Teoria e pratica della somministrazione sotto controllo medico di
eroina
Fabrizio Starace & Annunziata Ciafrone
Servizio di Psichiatria di Consultazione ed Epidemiologia Comportamentale
A. O. "D. Cotugno" - Napoli
Indirizzo per la corrispondenza:
Fabrizio Starace
Servizio di Psichiatria di Consultazione ed Epidemiologia Comportamentale
A. O. "D. Cotugno"
Via G. Quagliariello 54
80131 Napoli
email: starace@libero.it
Indice
- Introduzione
- L'analisi dei costi sociali, umani e sanitari indotti
dalla tossicodipendenza
- Gli interventi farmaco-sostitutivi: il trattamento
con metadone
- Criteri metodologici per una sperimentazione controllata
della prescrizione medica di sostanze stupefacenti
- La somministrazione controllata di diacetilmorfina
- Conclusioni
- Bibliografia
1.
Introduzione
Sebbene la tossicodipendenza da
oppiacei sia un problema dalle ampie ricadute sociali, prospettare nel
nostro Paese la possibilità di attuare programmi multimodali
di intervento, comprendenti anche la somministrazione di diacetilmorfina
sotto controllo medico, desta ancora notevoli perplessità se
non aperta ostilità. Questo problema, infatti, viene spesso affrontato
all'interno di un approccio ideologico, scarsamente argomentato sulla
base di evidenze mediche e scientifiche. Considerazioni moralistiche,
sollecitate da quanti ritengono la sperimentazione clinica della somministrazione
controllata di diacetilmorfina una sorta di "attitudine permissiva",
un "messaggio negativo", hanno sinora precluso una valutazione
attendibile e appropriata della possibilità di ampliare la disponibilità
di strumenti terapeutici in un campo così difficile e complesso
come quello della tossicodipendenza.
Sotto il profilo scientifico,
la sperimentazione della prescrizione medica di sostanze stupefacenti
ha lo scopo di verificare se l'intervento proposto sia in grado di ottenere,
nella gestione della dipendenza cronica da eroina, risultati superiori
a quelli ottenibili con gli interventi attualmente in uso (Starace,
1996), in relazione ad un'articolata serie di indicatori di esito di
tipo clinico, psicosociale, giudiziario.
Il presente contributo si propone
di fornire una rapida sintesi dei programmi svolti in ambito nazionale
ed internazionale di somministrazione sotto controllo medico di diacetilmorfina,
e di verificare l'esistenza di un razionale condivisibile per una sperimentazione
attenta e rigorosa, anche in Italia.
2.
L'analisi dei costi sociali, umani e sanitari indotti dalla tossicodipendenza
I dati statistici forniti dal Ministero
degli Interni riferiscono che nel 1998 sono stati sequestrati 57.318
Kg di stupefacenti, di cui 703 Kg di eroina, e che nello stesso anno
33.080 persone sono state deferite alle Autorità Giudiziarie
per crimini correlati alla droga. Il numero dei tossicodipendenti afferenti
ai vari servizi è pari a 117.509 soggetti, di cui 95.134 utenti
dei servizi sanitari pubblici e 22.375 in trattamento presso strutture
socio-riabilitative convenzionate. Il Ministero degli Interni, sulla
scorta dei dati rilevati, ha stimato che il numero dei tossicodipendenti
da eroina sia pari ad almeno 300.000 persone; a questo numero va aggiunto
quello dei cocainomani puri, di coloro che usano ecstasy ed amfetamine,
di quanti abusano di psicofarmaci o anabolizzanti e degli alcolisti.
Analizzando tali statistiche, si rileva che ben oltre il 50% dei tossicodipendenti
attivi non afferisce ad alcuno dei servizi territoriali e sociali.
Il dibattito sull'impatto sociale
della tossicodipendenza richiede una valutazione dei costi sociali ed
economici indotti da questo fenomeno. L'analisi di queste dimensioni
è estremamente complessa a causa dell'approccio necessariamente
interdisciplinare che esse richiedono.
I costi associati all'abuso di
sostanze stupefacenti possono essere differenziati in costi individuali
e costi sociali. I costi individuali attengono alla ridotta performance
individuale del soggetto, alla eventuale perdita dell'impiego lavorativo,
allo scadere della qualità della vita personale e familiare,
ai costi delle cure mediche relative allo stato di intossicazione, agli
incidenti correlati. I costi sociali riguardano la ricaduta sulla società
in termini di ridotta produttività lavorativa e di eventuali
incidenti sul lavoro, oltre che i costi della rete assistenziale medico-sociale
deputata agli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione.
Va inoltre considerato che una
delle più rilevanti conseguenze sociali dell'abuso di droga è
costituito dalle attività criminali ad esso associate. Le spese
relative al potenziamento della macchina della giustizia e dell'apparato
investigativo/repressivo ricadono nella categoria dei costi sociali,
così come gli oneri, meno facilmente quantificabili, relativi
alle proprietà rubate, agli aumenti delle polizze assicurative,
alla gestione dei servizi pubblici nelle aree ad alto rischio, ecc.
Laddove la società si fa
carico di programmi di intervento per la gestione della tossicodipendenza,
capaci di limitare le ricadute sociali del fenomeno, la riduzione degli
oneri sociali consente il reinvestimento delle risorse economiche così
svincolate (i cosiddetti "opportunity costs", ossia i benefici
che deriverebbero dal miglior uso alternativo di una particolare risorsa)
(UNDCP, 1997).
3.
Gli interventi farmaco-sostitutivi: il trattamento con metadone
Tra i diversi approcci al trattamento
della tossicodipendenza da oppiacei, l'intervento farmaco-sostitutivo
più studiato e più diffuso è senz'altro quello
che prevede la somministrazione di metadone. La tollerabilità
di questo farmaco, anche ad alti dosaggi, lo rende uno strumento terapeutico
molto utile e flessibile.
Tuttavia, l'esperienza clinica
degli ultimi trent'anni ha dimostrato che l'uso del metadone, introdotto
da Dole e Nyswander negli anni '60, non riesce ad interrompere l'assunzione
di eroina in un numero significativo di soggetti (Uchtenhagen et al.,
1999).
Molti tossicodipendenti sono incapaci
o restii ad interrompere l'assunzione parenterale (agomania) (Metrebian
et al., 1996); altri manifestano insoddisfazione e un persistente "craving"
per gli oppiacei, espressi dal persistere della doppia assunzione di
metadone ed eroina, dalla richiesta di dosaggi di metadone sempre più
alti e dalla scarsa partecipazione ad eventuali trattamenti riabilitativi
(de Vos et al., 1997).
Uno studio comparativo di Hartnoll,
condotto nel Regno Unito, ha evidenziato una migliore aderenza terapeutica
tra i pazienti in trattamento con eroina rispetto a quelli in trattamento
con metadone (Hartnoll et al., 1980).
Tali evidenze possono essere,
almeno in parte, interpretate in relazione alla contraddittorietà
degli attuali approcci al trattamento metadonico, alla scarsa aderenza
alle linee guida di buona pratica clinica da parte di alcuni operatori
e servizi (Maremmani, 1996), ma anche alla diversa struttura e farmacodinamica
delle due molecole. Il metadone, pur avendo una struttura diversa dalla
morfina, è un agonista con proprietà farmacologiche qualitativamente
pressochè uguali ad essa; la diacetilmorfina, o eroina, è
un agonista che si ottiene dalla morfina per acetilazione nelle posizioni
3 e 6: somministrata per via intramuscolare a pazienti cancerosi con
dolore postoperatorio, ha dimostrato di possedere una potenza antalgica
pari a circa il doppio della morfina. Ciò perché l'eroina
è più liposolubile della morfina e quindi la quantità
di farmaco che attraversa la barriera ematoencefalica nell'unità
di tempo è maggiore della corrispondente quantità di morfina.
Nell'encefalo, l'eroina viene deacetilata rapidamente a 6-monoacetilmorfina
e poi a morfina. In questo senso, l'eroina trasporta rapidamente la
morfina nell'encefalo (Goodman & Gilman et al., 1987).
L'inadeguatezza dei protocolli
offerti dalle strutture deputate alla cura e riabilitazione dei soggetti
con dipendenza cronica da eroina e la significativa percentuale di insuccessi
della terapia con metadone, fanno sì che una larga parte delle
persone affette da problemi legati all'abuso di sostanze non si rivolga
ai servizi esistenti sul territorio, avvertiti dai pazienti come scarsamente
rispondenti alle proprie reali esigenze. La necessità di migliorare
la qualità dei servizi offerti non appare contraddittoria - ma
anzi sinergica - rispetto all'opportunità di ampliare lo spettro
degli interventi disponibili.
4. Criteri metodologici per una sperimentazione
controllata della prescrizione medica di sostanze stupefacenti
La sperimentazione dell'efficacia
terapeutica di un farmaco richiede una accurata riflessione sui criteri
metodologici, sui criteri di inclusione ed esclusione, sulle caratteristiche
strutturali ed operative dei centri impegnati nella sperimentazione,
sulla definizione degli indicatori di efficacia.
Il disegno sperimentale più
affidabile è certamente lo studio clinico controllato randomizzato
(RCT). Questo disegno di ricerca consente l'identificazione e la valutazione
dell'ampiezza degli effetti specifici delle varie molecole testate (Starace,
1996).
Nel caso della dipendenza da oppiacei,
il farmaco adeguato al trattamento dovrà possedere, in linea
teorica, le seguenti caratteristiche (Goodman & Gilman, 1987; Bammer
et al., 1995):
- essere competitivo con la sostanza d'abuso per i centri nervosi
su cui questa va ad agire
- sopprimere le manifestazioni di dipendenza fisica indotte dalla
sostanza
- essere capace di controllare la sindrome astinenziale dovuta alla
sostanza d'abuso
- annullare il craving
- consentire la stabilizzazione del consumo della sostanza d'abuso
- non presentare effetti tossici a lungo termine correlati alla somministrazione
terapeutica
- mostrare una alta capacità di penetrazione ed accettabilità
nella popolazione target ed ottenere, per un lungo periodo, un elevato
tasso di aderenza al trattamento
- rendere possibili gli interventi riabilitativi
Appare superfluo segnalare che
la diacetilmorfina presenta tutte le caratteristiche richieste e si
candida quindi per un uso sotto controllo medico nel trattamento di
ampie fasce di soggetti che presentano abuso di oppiacei e non sono
in contatto con i servizi. Da questo punto di vista, i criteri ipotizzabili
per l'ammissione dei soggetti alla sperimentazione potrebbero essere:
- età minima di 20 anni, in casi eccezionali 18
- dipendenza da oppiacei documentabile da almeno 2 anni
- fallimento di altri trattamenti (documentati nell'anamnesi) e/o
motivi per cui un trattamento con le terapie attualmente disponibili
non presenta buone probabilità di successo
- gravi problemi di tipo medico, psicologico e/o sociale la cui origine
sia riconducibile al consumo di droga
- residenza nell'ambito territoriale definito del progetto
Questi criteri di ammissione dovranno
essere documentati per ogni partecipante prima dell'inclusione nel programma.
E' indispensabile la sottoscrizione del consenso informato che preveda
la rinuncia, nel periodo della sperimentazione, alla guida di autoveicoli
(Uchtenhagen, 1999).
Vanno specificati altresì
alcuni criteri di esclusione. In particolare, non potranno essere ammesse
a prendere parte alla sperimentazione persone che (Starace, 1996):
- si rifiutino di collaborare ai programmi di assistenza e di accertamento
- a causa del loro stato psichico o fisico non siano in grado di
partecipare ai programmi di assistenza e di accertamento
- durante il corso della sperimentazione si rifiutino di collaborare
ai programmi di assistenza e di accertamento
- divengano un elemento di rischio per il programma in relazione
ad atteggiamenti minacciosi o violenti
I centri partecipanti alla sperimentazione
dovranno disporre di locali adeguati, essere accessibili all'utenza
e non generare risposte negative nell'ambiente in cui insistono.
Va sottolineato, a tal proposito,
che le caratteristiche citate dovrebbero essere già soddisfatte
dai servizi esistenti, e che specifiche azioni di carattere amministrativo
e legale sono attuabili - nel presente ordinamento - per l'ottenimento
di standards assistenziali minimi.
L'équipe dovrà essere
costituita da figure professionali prescelte su base volontaria, con
competenze multidisciplinari e specifiche ed una documentata esperienza
sul campo.
La collaborazione interdisciplinare
è di assoluta necessità, ma richiede un periodo di adattamento
finalizzato a rendere omogenee le opinioni relative ai criteri di assistenza
psico-sociale (Uchtenhagen, 1999).
5.
La somministrazione controllata di diacetilmorfina
La caratteristiche farmacocinetiche
e farmacodinamiche della diacetilmorfina e le esperienze empiriche relative
alla prescrizione della stessa dimostrano che l'eroina si presta in
modo adeguato ad una ipotesi di ricerca applicativa.
I dati della letteratura riguardanti
gli effetti delle droghe sul sistema neuroendocrino nell'uomo sono relativamente
scarsi e spesso contraddittori. Questo non deve stupire perché,
se nell'animale le condizioni sperimentali sono stabili e costanti,
ciò non si verifica nell'uomo, dove molteplici fattori interferiscono
con la risposta alla assunzione di droghe. Sesso, età, durata
dell'assunzione e dosi delle sostanze d'abuso, l'associazione tra varie
sostanze, l'assunzione contemporanea o intermittente di psicofarmaci,
sono tutti fattori che possono agire sul substrato neuroendocrino del
paziente, modificandone le capacità e le caratteristiche funzionali.
Non va inoltre dimenticata la costituzione psicofisica di base del singolo
individuo, che già di per sé può essere responsabile
di alterazioni neuroendocrine latenti o in atto (Brambilla, 1992).
5.1 Le esperienze internazionali
Sin dal 1920, nel Regno Unito,
la prescrizione di eroina sotto controllo medico è stata finalizzata
al contenimento del craving nel tentativo di consentire ai tossicodipendenti
da oppiacei la normale gestione delle attività quotidiane. A
partire dagli anni '60, la prescrizione di eroina è stata considerata
un mezzo per contenere il problema dal punto di vista sociale; più
recentemente, la diacetilmorfina è stata proposta per la riduzione
del rischio nei confronti dell'infezione da HIV. L'introduzione dei
protocolli di trattamento con metadone per via orale non ha abolito
la prescrizione dell'eroina nella pratica clinica (Metrebian et al.,
1996).
In Svezia, negli anni 1965-67,
è stata condotta un'esperienza di prescrizione di amfetamine
ed oppiacei. Nata dal lavoro sul campo di un ristretto gruppo di medici,
l'esperimento generò un grosso allarme sociale a causa dell'elevato
numero di dosi di narcotici prescritte e ricevette numerose critiche
metodologiche. Nonostante la mancanza di un rigoroso impianto sperimentale,
le osservazioni emerse documentarono che non c'era stato aumento di
tossicodipendenti in conseguenza del programma e il numero di morti
tra i pazienti era stato confrontabile a quello della popolazione generale
(Leuke e Olsson, 1998).
Nel 1991 in Australia, per iniziativa
del National Centre for Epidemiology and Population Health (NCEPH) in
collaborazione con l'Australian Institute of Criminology (AIC), è
stata condotta un'indagine sulla fattibilità della somministrazione
controllata di diacetilmorfina nel territorio di Canberra. Tale studio
è stato articolato in quattro fasi. Le prime due sono state dedicate
alla valutazione della fattibilità; la terza e la quarta, che
contemplavano la conduzione dell'esperienza vera e propria, non sono
mai state avviate (Bammer e Douglas, 1991; Bammer et al., 1995).
Lo studio di fattibilità
era conseguente all'accresciuta attenzione sociale verso la tossicodipendenza
ed i problemi ad essa correlati che si era registrata negli ultimi anni;
alla diffusione dell'infezione da HIV che aveva imposto la necessità
di una gestione più efficace del paziente tossicodipendente;
all'aumentata incidenza dei costi sociosanitari; all'importanza delle
strategie per la riduzione del danno nell'ambito delle politiche per
le tossicodipendenze (Hartland et al., 1992; Gaughwin, 1996).
In Svizzera, dal 1 gennaio del
1994 al 31 dicembre del 1996, è stato condotto uno studio che
rappresenta allo stato attuale l'indagine più completa e metodologicamente
corretta disponibile sull'argomento e costituisce un utile modello di
comparazione e confronto. L'esperienza svizzera prevedeva la somministrazione
sotto controllo medico di morfina, metadone ed eroina per via orale
o endovenosa in gruppi randomizzati di tossicodipendenti opportunamente
scelti per l'inclusione in trattamento.
Occorre innanzitutto segnalare
che tale indagine si è svolta con il pieno consenso della popolazione
generale, consultata in occasione di diversi test referendari. Proprio
questi ultimi, svolti in quattro città differenti (Bale-Ville,
Winterhour, Zoug, Zurigo), hanno mostrato, con una maggioranza di voti
oscillante tra il 59% ed il 74%, il forte sostegno da parte della popolazione
alla prescrizione di stupefacenti sotto controllo medico.
Dallo studio è emerso che
nei soggetti trattati con diacetilmorfina, il consumo illegale di eroina
subiva, già nel corso del primo semestre di trattamento, una
forte riduzione, proseguita nel corso del semestre successivo, anche
se in maniera meno marcata. Il consumo di cocaina ha mostrato ugualmente
una netta tendenza alla diminuzione già nel corso dei primi sei
mesi di trattamento. Tale diminuzione è apparsa più marcata
nei consumatori regolari rispetto a quelli occasionali.
Il consumo di cannabis è
rimasto immutato tra i consumatori regolari, mentre è diminuito
nel gruppo dei consumatori occasionali. Il consumo occasionale ed il
consumo regolare di benzodiazepine hanno mostrato una lenta diminuzione
per tutta la durata del trattamento. Anche il consumo occasionale di
alcool si è ridotto, sebbene più tardivamente.
Nello studio realizzato a Bale
in cui i partecipanti erano stati assegnati a random al trattamento
con morfina, metadone o eroina, il tasso di interruzione nel gruppo
trattato con morfina e nel gruppo trattato con metadone è stato,
rispettivamente, nove volte e sette volte più elevato di quello
rilevato nel gruppo trattato con eroina (Ladewig et al., 1997). Lo studio
in doppio cieco realizzato a Berna, in cui venivano confrontati il trattamento
con morfina e quello con eroina, si è concluso con interruzioni
tre volte più elevate nei soggetti cui veniva somministrata morfina
rispetto a coloro cui veniva somministrata eroina.
Tra gli oppiodi studiati, l'eroina
ha mostrato gli effetti secondari meno rilevanti. I pazienti trattati
con eroina hanno accettato più volentieri di attenersi al protocollo,
hanno mostrato una maggiore compliance, hanno aderito più a lungo
al trattamento, hanno mostrato una maggiore attenzione alla propria
condizione di salute fisica e psichica. Molti dei pazienti inclusi nel
trattamento erano affetti da infezione da HIV e, grazie al reclutamento
nel progetto sperimentale, hanno avuto la possibilità di essere
presi in carico anche dal punto di vista infettivologico.
La valutazione dell'integrazione
sociale al termine della sperimentazione svizzera ha evidenziato una
migliore situazione residenziale (nessuno dei soggetti reclutati era
più senza tetto) in coloro che avevano praticato il trattamento
con eroina. In questo stesso gruppo il recupero lavorativo era nettamente
migliorato, gli impieghi stabili erano raddoppiati (dal 14% al 32% del
campione), mentre la disoccupazione si era ridotta a circa la metà
(dal 44% al 20%). Inoltre, in questi stessi soggetti, durante tutta
la durata del trattamento, erano diminuiti in maniera significativa
e continua i debiti contratti per procurarsi la sostanza d'abuso, i
contatti con altri tossicomani, i redditi derivanti da attività
illegali. Dal punto di vista dell'ordine pubblico, infine, il numero
di reati commessi si era ridotto di circa il 60%; parallelamente era
significativamente diminuito il numero di condanne penali (Uchtenhagen
et al., 1999).
6. Conclusioni
Le evidenze sin qui sintetizzate
segnalano che la sperimentazione della somministrazione sotto controllo
medico di diacetilmorfina rappresenta, anche in Italia, un approccio
non più differibile nelle politiche socio-sanitarie sulle tossicodipendenze.
I soggetti che elettivamente potranno
giovarsi di tale trattamento saranno quelli per i quali è documentato
il fallimento di precedenti programmi e/o il mancato contatto con i
servizi pubblici, in presenza di una condizione di dipendenza cronica
clinicamente oggettivabile. Obiettivo principale sarà in primo
luogo la presa in carico e l'accompagnamento dei soggetti reclutati
e delle loro famiglie. Caratteristica essenziale dei programmi dovrà
essere la multidimensionalità degli interventi, orientati alla
cura e alla riabilitazione delle persone tossicodipendenti sul piano
clinico, psicosociale, lavorativo e dei comportamenti criminali. A tale
scopo è auspicabile la razionalizzazione e l'ottimizzazione dell'attuale
spesa per le attività di recupero dei soggetti con dipendenza
cronica da eroina svolta con fondi pubblici. In questo senso, la realizzazione
anche in Italia della sperimentazione del trattamento con diacetilmorfina
potrebbe consentire l'applicazione - per analogia - degli stessi indicatori
di efficacia e costo-beneficio alle attività "ordinarie"
svolte da comunità di recupero e servizi per le tossicodipendenze.
Anziché un pericoloso segnale di lassismo, dunque, tali interventi
potrebbero costituire l'occasione per una "moralizzazione scientifica"
nel settore delle tossicodipendenze tanto invocata a parole quanto temuta
nei fatti.
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