 |
HOME
TERAPIA Elenco
dei lavori disponibili
Le droghe dal punto di vista dell'anestesista rianimatore
L. Signore, F. Semeraro
Istituto di Anestesia e Rianimazione Università di Roma "La
Sapienza"
- Oppiacei
- Alcool
- Sostanze inalanti
- Stimolanti del Sistema Nervoso Centrale
- Derivati amfetaminici
- Allucinogeni
- Cannabinoidi
- Trattamento
- Bibliografia
In questi ultimi anni si è avuto un progressivo incremento
delle situazioni di emergenza soprattutto per l'utilizzo sempre più
vasto di psicodroghe. Ciò ha comportato l'estendersi delle
competenze dell'anestesista rianimatore a queste situazioni trovando
legittimazione nelle adeguate conoscenze farmacologiche, ma soprattutto
nella consuetudine, da parte di questi operatori, all'approccio in
chiave fisiopatologica ai diversi quadri morbosi depressivi "quoad
vitam".
Le droghe usate possono, secondo una grossolana classificazione, essere
divise in:
- sostanze che tendono a deprimere il S.N.C: derivati naturali
e sintetici dell'oppio, alcool, barbiturici, benzodiazepine, sostanze
inalanti;
- sostanze che eccitano il S.N.C:cocaina, amfetamina e derivati
amfetaminici
- sostanze allucinogene:LSD, mescalina, psilocibina
- cannabinoidi.
La gradualità della sintomatologia che può essere applicata
a tutti i sovradosaggi relativi all'abuso di sostanze stimolanti e
deprimenti il S.N.C. viene valutata sulla base della risposta allo
stimolo doloroso, sui riflessi, sulla presenza o meno di ipotensione,
sulla frequenza respiratoria, sul diametro e sulla responsività
del riflesso pupillare(1) .
1. Oppiacei
Comprendono sostanze naturali, semisintetiche o sintetiche derivate
dall'oppio:
eroina, morfina, metadone, codeina, buprenorfina, pentazocina, meperidina
(2, 3). Queste sostanze
mimano gli effetti dei peptidi oppioidi endogeni; possono essere introdotti
per via orale, nasale, endovenosa. La via orale è la meno impiegata
in quanto il passaggio attraverso il metabolismo epatico ne minimizza
gli effetti ricercati. La via endovenosa è quella preferita
in quanto per questa via si raggiungono immediatamente elevate concentrazioni
cerebrali, provocando il cosiddetto "rush".
L'immissione sul mercato di prodotti sempre più puri ha consentito
il passaggio dalla somministrazione endovenosa al fumo o all'assunzione
per via nasale; queste modalità nuove di assunzione riflettono
in parte la paura del rischio di AIDS e dell'epatite, ma anche il
tentativo di evitare siti visibili di iniezione e di essere quindi
identificati come tossicodipendenti (4).
Non è rara la poliassunzione di cui la cosiddetta "speedball"
ne è un esempio, mistura a base di eroina ed amfetamina o cocaina
nel tentativo di tamponare con le sostanze stimolanti alcuni effetti
depressivi collaterali degli oppiacei (5).
L'overdose è la causa più comune di exitus, può
verificasi:
- in soggetti che fanno uso per la prima volta della sostanza;
- per diminuita tolleranza dopo un periodo di astinenza;
- per l'immissione sul mercato di preparati più puri della
sostanza (6, 7).
- Altra evenienza è quella che può capitare ai contrabbandieri,
i cosiddetti "Body packers" corrieri della droga: per
trasportare clandestinamente la droga questa viene confezionata
in piccoli contenitori di plastica che vengono ingeriti, la rottura
dei quali può determinare casi di intossicazione letali (8,
9, 10).
Il paziente in overdose da oppiacei del S.N.C. si presenta:
- con pupille puntiformi areattive allo stimolo luminoso;
- depressione respiratoria grave con due/tre atti respiratori al
minuto;
- riflessi osteotendinei ridotti o assenti;
- ipotermico;
- in coma;
- alcune volte è riscontrabile anche rabdomiolisi;
- l'evoluzione è l'arresto cardiorespiratorio.
La diagnosi di sovradosaggio da oppioidi viene fatta con la somministrazione
dell'antagonista naloxone che realizza la scomparsa dello stato di
coma e della depressione respiratoria. Per evitare lo scatenamento
di una sindrome di astinenza è opportuno procedere alla somministrazione
del naloxone dopo averne opportunamente diluita la dose e valutando
il procedere dell'evoluzione clinica in risposta alle dosi refratte
(11, 12).
Va mantenuta la pervietà delle vie aeree, assistere la ventilazione
se necessario, somministrare ossigeno, trattare il coma, le convulsioni
e l'ipotensione se si verificano.
Il naloxone è l'antagonista specifico degli oppiacei: 0.4-2
mg ev. Ripetere la dose ogni 2-3 minuti se non c'è risposta,
fino ad un dose massima di 10-20 mg.
2. Alcool
L'alcool è la più antica sostanza psicoattiva usata
dall'uomo. Il suo uso e abuso sono conosciuti in tutto il mondo (13,
14). Le caratteristiche del suo consumo ed
il suo ruolo economico nel nostro paese emergono da una recente indagine
statistica (15). Nel '99 sono stati consumati
47 milioni di litri di alcolici che, escludendo i bambini e gli astemi,
corrispondono a 87 litri pro capite. Nel fine intreccio tra produzione-consumo
e profitti si collocano i problemi e le patologie alcool correlate.
La dipendenza da alcool rappresenta un fenomeno diffuso in maniera
preoccupante e ancora sottovalutato. Si calcola che un milione e mezzo
di italiani ne abusino ogni giorno, mentre tre milioni e mezzo ne
consumino in eccesso molte volte al mese.
Il consumo di alcool è uno dei maggiori fattori di rischio
per la salute sia a livello individuale sia a livello della collettività.
Le assenze dell'alcoolista dal lavoro sono di 3-4 volte superiori
rispetto agli altri lavoratori. L'alcoolismo è causa del 40
% dei cambiamenti di posto di lavoro; secondo l'OMS dal 10 al 30 %
degli incidenti in ambito lavorativo sarebbero causati dall'uso/abuso
di alcool. Dopo 7 anni di abuso/dipendenza l'alcoolista perde il 15
% delle sue capacità lavorative ed inizia ad avere difficoltà.
Dopo 11 anni consegue una vera e propria crisi del lavoro con un'efficienza
di solo il 50 % della capacità lavorativa, con le prime sanzioni
per assenteismo, negligenza. Dopo 14 anni l'efficienza è di
solo il 25 %.
Da un punto di vista farmacologico l'alcool ha potenzialità
simili a quelle dei barbiturici ad azione breve: ambedue possono dare
ebbrezza, a dosaggi elevati evidenziano una sintomatologia parallela
che, attraverso tutti gli stadi dell'anestesia conduce al coma. L'alcool
è una sostanza che ha tutte le caratteristiche farmacologiche
per determinare tossicomania: induce tolleranza, dipendenza psichica
e fisica, è causa di una sindrome di astinenza quando si sospende
l'assunzione cronica (18, 19).
Nel contesto delle sindromi mediche associate all'abuso di alcool
l'intossicazione acuta rappresenta un'urgenza ospedaliera di frequente
riscontro negli etilisti cronici ed in crescente aumento nei giovani,
che si avvicinano all'alcool ancor prima dei 15 anni, vista la sua
valenza di gruppo e la sua ampia diffusione nei luoghi di divertimento
(discoteche, pub, ecc.) (16, 17).
Circostanze diverse sono invece alla base dell'intossicazione alcolica
che si verifica nell'età pediatrica, colpita frequentemente
mediante l'ingestione di prodotti contenenti etanolo presenti in ambito
domestico. Tra il 1980 ed il 1990 (dati ISTAT) vi sono stati 18.000
decessi per intossicazione alcolica (75 % uomini e 25 % donne).
L'intossicazione acuta può avvenire per ingestione o più
raramente per inalazione di vapori di etanolo. Per ingestione: l'alcool
etilico è una molecola debolmente carica che si muove facilmente
attraverso le membrane cellulari e che raggiunge facilmente l'equilibrio
tra sangue e tessuti. E' assorbito dalle mucose della bocca e dell'esofago
(in quantità minima), dallo stomaco e dall'intestino tenue
(in modeste quantità) e dalla parte prossimale dell'ileo (la
maggior parte).
La percentuale assorbita aumenta in seguito
- all'aggiunta di anidride carbonica (spumanti e champagne);
- se l'etanolo è diluito (il massimo assorbimento si ottiene
con una diluizione del 20 %);
- in assenza di proteine, grassi e carboidrati (che interferiscono
con l'assorbimento).
Dieci grammi di etanolo sono contenuti in :
- 340 ml di birra,
- 115 ml di vino,
- 43 ml di liquore (un bicchierino).
E' bene ricordare che altre sostanze contenute nelle bevande alcoliche
possono contribuire al danno organico presente nei forti bevitori,
queste sostanze sono:
metanolo-butanolo, aldeidi, esteri, istamina, fenoli, tannino, piombo,
cobalto.
La velocità di assorbimento è condizionata:
- dalla quantità di alcool assunta;
- dalla presenza o meno di alimenti nello stomaco (la massima concentrazione
ematica si raggiunge in 40 minuti a stomaco pieno e in 5-10 minuti
a stomaco vuoto);
- da eccitabilità ed ansia (il depresso sembra ubriacarsi
prima).
L'alcoolemia è espressa in milligrammi o grammi di etanolo
per decilitro.
Il trattamento è essenzialmente supportivo; protezione delle
vie aeree per prevenire l'aspirazione, intubazione e ventilazione
assistita se necessario. Somministrare glucosio e tiamina, trattare
coma e convulsioni, se presenti. Correzione dell'ipotermia attraverso
un graduale riscaldamento. In caso di astinenza da alcool somministrare
benzodiazepine o fenobarbital.
3. Sostanze inalanti
Solventi, collanti, derivati del petrolio assunti per via inalatoria
provocano quadri di intossicazione acuta caratterizzata da: euforia
ed ebbrezza, vertigini, alterazione della percezione delle forme e
dei colori, obnubilamento del sensorio tale da simulare un'intossicazione
alcolica da cui si distingue per l'odore caratteristico, per la rapidità
di evoluzione del quadro clinico e la presenza di allucinazione (20,
21, 22, 23,
24). (Vedi anche: "Tossicologia
dell'uso voluttuario di sostanze volatili" in questo stesso
sito).
L'intervento terapeutico deve mirare più che altro a prevenire
le gravi complicanze tossiche:
edema polmonare acuto, aritmie cardiache, lesioni epato-renali, aplasia
midollare, lesioni tossiche del S.N.C. e periferico.
La morte improvvisa legata all'inalazione di queste sostanze consegue
ad aritmie per sensibilizzazione del miocardio alle catecolamine endogene.
L'overdose provoca un coma con una progressione simile ad un'anestesia
generale.
Sempre attenzione deve essere fatta alla pervietà delle vie
aeree, assistere la ventilazione se necessario, somministrare ossigeno,
trattare l'agitazione, le convulsioni, e coma.
4. Stimolanti del Sistema Nervoso Centrale
Cocaina, Amfetamina, Derivati anfetaminici. L'ampia diffusione che
queste psicodroghe stanno avendo dipende dalla supposizione che queste
sostanze limitino la loro azione ad una stimolazione intellettuale,
fisica e sessuale, non generando dipendenza, che siano quindi capaci
solo di determinare benefici effetti.
Nel caso dell'amfetamina e dei suoi derivati la capacità di
indurre dipendenza è relativamente modesta, a meno che la sostanza
non venga assunta per via iniettiva.
Al contrario la cocaina induce una forte dipendenza che finisce per
impedirne un uso saltuario e causa effetti collaterali che possono
mettere a rischio la vita:
- vasocostrizione coronaria,
- infarto acuto del miocardio,
- accidenti cerebrovascolari.
Gli effetti scatenati da queste sostanze dipendono da:
- aumento del tono catecolaminico centrale per liberazione di uno
o più neuromediatori stimolanti (dopamina, noradrenalina,
5-idrossitriptamina);
- inibizione della loro inattivazione (blocco della ricaptazione
o degli enzimi inattivanti specifici) (25,
26, 27).
L'eccesso di catecolamine in circolo si manifesta con un aumento
del tono simpatico caratterizzato da ipertensione, vasocostrizione
con pallore del volto e delle estremità, sudorazione, tremori,
iperreflessia, tachicardia, aritmie ventricolari, midriasi, iperglicemia,
ipertermia. L'effetto dopo assunzione è quasi immediato. Il
paziente si presenta:
- eccitato, con sensazione di benessere, di forza fisica;
- con capacità mentale aumentata e perdita della sensazione
di fatica;
- una autovalutazione eccessiva ed un'esagerata autoconfidenza che
possono portare facilmente a stati di labilità emozionale
correlabili anche ad un comportamento violento.
Ad un breve effetto consegue uno stato di ansietà e depressione
e dal desiderio intenso ("craving") di ripetere l'esperienza.
L'overdose è caratterizzata dalla rapidità di insorgenza,
da convulsioni tonico-cloniche, arresto respiratorio, arresto cardiaco
per fibrillazione ventricolare (28, 29,
30).
5. Derivati amfetaminici
MDMA metilendiossimetamfetamina (nomi di fantasia:Adam, ecstasy).
MDEA metilendiossi-N-etolamfetamina (Eve).
MDA metilendiossiamfetamina (Harmony, love, love drug, speed for lovers).
BROMO-DMA-DOB Bromodimetossiamfetamina (Psychodrine, golden eagle,
stp-serenity tranquillity peace, pink wedge).
Questi derivati delle anfetamine differiscono dai loro precursori
per una maggiore propensione alla liberazione della serotonina rispetto
a quella della dopamina e della noradrenalina. E' quindi possibile
che la componente serotoninergica sia quella più direttamente
coinvolta nello svolgere quelle funzioni di social enhancer e di introspective,
emotional, spiritual arouser così ricercate nei contesti di
socializzazione -discoteche o rave parties- in cui il soggetto è
esposto alla intensa stimolazione sensoriale prodotta dalla musica
ritmata e dalle luci psichedeliche. Le capacità dei derivati
anfetaminici di indurre dipendenza sono in genere ridotte.
L'intossicazione acuta si manifesta con:
- disturbi cardiocircolatori quali tachicardia, aritmie, ipertensione;
- disturbi gastrointestinali quali vomito, diarrea, crampi addominali;
- disturbi neurologici quali convulsioni e tremori;
- disturbi psichici: midriasi, agitazione, psicosi con allucinazioni,
deliri paranoici.
- Alla stimolazione centrale segue una depressione con insufficienza
cardiorespiratoria spesso fatale.
- Inoltre con l'assunzione di queste sostanze sono stati descritti
casi mortali e una sindrome simile all'ipertermia maligna con convulsioni,
ipertermia, iperkaliemia e rabdomiolisi.
Meccanismi serotoninergici possono favorire la produzione di calore
che può essere facilitata dalle alte temperature ambientali
"sindrome dei rave parties" come avviene nelle discoteche
(36, 37).
Va mantenuta la pervietà delle vie aeree, assistere la ventilazione
se necessario, somministrare ossigeno, trattare l'agitazione, le convulsioni,
il coma e l'ipertermia se si verificano. Indispensabile la monitorizzazione
continua delle temperatura, delle funzioni vitali e dell'ECG per un
minimo di sei ore.
Le cause di exitus sono da attribuire all'ipertermia, alle emorragie
cerebro-vascolari conseguenza dell'ipertensione ed allo scompenso
cardiaco (31, 32, 33,
34, 35).
6. Allucinogeni
Gruppo eterogeneo di sostanze in grado di alterare le percezioni
sensoriali e provocare reazioni allucinatorie. A questa categoria
vengono normalmente ascritte sostanze sintetiche ed estrattive di
origine naturale quali :
- la dietilamide dell'acido lisergico, LSD;
- la fenciclidina (angel dust);
- la mescalina e psilocibina.
Tutte queste sostanze determinano un'alterazione dello stato della
coscienza, della percezione spazio-temporale, perdita del concetto
di individualità, con senso di espansione della mente ed euforia
(38, 39, 40,
41). Questi effetti variano in base alla personalità
del consumatore, alla sua predisposizione emotiva e dal fine ricercato
con l'esperienza psichedelica.
Oltre agli effetti psichedelici, queste sostanze sono in grado di
sviluppare sintomi somatici di tipo simpaticomimetico con aumento
della pressione arteriosa, midriasi, tachicardia, tremori, piloerezione,
aumento della temperatura corporea, rossore, salivazione, iperreflessia.
L'overdose provoca segni che sfociano in una psicosi tossica, episodi
di panico di lunga durata (oltre le 24 ore): "bad trip",
comparsa improvvisa e ricorrente di visioni "flash back"
anche a distanza dall'ultima assunzione. Nel caso di un paziente con
un "brutto viaggio" o una reazione di panico trattare l'agitazione
con diazepam o midazolam. I butirrofenoni come l'aloperidolo o il
droperidolo sono utili anche se esiste un rischio teorico di abbassamento
della soglia convulsiva (42, 43).
7. Cannabinoidi
La principale sostanza psicoattiva della Cannabis è il tetraidrocannabinolo
(THC). I preparati presenti sul mercato clandestino sono la marijuana
(foglie della pianta), l'hashish (resina essiccata), l'olio (estratto
liposolubile) (44). La "new entry"
è costituita da "marijuana"e "hashish":
lo " scaf " si prepara immergendo una sfera di marijuana
pressata in un bagno d'olio d'hashish, una volta asciugata si taglia
in striscioline (trinciato) che vengono fumate (45).
Tali materiali vengono soprattutto fumati e quindi rapidamente assorbiti
dal circolo polmonare o assunti come componenti di dolci e bevande.
La sintomatologia è caratterizzata da:
euforia, ilarità, stimolazione dell'appetito, modificazioni
della sensibilità visiva ed uditiva, rilassamento, disinibizione,
occasionale ansia e reazioni da panico, raramente psicosi ed aumento
della frequenza cardiaca (46, 47,
48).
L'intossicazione acuta è rara ed è legata soprattutto
all'utilizzo dell'olio di hashish che può contenere fino al
60% del principio attivo. La terapia riconosce l'impiego di ansiolitici
o neurolettici.
8. Trattamento
Indipendentemente dalla sostanza la terapia prevede tutte quelle
misure di intervento necessarie al sostegno delle funzioni vitali
del paziente a cominciare dal supporto ventilatorio e circolatorio
(49, 50, 51,
52).
Deve essere monitorata la temperatura corporea: un'ipotermia è
osservabile nel coma e nel sovradosaggio da depressivi del S.N.C.;
le sostanze stimolanti il S.N.C. provocano al contrario la comparsa
di ipertermia (53).
Nei soggetti con intossicazione acuta da alcool o allucinogeni va
considerata la possibilità di un eventuale trauma cranico associato.
Nei pazienti che hanno presentato un'arresto cardiaco ipossico e/o
ipotensione prolungata, bisogna sospettare una eventuale insorgenza
di edema cerebrale ed è necessario pertanto una restrizione
dei liquidi ed una assistenza ventilatoria.
I pazienti che giungono all'osservazione dopo lunghi periodi di depressione
respiratoria sono probabili candidati a polmonite da inalazione o
ipostatica.
Il trattamento del quadro tossicologico prevede, ad eccezione dell'emesi
che risulta controindicata in presenza di depressione del SNC, di
convulsioni ed instabilità cardiocircolatoria, i classici provvedimenti
di evacuazione dell'apparato gastroenterico se l'assunzione è
per via orale.
Le altre metodiche di decontaminazione vanno prese in considerazione
a seconda della indicazione precipua. Altrettanto dicasi per la terapia
antidotica.
Le tecniche depurative invasive vanno poste:
- quando la sostanza è introdotta a dosaggi potenzialmente
mortali;
- quando vi è una progressiva depressione delle funzioni
cardiache;
- quando le normali vie metaboliche o escretrici sono insufficienti
ad espletare il loro compito (54, 55).
Altro presidio a cui far riferimento anche in ambito extraospedaliero
è il carbone attivato somministrato in soluzione acquosa al
dosaggio di 25-100 gr in 250 ml (56, 57).
In caso di agitazione psicomotoria risultano utili le benzodiazepine
che costituiscono i farmaci di prima scelta anche in presenza di convulsioni
: diazepam 10 mg e.v. eventualmente ripetuti in mancanza di risposta
adeguata (58).
Lo schema suggerito per interrompere le convulsioni è di 5-10
mg e.v. di diazepam ripetuti ogni 10-15 minuti. Se non recedono dopo
un dosaggio complessivo di 30 mg si fa riferimento ad una infusione
continua di midazolam, propofol o tiopentale sodico.
L'ipertensione può essere adeguatamente trattata con nitroprussiato
di sodio alla dose iniziale di 10 mg/Kg/min e.v (59).
Il dantrolene, al dosaggio iniziale di 1-2 mg/Kg fino ad un massimo
di 10 mg/Kg, è efficace nel controllare gli stati di ipertemia
refrattari ai comuni metodi fisici ipotermizzanti, quali spugnature
con acqua fredda ed alcool, gastrolusi con acqua fredda, curarizzazione
e ventilazione controllata con gas freddi (60).
Le aritmie se non danno instabilità emodinamica non vengono
trattate, altrimenti si può ricorrere ad una serie di farmaci
antiaritmici.
L'ipotensione va trattata con gli usuali schemi di rianimazione liquida
ossia cristalloidi e plasma-expanders eventualmente complementati
da dopamina. Si prepara una soluzione salina o glucosata al 5% con
400 mg di dopamina; si inizia l'infusione con un dosaggio di 2-5 mg/Kg/min
per raggiungere, qualora fosse necessario, i 10 mg/Kg/min. L'idratazione
e la prevenzione dell'anuria sono provvedimenti necessari in caso
di rabdomiolisi (61, 62,
63).
Per concludere, nell'ambito dell'emergenza e quindi in una struttura
come il DEA, l'approccio al soggetto che ha assunto psicodroghe pone
problematiche la cui risoluzione può essere semplice quando
riguarda la diagnosi e la terapia, per lo specialista abituato a seguire
algoritmi di intervento. Ben più complessa appare invece la
soluzione delle problematiche inerenti l'origine dell'autointossicazione
e che si pongono una volta che il paziente è stato recuperato
dallo stato critico. Tali problematiche che investono tutto l'ambito
sociale non fanno parte di questo intervento, e pertanto le lasciamo
aperte alla discussione di altre competenze.
9. Bibliografia
- Gilman AG, Goodman LS & Gilman A (eds): The
Pharmacological Basis of Therapeutics, 6th ed. MacMillan, New York,
NY, 1980.
- Jaffe JH & Martin WR: Opioid analgesics and
antagonists. Goodman & Gilman's the pharmacological basis of
therapeutics 8th ed. New York: Pergamon Press, 1990, 485-521.
- Aderjan RE & Skopp G: Formation and clearance
of active and inactive metabolites of opiates in humans. Ther Drug
Monitor 1998; 20:561-569.
- Cone EJ, Holicky BA, Grant JM, et al. Pharmacokinetics
and pharmacodynamics of intranasal "snorted" heroin. J
Anal Toxicol 1993;17:327-333.
- Jorens PG, Heytens L, Demey HE et al: Acute poisoning
with amphetamines (MDEA) and heroin -- antagonistic effects between
the two drugs. Intens Care Med 1996; 22:456-459.
- White JM & Irvine RJ: Mechanisms of fatal
opioid overdose (review). Addiction 1999; 94:961-972.
- Sporer KA: Acute heroin overdose. Ann Intern
Med 1999; 130:584-590.
- Souka HM: Body packers. Saudi Med J 1999; 20:845-847.
- Utecht MJ, Stone AF & McCarron MM: Heroin
body packers. J Emerg Med 1993; 11:33-40.
- Olmedo RE, Hoffman RS & Nelson LS: Limitations
of whole bowel irrigation and laparotomy in a cocaine "body-packer"
(abstract). J Toxicol Clin Toxicol 1999; 37:645.
- Anon: Effective medical treatment of opiate
addiction. JAMA 1998a; 280:1936-1943.
- Wanger K, Brough L, Macmillan I et al: Intravenous
vs subcutaneous naloxone for out-of-hospital management of presumed
opioid overdose. Acad Emerg Med 1998; 5:293-299.
- Rall TW: Hypnotics and sedatives; ethanol, in:
Gilman AG, Rall RW, Nies AS et al (Eds), Goodman and Gilman's The
Pharmacological Basis of Therapeutics, 8th ed. Pergamon Press, New
York, NY, 1990.
- Daryanani HE, Santolaria FJ, Gonzalez Reimers
E et al: Alcoholic withdrawal syndrome and seizures. Alcohol Clin
Exp Res 1994; 29:323-328.
- Eurispes: Fuori dall'alcol. Indagine sugli alcolisti
in recupero. Maggio 2000
- Hornfeldt CS: A report of acute ethanol poisoning
in a child: mouthwash versus cologne, perfume and after-shave. Clin
Toxicol 1992; 30:115-121.
- Vogel C, Caraccio T, Mefenson H et al: Alcohol
intoxication in young children. Clin Toxicol 1995; 33:25-33.
- Smith DM & Atkinson RM: Alcoholism and dementia.
Int J Addict 1995; 30:1843-1869.
- Tsuang JW, Irwin MR, Smith TL et al: Characteristics
of men with alcoholic hallucinosis. Addiction 1994; 89:73-78.
- Andrews LS & Snyder R: Toxic effects of
solvents and vapors, in: Amdur MO, Doull J & Klaassen CD (Eds),
Casarett and Doull's The Basic Science of Poisons, 4th ed. Pergamon
Press, New York, NY, 1991; pp 681-700.
- Flanagan RJ et al. Clinical toxicology of volatile
substances. Drug Safety 1990;5:359-383.
- Dinwiddie SH: Abuse of inhalants: a review.
Addiction 1994; 89: 925-939.
- Evans EB, Balster RL: Inhaled 1,1,1-trichloroethane-produced
physical dependence in mice: effects of drugs and vapors on withdrawal.
J Pharmacol. Exp Ther 1993; 264: 726-733.
- Flanagan RJ., Ives RJ: Volatile substance abuse.
Bull Narc 1994; 46: 49-78.
- Chakko S & Myerburg RJ: Cardiac complications
of cocaine abuse. Clin Cardiol 1995; 18:67-72.
- Brogan WC III, Lange RA, Glamann DB et al: Recurrent
coronary vasoconstriction caused by intranasal cocaine: possible
role for metabolites. Ann Intern Med 1992; 116:556-561.
- Boehrer DB, Moliterno DJ, Willard JE, et al:
Influence of labetalol on cocaine-induced coronary vasoconstriction
in humans. Am J Med 1993; 94:608-610.
- Mendelson JH & Mello NK: Management of cocaine
abuse and dependence. N Engl J Med 1996; 334:965-972.
- Haznas FH, Torres CP & Delgado FI: Multiorgan
failure (MOF) and intestinal ischemia after cocaine intoxication.
Intensive Care Med 1993; 19:239-40.
- Daras M, Koppel BS & Atos-Radziion E: Cocaine-induced
choreoathetoid movements ('crack dancing'). Neurology 1994; 44:751-752.
- Chaudhuri C & Salahudeen AK: Massive intracerebral
hemorrhage in an amphetamine addict. Am J Med Sci 1999; 317:350-352.
- Perez JA, Arsura EL & Strategos S: Methamphetamine-related
stroke: four cases. J Emerg Med 1999; 17:469-471.
- Suchard J & Saba P: Recovery from severe
hyperthermia (45 degrees C) and rhabdomyolysis after methamphetamine
body-stuffing (abstract). J Tox - Clin Tox, 1999; 36:646.
- Molina NM & Jejurikar SG: Toxicological
findings in a fatal ingestion of methamphetamine. J Analytical Toxicol
1999; 23:67-68.
- Baggott M, Mendelson J, Jones R. More about
parkinsonism after taking ecstasy. N Engl J Med 1999; 341:1400-1.
- Yui K, Goto K, Ikemoto S et al: Methamphetamine
psychosis: spontaneous recurrence of paranoid-hallucinatory states
and monoamine neurotransmitter function. J Clin Psychopharm 1997;
17:34-43.
- Cunningham M. Ecstasy-induced rhabdomyolysis
and its role in the development of acute renal failure. Intensive
Crit Care Nurs 1997; 13: 216-23.
- Abraham HD & Aldridge AM: Adverse consequences
of lysergic acid diethylamide. Addiction 1993; 88:1327-1334.
- Madden JS. LSD and post-hallucinogen percentual
disorder. Addiction 1994;89:762-763.
- Lassen JF, Lassen NF & Skov J: Hallucinogeic
mushroom use by Danish students: pattern of consumption. J Int Med
1993; 233:111-112.
- Markel H, Lee A, Holmes RD & Domino EF:
LSD flashback syndrome exacerbated by selective serotonin reuptake
inhibitor antidepressants in adolescents. J Pediatr 1994; 125:817-819.
- Maslanka AM & Scott SK: LSD overdose in
an eight-month-old boy. J Emerg Med 1992; 10:481-483.
- Miller PL, Gay GR, Ferris KC et al: Treatment
of acute, adverse psychedelic reactions: "I've tripped and
I can't get down". J Psychoactive Drugs 1992; 24:277-279.
- Chait LD & Perry JL: Acute and residual
effects of alcohol and marijuana, alone and in combination, on mood
and performance. Psychopharm 1994; 115:340-349.
- Lukas SE, Sholar M, Kouri E et al: Marihuana
smoking increases plasma cocaine levels and subjective reports of
euphoria in male volunteers. Pharmacol Biochem Behav 1994; 48:715-721.
- Nahas G, Latour C. The human toxicity of marijuana.
Med J Aust 1992;15:495-497.
- Thomas H: A community survey of adverse effects
of cannabis use. Drug Alcohol Depend 1996; 42:201-207.
- Thomas H: Psychiatric symptoms in cannabis users.
Br J Psychiatr 1993; 163:141-149.
- Remskar M, Noc M, Leskovsek B et al: Profound
circulatory shock following heroin overdose. Resuscitation 1998;
38:51-53.
- Kollef MH & Schuster DP: The acute respiratory
distress syndrome. N Engl J Med 1995; 332:27-37.
- Prachand N, Krantz A, Franklin C et al: Severe
asthma associated with heroin insufflation (abstract). J Toxicol-Clin
Toxicol 1999; 37:646.
- Thammakumpee G & Sumpatanukule P: Noncardiogenic
pulmonary edema induced by sublingual buprenorphine. Chest 1994;
106:306-308.
- Szpak D, Groszek B, Obara M et al: Thermoregulatory
dysfunction secondary to acute ethanol poisoning. Przeglad Lekarski
1995; 52:281-283.
- Bell JR, Young MR, Masterman SC et al: A pilot
study of naltrexone-accelerated detoxification in opioid dependence.
Med J Aust 1999; 171:26-30.
- O'Connor PG, Carroll KM, Shi JM et al: Three
methods of opioid detoxification in a primary care setting. Ann
Intern Med 1997; 127:526-530.
- Minocha A, Herold DA, Barth JT et al: Activated
charcoal in oral ethanol absorption: Lack of effect in humans. Clin
Toxicol 1994a; 24:225-234.
- Anonymous: Position statement: single-dose activated
charcoal. American Academy of Clinical Toxicology; European Association
of Poisons Centres and Clinical Toxicologists. Clin Toxicol 1997;
35:721-736.
- Hoey L, Nahum A & Vance-Bryan K: A prospective
evaluation of benzodiazepine guidelines in the management of patients
hospitalized for alcohol withdrawal. Pharmacother 1994; 14:579-585.
- Zell-Kanter M & Leikin JB: Oral labetalol
in hypertensive urgencies. Am J Emerg Med 1991; 9:136-138.
- May DC, Morris SW, Stewart RM et al: Neuroleptic
malignant syndrome: response to dantrolene sodium. Ann Int Med 1983;
98:183-184.
- Larbi EB: Drug induced rhabdomyolysis: case
report. East Afr Med J 1997; 74:829-831.
- Russo A, Ciocca F, Vivino G et al: Severe rhabdomyloysis
and compartment syndrome in poisoned patients (abstract 48). Ann
Emerg Med 1995; 26:726.
- Melandri R, Re G, Lanzarini C et al: Myocardial
damage and rhabdomyolysis associated with prolonged hypoxic coma
following opiate overdose. Clin Toxicol 1996; 34:199-203.
|
 |