
classica allo studio della diffusione della tossicodipendenza stessa(2).
Se il concetto di dipendenza come malattia trasmissibile ha permesso
di migliorare la comprensione delle modalità di diffusione
del fenomeno, esso non sembrava tuttavia idoneo a sviluppare strategie
efficaci di prevenzione e terapia. Ad esempio, non c'è dubbio
che la quarantena sia un sistema efficace nell'impedire la diffusione
delle malattie infettive in una popolazione, ma, nel caso della dipendenza
da sostanze d'abuso tale misura preventiva implicherebbe una sorta
d'imprigionamento dell'individuo, metodo non solo eticamente e legalmente
inaccettabile ma probabilmente anche inefficace. Tuttavia, cosi' come
la diffusione di una malattia infettiva può essere controllata
con la chemioterapia, parimenti possiamo considerare il trattamento
con il metadone o con il naltrexone una sorta di chemioterapia della
tossicodipendenza. Il problema sta nel fatto che il metadone e/o il
naltrexone, a differenza degli antibiotici, non sono farmaci causali,
nel senso che non rimuovono la causa di malattia. Quest'obiezione
non è tuttavia insormontabile in quanto esistono delle malattie
infettive - ad esempio, quelle da alcuni agenti virali- che pur rispondendo
poco o niente agli agenti chemioterapici, sono estremamente sensibili
all'immunizzazione. E' lecito quindi chiedersi se l'uomo puo' essere
immunizzato anche nei confronti delle sostanze d'abuso.
2. Immunizzazione verso le sostanze d'abuso
Considerando che molti pazienti sono affetti da allergie ai farmaci,
non c'è dubbio che in linea teorica un'immunizzazione specifica
verso le sostanze d'abuso è possibile(3).
Infatti, tali sostanze, nonostante il loro basso peso molecolare,
sono in grado di indurre una specifica risposta immunologica se sono
soddisfatte alcune condizioni particolari. Il procedimento è
ben noto: una volta che sia legata in maniera covalente ad una proteina,
la sostanza (aptene) attribuisce immunogenicità specifica al
complesso macromolecolare (antigene), gli conferisce cioé la
capacità di stimolare la sintesi di anticorpi diretti contro
la sostanza stessa. L'immunizzazione attiva è potenziata dalla
presenza di adiuvanti, costituiti dalla miscela di sostanze in grado
di aumentare la presentazione dell'antigene al sistema immunitario
dell'ospite. Questo fenomeno, che accade spontaneamente nei pazienti
atopici, è ampiamente utilizzato nella produzione di antisieri
contro i farmaci con due applicazioni principali. La prima è
analitica: gli antisieri vengono usati per identificare il farmaco
nei liquidi biologici del paziente(4).
Nel campo delle tossicodipendenze l'esempio più tipico è
il test immunoenzimatico, un metodo analitico di prima-linea atto
a consentire una rapida, specifica e sensibile identificazione delle
sostanze d'abuso nelle urine od in altri liquidi corporei(5).
Il secondo consiste nell'immunizzazione passiva dei pazienti intossicati,
strategia di successo nel caso di sovradosaggio di digossina. Questo
farmaco possiede un ristretto indice terapeutico e l'uso come antidoto
del frammento Fab antidigossina ha notevolmente migliorato la prognosi
dei pazienti intossicati(6).
L'immunizzazione passiva potrebbe costituire quindi una valida terapia
antidotica nell'intossicazione acuta da sostanze d'abuso, la maggior
parte delle quali non possiede antagonisti competitivi. Ad oggi, infatti,
solo l'overdose da eroina e quella da benzodiazepine possono essere
trattate con successo con i loro antagonisti competitivi (naloxone
e flumazenil, rispettivamente).
Parimenti degna di considerazione è la possibiltà di
un uso terapeutico della immunizzazione attiva (vaccinazione) contro
le droghe d'abuso. L'applicazione, totalmente innovativa, dei principi
dell'immunologia alle tossicodipendenze si basa sull'assunto che una
volta immobilizzata dall'anticorpo la sostanza d'abuso non puo' più
esercitare le sue proprietà di rinforzo. Di conseguenza, il
comportamento di assunzione non viene acquisto o, se già acquisito,
viene ad estinguersi. La vaccinazione, quindi, puo' considerarsi un
sistema per prevenire od arrestare la dipendenza. Sfortunatamente
il fatto che in generale non esistano motivazioni plausibili ad immunizzare
gli individui verso gli agenti terapeutici ha ritardato di molto le
ricerche in questo campo e infatti fin recentemente l'ipotesi di una
vaccinazione contro le sostanze d'abuso aveva ricevuto scarsa attenzione.
Schuster ed i suoi collaboratori sono stati i primi a dimostrare,
sulla base di evidenze empiriche, che era possibile immunizzare animali
da esperimento contro le proprietà rinforzanti di una sostanza
d'abuso(7). Scimmie rhesus, addestrate
ad autosomministrarsi eroina, vennero iniettate con morfina-6-emosuccinato
complessata a sieroalbumina bovina (BSA) in associazione all'adiuvante
di Freund. Come atteso, le scimmie reagirono all'iniezione di tale
complesso con la produzione di anticorpi diretti contro la morfina.
La presenza di anticorpi anti-morfina circolanti nel sangue porto'
ad una significativa riduzione dell'autosomministrazione di eroina,
fenomeno contrastato dall'aumentare della dose dell'eroina stessa.
Sfortunatamente questa ricerca così promettente venne abbandonata
quando si intravvide nella somministrazione di naltrexone una più
efficace soluzione terapeutica nel mantenere astinenti i tossicodipendenti
da oppiacei. L'ipotesi che l'immunizzazione fosse un valido strumento
terapeutico nel trattamento delle tossicodipendenze ha cosi' dovuto
aspettare almeno due decenni per essere nuovamente verificata.
E' solo di recente infatti che il NIDA (National Institute of Drug
Abuse) ha deciso di promuovere ricerche finalizzate allo sviluppo
di vaccini efficaci nel trattamento della dipendenza da cocaina, nicotina
e fenilciclidina.
3. Immunizzazione verso la Cocaina
Un esempio rappresentativo dell'immunizzazione attiva come approccio
terapeutico alle tossicodipendenze è senz'altro quello della
cocaina. La scelta della cocaina come bersaglio per la vaccinazione
è motivata non solo dall'ampia diffusione di tale sostanza
come droga d'abuso, ma anche, e principalmente, dal fatto che la terapia
farmacologica dell'abuso e/o della dipendenza da cocaina non ha ancora
portato a risultati significativi(8,9)
(sebbene dati recenti sull'impiego di analoghi della cocaina, inibitori
del trasportatore della dopamina, sembrino promettenti(10,11),
le ricerche in questo campo sono soltanto agli inizi). La cocaina
è, inoltre, una valida candidata anche all'immunizzazione passiva,
poiché facilmente puo' provocare un grave quadro di intossicazione
acuta per il cui trattamento non esistono antagonisti competitivi.
Su queste basi, il NIDA ha promosso una ricerca finalizzata allo sviluppo
di un vaccino per il trattamento della dipendenza da cocaina(12).
La cocaina è una molecola troppo piccola perché possieda
proprietà immunogene e, come precedentemente ricordato, affinchè
il sistema immunitario possa reagire con la produzione di anticorpi
diretti contro sostanze dl peso molecolare della cocaina è
necessario che esse si uniscano con legame covalente ad una proteina.
Carrera e collaboratori sono stati i primi ad affrontare con successo
il problema di costituire un complesso immunogeno con la cocaina(13).
La difficoltà iniziale stava nell'evitare che l'immunizzazione
verso un epitopo dell'aptene fosse crociata (condivisa) tra la cocaina
ed i suoi metaboliti inattivi. Tale problema venne risolto ottenendo
un complesso immunogeno nel quale la macromolecola GNC-KLH fosse legata
sulla posizione occupata dal gruppo metilestere della cocaina. In
questo modo, il complesso non aveva epitopi strutturalmente simili
alla bezoilecgonina (principale metabolita della cocaina), e la risposta
immunitaria risultava altamente specifica nei confronti della sola
cocaina.
Ratti immunizzati verso tale complesso mostrarono una riduzione del
42% nella risposta alla somministrazione di cocaina. I comportamenti
stereotipati si riducevano notevolmente. La diminuzione della risposta
comportamentale era associata ad una riduzione dei livelli di cocaina
del 52% nello striato e del 77% nel cervelletto rispetto ai controlli.
Gli autori stimarono che, all'equilibrio, almeno il 50% della cocaina
presente nel sangue era coniugata. Sfortunatamente, il comportamento
locomotorio e stereotipato non sono modelli di tossicodipendenza e
quindi i risultati di questo studio non furono considerati promettenti
ma solo preliminari. Tuttavia, questi risultati hanno trovato ulteriore
conferma in uno studio successivo nel quale ratti immunizzati verso
lo stesso complesso immunogeno risultavano meno sensibili all'analgesia
indotta dalla cocaina ed alla preferenza posizionale condizionata
(conditioned-place-preference), un modello sperimentale predittivo
delle proprietà gratificanti di un farmaco(14).
In uno studio recente, Carrera e collaboratori hanno ulteriormente
confermato che l'immunizzazione attiva con il GNC-KLH può costituire
una protezione alla riesposizione alla cocaina, dimostrando che nel
ratto vaccinato sono necessarie dosi almeno tre volte maggiori affinchè
si manifestino gli effetti di rinforzo della sostanza. Gli autori
hanno utilizzato un modello animale di recidiva: ratti addestrati
ad autosomministrarsi cocaina venivano sottoposti ad un periodo di
estinzione, sostituendo la sostanza con soluzione fisiologica, quindi
vaccinati, e poi riesposti alla cocaina. Dal momento in cui gli animali
immunizzati venivano sottoposti per due giorni consecutivi ad un'infusione
non contingente di cocaina, questi, differentemente dagli animali
non vaccinati (controlli), non mostravano il comportamento di autosomministrazione.
Nei controlli l'esposizione ad libitum alla sostanza riportava l'autosomministrazione
ai valori di partenza, mentre negli animali immunizzati erano necessari
dosaggi doppi o tripli per ristabilire l'assunzione della sostanza.
Questi risultati suggerivano un blocco parziale, anticorpo-mediato,
dell'accesso della cocaina al sistema nervoso centrale. Tale fenomeno
veniva, infatti, bloccato sia nei ratti vaccinati sia nel gruppo di
controllo da una precedente immunizzazione passiva con l'anticorpo
monoclonale IgGNC92H2 contro la cocaina.
Ciò e' di particolare interesse clinico in quanto è
noto che la frequenza degli episodi di ricaduta nell'uso della sostanza
è influenzata dal grado di gratificazione indotto da questa
nel soggetto dopo un periodo di astinenza. Quindi una prolungata protezione
anticorpale verso la cocaina attraverso l'immunizzazione attiva in
combinazione ad un'immunizzazione passiva potrebbe costituire un'efficace
terapia preventiva alla recidiva d'uso della cocaina(15).
I ricercatori dell'Immulogic Pharmaceutical Corporation hanno utilizzato
la BSA come trasportatore immunogenico dell'acil-derivato della norcocaina(16,17).
Questa procedura manteneva l'integrita' del gruppo 2-ß-metilestere
della cocaina e portava alla formazione di circa 20-27 apteni per
ogni molecola di BSA. Quando iniettato insieme all'adiuvante, i topi
rispondevano al coniugato immunogeno con la produzione di anticorpi
ad alta affinita' per la cocaina. Quest'affinità era minore
nei confronti della norcocaina e della cocaetilene (prodotto di derivazione
dalla condensazione di etanolo e cocaina) e nessuna affinità
era presente nei confronti della bezoilecgonina e degli altri metaboliti
inattivi. La somministrazione periodica si dimostrò capace
di mantenere titoli anticorpali in eccesso rispetto alle concentrazioni
plasmatiche di cocaina abitualmente riscontrate in coloro che abusano
del farmaco.
L'immunizzazione produce notevoli cambiamenti nella farmacocinetica
della cocaina. In particolare, il volume apparente di distribuzione
si riduce significativamente. Cio' è una conseguenza attesa,
considerando che la maggior parte della cocaina presente nel plasma
viene legata dagli anticorpi circolanti e non può quindi abbandonare
il compartimento ematico. Inoltre, i farmaci legati alle proteine
plasmatiche non possono attraversare la barriera ematoencefalica;
questo vale anche per la cocaina che, negli animali immunizzati, legandosi
agli anticorpi circolanti non puo' raggiungere il sistema nervoso
centrale. E' stato infatti osservato che, 30 secondi dopo la sua somministrazione,
la concentrazione cerebrale di cocaina in topi immunizzati è
dal 30% al 63% piu' bassa di quella dei controlli. Dato che la potenzialità
di una sostanza d'abuso di indurre dipendenza è legata anche
alla rapidità con cui induce i suoi effetti psicofarmacologici,
il rallentamento dell'ingresso della cocaina a livello cerebrale nei
topi immunizzati costituisce un fattore predittivo di una possibile
riduzione dell'acquisizione dell'autosomministrazione in questi animali.
Sfortunatamente in questo studio non sono stati valutati gli effetti
di rinforzo della cocaina negli animali immunizzati attivamente. Tuttavia
studi di autosomministrazione in ratti immunizzati passivamente con
un anticorpo monoclonale contro la cocaina hanno dimostrato che l'antisiero
portava ad un'estinzione del comportamento di autosomministrazione
quasi pari a quella prodotta dalla sostituzione dell'infusione di
cocaina con soluzione fisiologica.
Un recente studio(18) ha dimostrato che
gli anticorpi anti-cocaina indeboliscono le proprietà stimolo-discriminative
della cocaina in animali addestrati a riconoscere questa sostanza
in un comportamento operante. La vaccinazione di ratti addestrati
a discriminare 5.0 mg/kg di cocaina riduceva la loro capacità
discriminante che si manifestava solo a più alte dosi del farmaco
(20 mg/kg).
La sicurezza dell'immunizzazione costituisce un aspetto cruciale di
un suo eventuale utilizzo terapeutico. A tal proposito gli studi di
Fox precedentemente citati non hanno mostrato alcuna conseguenza potenzialmente
negativa dell'immunizzazione attiva(16,17).
In particolare, non è stato osservato lo sviluppo di una malattia
da siero, possibile conseguenza della presenza di immunocomplessi
circolanti. Per quanto i trial clinici di fase I siano stati recentemente
terminati, saranno necessarie ulteriori informazioni riguardanti l'efficacia
e la sicurezza della vaccinazione; tali ricerche sono già state
avviate(12,19).
4. Anticorpi catalitici
Serie limitazioni nell'efficacia della vaccinazione contro la cocaina
consistono sia nella mancata accelerazione della rimozione della sostanza
dall'organismo sia nella produzione di titoli anticorpali che possono
essere facilmente saturati da alte concentrazioni ematiche di cocaina.
Di conseguenza, non ci si può aspettare che i soggetti immunizzati
siano protetti da un'overdose di cocaina poiché, in queste
condizioni, la quantità di sostanza non legata potrebbe essere
sufficiente a causare un'intossicazione acuta. Come nel caso della
digitale, è possibile che la somministrazione del frammento
Fab anti-cocaina ad alta affinità costituisca un approccio
terapeutico più efficiente alla intossicazione acuta.
Tuttavia, la via migliore per il trattamento dell'overdose da cocaina
potrebbe consistere nell'accelerarne la metabolizzazione. Gran parte
della cocaina viene metabolizzata nel plasma dalle cosiddette pseudocolinesterasi
o butirrilcolinesterasi; pertanto è stato suggerito un uso
terapeutico di questi enzimi nella terapia dell'intossicazione da
cocaina(20). Un approccio completamente
differente al problema del metabolismo della cocaina è basato
sulla scoperta che un'attività esterasica selettiva verso la
cocaina puo' essere mimata usando anticorpi con specifica attività
catalitica(21). In un certo senso questi
anticorpi sono enzimi artificiali ottenuti dall'immunizzazione con
analoghi stabili di una molecola di transizione, e quindi instabile,
formatasi lungo una reazione chimica(22).
Nel caso della cocaina lo scopo è di sintetizzare un anticorpo
murino dotato di attività catalitica altamente efficiente e
di convertirlo mediante tecniche di ingegneria genetica in un anticorpo
adattabile alla terapia umana.
L'intermedio tetraedico ottenuto dall'idrolisi della cocaina ad ecgonina
ha costituito il modello per la sintesi di una serie di analoghi fosfonati(21).
Gli analoghi dell'intermedio stabile dell'idrolisi della cocaina,
una volta coniugati con sieroalbumina, sono stati usati per immunizzare
topi al fine di ottenere anticorpi monoclonali dotati di attività
catalitica. Gli effetti di uno dei nove anticorpi monoclonali ottenuti
sono stati ampiamente studiati in vivo sull'azione della cocaina(23).
L'alta attività catalitica di questo anticorpo (mAb 15A10)
si è dimostrata in grado di proteggere i ratti dalle convulsioni
indotte dalla cocaina e dalla morte improvvisa in modo dose-dipendente(24).
La protezione era associata ad un aumento di dieci volte nella capacità
di inattivazione della cocaina con formazione del metilestere dell'ecgonina.
Inoltre, l'mAb15A10 è stato in grado di inibire la risposta
alla cocaina nei modelli di dipendenza. L'inibizione dell'autosomministrazione
della cocaina si è dimostrata altamente specifica giacché
non si estendeva all'inibitore del re-uptake della dopamina bupropione.
La risposta a rinforzi fisiologici come il latte non veniva alterata
dalla somministrazione dell'anticorpo catalitico. La capacità
dell'anticorpo di proteggere dagli effetti della cocaina scomparivano
dopo circa 48 ore dalla sua somministrazione(23).
Tuttavia l'emivita di questi anticorpi sembra sia superiore a quella
degli enzimi plasmatici naturali. Inoltre, gli anticorpi catalitici
non sono suscettibili alla saturazione per la formazione di un complesso
irreversibile con il substrato, come accade con gli anticorpi tipici.
In conformità a quanto esposto, gli anticorpi catalitici possono
essere considerati come i migliori candidati a svolgere funzioni di
antidoto nel trattamento dell'intossicazione acuta da cocaina rispetto
agli anticorpi anti cocaina. Quest'opinione non è condivisa
da Owens(25), il quale sostiene che la
grande potenziale capacità dell'inattivazione enzimatica della
cocaina viene ad essere annullata dalla bassa affinità degli
anticorpi per il substrato. Cio' risulterebbe in una più lenta
inattivazione della cocaina rispetto a quella prodotta dagli anticorpi
anti cocaina ad alta affinità. Sfortunatamente non esistono
studi che comparino le due strategie immunoterapeutiche nella loro
efficacia nel proteggere soggetti sperimentali dall'intossicazione
acuta da cocaina. Dato che l'overdose da cocaina costituisce un problema
rilevante nei pronto soccorso di molti paesi, la necessità
di ottenere un antidoto anche per la cocaina oltre agli antagonisti
dell'eroina e delle benzodiazepine appare urgente.
5. Anticorpi anti-idiotipo
Al fine di superare il problema dell'instabilità della cocaina,
un'alternativa all'immunizzazione attiva o passiva potrebbe essere
quella di utilizzare una molecola più stabile della cocaina
come un anticorpo anti-idiotipo che mimi la configurazione molecolare
della cocaina come antigene, e che possa essere utilizzata in sua
vece(26).
In virtu' della sua doppia natura, la molecola anticorpale riconosce
l'antigene mediante il suo sito combinatorio (paratopo) e viene a
sua volta riconosciuta da altri anticorpi mediante i suoi idiotipi.
Anticorpi specifici per il riconoscimento di un certo antigene (Ab1)
sono, quindi, in grado di stimolare il sistema immunitario a produrre
anticorpi anti-idiotipo (Ab2). Gli anticorpi Ab2 sono in grado di
riconoscere il paratopo degli Ab1, contenente l'immagine interna dell'antigene,
e possono essere utilizzati al posto dell'antigene stesso.
Sono stati usati due differenti coniugati della cocaina che presentavano
due diverse zone della molecola al sistema immunitario per produrre
anticorpi monoclonali specifici per la cocaina stessa (Ab1). Da questi
anticorpi sono stati successivamente sintetizzati diversi anticorpi
anti-idiotipo. Quattro di questi, identificati come Ab2beta - ovvero
come immagine interna dell'antigene, sono stati legati al KLH e quindi
iniettati in topi BALB/c al fine di indurre una risposta immune anti-cocaina.
Per uno dei quattro anticorpi (K1-4c) tale risposta è stata
sufficiente a ridurre significativamente i livelli cerebrali di cocaina
dopo la somministrazione intraperitoneale di 5mg/kg della sostanza(26).
6. Nicotina
Ogni anno solo negli USA circa 16 milioni di persone tentano di smettere
di fumare, ma meno di un milione e mezzo riesce a rimanere astinente
per un lungo periodo, anche con l'aiuto di interventi farmacologici
come la terapia sostitutiva con nicotina o l'uso di farmaci antidepressivi.
Per un fumatore il principale ostacolo alla disassuefazione da nicotina
non risiede tanto nell'interromperne l'uso ("smettere di fumare")
quanto nel riuscire a rimanere astinente per un lungo periodo anche
se fortemente motivato. Un forte fumatore nei primi giorni d'astensione
dal fumo manifesta un evidente stato di disagio, caratterizzato da
disforia ed un inteso craving per la sostanza. Tale fastidiosa sintomatologia
facilita la ricaduta: una sola sigaretta basta a dare sollievo. Cio'
costituisce un forte rinforzo negativo e conduce con facilità
a ristabilire il comportamento d'assunzione della sostanza. In conformità
a quanto esposto, se un fumatore venisse vaccinato verso la nicotina,
l'immunizzazione potrebbe prevenire il rinforzo negativo portando
all'estinzione del comportamento di assunzione.
Lo scopo di una terapia con vaccino è di stimolare nei pazienti
la produzione di anticorpi anti-nicotina che blocchino l'accesso a
livello del sistema nervoso centrale della sostanza riducendone cosi'
le proprietà rinforzanti. La vaccinazione, in combinazione
con un supporto psicologico e altre terapie, potrebbe aiutare a ridurre
la dipendenza da nicotina nei soggetti motivati.
La nicotina costituisce il miglior candidato tra le varie sostanze
d'abuso alla vaccinazione in quanto, a differenza delle altre droghe,
la dose necessaria per produrre effetti gratificanti nell'uomo è
abbastanza piccola cosi' che gli anticorpi prodotti con la vaccinazione
sono in grado di legare una larga quota di ciascuna dose di nicotina(27,28).
In uno dei primi studi, condotto da Hieda e collaboratori(29),
è stato possibile sintetizzare un vaccino coniugando la nicotina
ad un trasportatore proteico che rendeva il complesso immunogeno.
Topi immunizzati con questo coniugato producevano anticorpi in grado
di legarsi sia al complesso sia alla nicotina libera, alterando la
farmacocinetica della sostanza e riducendone in modo significativo
la distribuzione a livello cerebrale. Sebbene gli anticorpi ottenuti
in questo studio preliminare non possedessero alta affinità
verso la nicotina, la quota plasmatica di sostanza legata passava
dal 16.4% nei controlli all'83% negli animali immunizzati. Al contrario,
la concentrazione cerebrale di nicotina negli animali vaccinati si
riduceva solo del 13.8%, riduzione che non avrebbe potuto diminuire
gli effetti comportamentali della nicotina. In uno studio successivo,
gli stessi ricercatori sono riusciti a sintetizzare anticorpi dotati
di maggiore affinità, capaci di legarsi rapidamente alla nicotina
plasmatica impedendole di raggiungere l'encefalo e riducendone quindi
la concentrazione cerebrale del 48%(30).
Più recente lo sviluppo di un promettente vaccino, NicVAX,
che ha superato gli studi preclinici e che nel 2002 verrà introdotto
in una sperimentazione clinica della durata di quattro anni per valutarne
l'efficacia e sicurezza nell'uomo(31).
L'immunizzazione di ratti con il NicVAX comporta una diminuzione della
concentrazione cerebrale di nicotina del 65% ed una riduzione significativa
dei suoi effetti cardiocircolatori(32).
Inoltre, la continua assunzione di nicotina da parte del soggetto
non sembrerebbe interferire con l'effetto del vaccino nello stimolare
la produzione di anticorpi antinicotina. Di conseguenza sarà
possibile vaccinare un individuo mentre sta ancora facendo uso di
tabacco ed il vaccino funzionerà anche durante un'eventuale
ricaduta, inibendo la risposta gratificante della nicotina(32).
A riprova di quanto esposto, in un recente studio(33)
è stato dimostrato che, mediante l'immunizzazione passiva con
immunoglobuline ottenute da conigli immunizzati verso la 3'-amino-metil-nicotina
complessata ad un carrier proteico (Nabi Nic Vax), è possibile
prevenire l'instaurarsi della dipendenza fisica e quindi della sindrome
d'astinenza da nicotina. In questo studio è stato utilizzato
un modello sperimentale di dipendenza da nicotina: nel ratto, somministrando
nicotina per 7 giorni in infusione sottocutanea continua, la sintomatologia
astinenziale si manifestava progressivamente al termine dell'infusione
e veniva fortemente ridotta da una nuova somministrazione della sostanza.
Al contrario, i ratti precedentemente immunizzati con il NicVAX, una
volta riesposti alla nicotina, mostravano un'attenuazione dei sintomi
astinenziali. In questi animali una riduzione della concentrazione
cerebrale di nicotina di circa il 50% era sufficiente a prevenirne
gli effetti comportamentali. L'immunizzazione - come già dimostrato
dagli studi di Pentel et al(32) - causa
una notevole modificazione nella farmacocinetica della nicotina. Dopo
la somministrazione di nicotina, nei ratti immunizzati le concentrazioni
plasmatiche e cerebrale di nicotina libera erano significativamente
più basse di quelle riscontrate nei controlli.
7. Fenciclidina
Per il trattamento dell'intossicazione acuta da fenciclidina (PCP)
manca un antagonista competitivo. Di conseguenza anche per la PCP
si stanno conducendo ricerche finalizzate alla sintesi di anticorpi
monoclonali che siano efficaci nell'antagonizzarne la tossicità
acuta, in particolare quella a carico del sistema nervoso centrale.
Ad oggi è stato possibile sintetizzare in laboratorio frammenti
Fab specifici per la PCP che, testati in animali da esperimento, si
sono dimostrati in grado di bloccare gli effetti comportamentali,
ad esempio sull'attività locomotoria, conseguenti l'assunzione
di PCP. La massimizzazione dell'effetto terapeutico è stata
ottenuta aumentando l'output urinario con un carico idrico al fine
di facilitare l'eliminazione urinaria del complesso Fab-PCP, risultata
essere dose-dipendente(33).
8. Conclusioni
Prima che i vaccini siano pronti ad entrare in commercio sarà
necessario prevedere ed affrontare le eventuali conseguenze etiche
e legali che l'immunizzazione verso le sostanze d'abuso potrebbe implicare.
In infettivologia la prevenzione primaria si basa proprio sulla vaccinazione,
essendo finalizzata alla protezione dell'individuo e della collettività.
Riprendendo il paragone con le malattie infettive, l'obiettivo principale
della vaccinazione contro una droga consisterebbe nella eradicazione
del suo uso nella popolazione (come nel caso dell'infettivologia con
il vaccino antivaioloso).
L'attuazione di un piano di vaccinazione esteso alla popolazione generale
sarebbe necessaria qualora l'immunizzazione attiva nei confronti delle
sostanze d'abuso risultasse talmente efficace da conferire una protezione
duratura nei confronti della dipendenza. Al fine di eradicare la "malattia"
la vaccinazione dovrebbe coinvolgere un numero consistente di individui.
In questo modo è possibile ridurre il numero di tossicodipendenti
a tal punto da non rendere più remunerativo il mercato delle
sostanze d'abuso.
Considerando la tossicodipendenza alla stregua di una malattia infettiva
a trasmissione interumana, potremmo ridurre il contagio attraverso
la cosiddetta immunizzazione di "gruppo"; in altre parole
immunizzando solo i soggetti vulnerabili. Cio' significherebbe che
dovrebbero essere vaccinati solo i soggetti identificati come potenzialmente
a rischio di far uso di una o più sostanze d'abuso. Il problema
che ne consegue è di saper definire quali siano i soggetti
a rischio. In questa categoria potrebbero rientrare individui con
una storia di precedente uso, o soggetti che soddisfino i criteri
di vulnerabilità (personalità, condizione sociale, ecc.).
Ad ogni modo, se il numero di soggetti a rischio effettivamente vaccinati
fosse troppo piccolo la vaccinazione "di gruppo" fallirebbe
nel proteggere la popolazione e sarebbe cosi' necessario rendere la
vaccinazione obbligatoria. In questo caso subentrerebbero numerosi
problemi etico-legali, a causa dell'incompatibilità tra l'obbligatorietà
di una vaccinazione verso una sostanza (seppure d'abuso) ed il diritto
fondamentale di libertà del cittadino. D'altronde, se la vaccinazione
fosse resa volontaria sarebbero pochi i soggetti realmente motivati
a smettere - ad eccezione forse per la dipendenza da nicotina.
Anche se venisse attuato un piano di vaccinazione obbligatoria nei
soggetti a rischio - in particolare nei confronti della cocaina -
il riscontro di anticorpi anti-cocaina in un campione ematico costituirebbe
una prova oggettiva di una precedente storia d'abuso o comunque di
una maggiore suscettibilità alla cocaina, e potrebbe compromettere
socialmente l'individuo. Il problema di un'eventuale discriminazione
sociale dell'individuo vaccinato trova ulteriore riscontro nella gestione
ed eventuale informatizzazione dei suoi dati personali. Dovranno,
quindi, essere elaborati necessariamente sistemi di protezione onde
evitare la conoscenza di questi dati sensibili.
9. Bibliografia
- Green MH An epidemiological assessment of heroin
use Am J Public Health (1974) 64 (Suppl): 1-10
- Kozel NJ, Adams EH Epidemiology of drug abuse:
an overview Science (1986) 234:970-74
- Wood AJJ Adverse reactions to drugs In Harrison's
principles of Internal Medicine 14th edition, McGraw Hill USA (1998):422-30
- Steward MJ Immunoessay in Clarke's isolation
and identification of drugs second edition The Pharmaceutical Press
London (1986) :148-50
- Crouch DJ, Frank JF, Farrell LJ, Karsch HM, Klaunig
JE A multiple site laboratory evaluation of three on-site urinalysis
drug-testing devices J An Toxicol (1998) 22: 493-502
- Kelly RA; Smith TW Recognition and management
of digitalis toxicity Am J Cardiol (1992)69:108-19
- Bonese KF, Wainer BH, Fitch FW, Rothberg RM,
Schuster CR Changes in heroin self-administration by a rhesus monkey
after morphine imunization Nature (1974) 252:708-10
- Mendelson JH, Mello NK management of cocaina
abuse and dependance New Engl J Med (1996) 334:965-72
- McCance EF Overview of potential treatment medications
for cocaina dependence NIDA research Monograph (1997) 175:36-72
- Nader MA, Grant KA, Davies HML, Mach RH, Childers
SR The reinforcing and discriminative effects of the novel cocaine
analog 2-propanoyl-3-(4-toyl)-tropane in rhesus monkeys J Pharmacol
Exp Ther (1997) 280:541-50
- Dworkin SI, Lambert P, Sizemore GM, Carrol FI,
Kuhar MJ, RTI-113 administration reduces cocaine self-administration
at high occupancy of dopamine transporter Synapse (1998) 30:49-55
- Immunologic Pharmaceutical Corp Immunologic
initiates phase I cocaine vaccine study Press Release (1998) April
16
- Carrera MRA, Ashley JA, parson LH, Wirsching
P, Koob GF, Janda KD Suppression of psychactive effects of cocaina
by active immunization Nature (1995) 378:727-30
- Ettinger RH, Ettinger WF, Harless WE Active
immunization with cocaine-protein coniugate attenuates cocaine effects
Pharmacol Biochem Behav (1997) 58:215-20
- Carrera A, Ashley J, Zhou B, Wirsching P, et
al 2000 Cocaina vaccines: Antibody protection against relapse in
a rat model Proc Natl Sci USA 97:6202-
- Fox BS, Kantak KM, Edwards MA et al Efficacy
of a therapeutic cocaina vaccine in rodent models Nat Med (1996)
2:1129-32
- Fox BS Development of a therapeutic vaccine
for the treatment of cocaine addiction Drug Alcohol Depend (1997)
48:153-8
- Johnson MW, Ettinger RH Active cocaine immunization
attenuates the discriminative properties of cocaine 2000 Exp Clin
Psychopharnacol May 8(2):163-7
- SPIRCAP (strategy program for innovative research
on cocaine and other psychomotor stimulants), NIDA Notes 2000
- Gorelick DA Enhancing cocaine metabolism with
butyrylcholinsterase as a treatment strategy Drug Alcohol Depend
(1997) 48:159-65
- Landry DW, Zhao K, Yang GX-Q, Glickman M, Geordiadis
TM Antibody-catalyzed degradation of cocaine Science (1993)259:1899-1901
- Lerner RA, Benkovic SJ. Schultz PG At the crossroads
of chemistry and immunology: catalytic antibodies. Science (1991)
252:659-67
- Metz B, Winger G, Cabrera C et al A cataytic
antibody against cocaine prevents cocaine's reinforcing and toxic
effects in rats Proc Natl Acad Sci USA (1998) 95:10176-81
- De Prada P, Winger G, Landry DW Application
of artificial enzymes to the problem of cocaine Ann N Y Acad Sci
(2000) 909:159-69
- Owens SM Antibodies as pharmacokinetic and metabolic
modifiers of neurotoxicity NIDA research monograph (1997)173:259-72
- Schabacker DS, Kirshbaum KS, Segre M Exploring
the feasibility of an anti-idiotypic cocaine vaccine: analysis of
the specificity of anticocaine antibodies (Ab1) capable of inducing
Abeta2 anti-idiotypic antibodies immunology (2000) 100:48-56
- NIDA News release December 1997
- Benowitz NL, Jacob P Daily intake of nicotine
during cigarette smoking Clin Pharmacol Ther (1984) 35:499-504
- Hieda Y, Keyler DE, vanDe Voort JT et al Active
immunization alters the plasma nicotine concentration in rats J
Pharmacol Exp Ther (1997) 283:1076-81
- Hieda Y, Keyler DE, vanDe Voort JT et al Immunization
of rats reduces nicotine distribution to brain Psychopharmacology
(1999) 143:150-7
- Shine B NIDA Notes vol 15 N5 2001
- Pentel PR; Malin DH, Ennifar S, Hieda Y, Keyler
DE et al A nicotine conjugate vaccine reduces nicotine distribution
to brain and attenuates its behavioral and cardiovascular effects
in rats Pharmacol Biochem Behav (2000) 65:191-8
- Owens SM use of a drug class-specific monoclonal
Fab to treat phencyclidine abuse and overdose in a rat model. NIDA
monograph 1998
|
 |